All’Ucraina, com’è noto, servono disperatamente soldati da inviare al fronte. La grande idea – si fa per dire – dell’UE è dunque quella di limitare l’accoglienza ai soli profughi non idonei al servizio militare. Secondo un documento interno del Consiglio dell’UE visionato da Euractiv, infatti, i governi europei stanno valutando l’ipotesi di escludere «gli uomini in età da coscrizione» da una futura estensione del regime. Una misura che colpirebbe solo i nuovi richiedenti, lasciando intatti i diritti di chi già beneficia della protezione, ma che rappresenterebbe uno spartiacque politico senza precedenti, andando a ridefinire il concetto di solidarietà europea.
Il conto alla rovescia
L’attuale direttiva sulla protezione temporanea, attivata nel marzo 2022, è destinata a scadere il 4 marzo 2027. Dopo un’estensione concordata lo scorso anno, il countdown è ufficialmente iniziato. E mentre la Commissione Europea spinge per una «transizione coordinata» verso status legali più stabili, le cancellerie nazionali sembrano orientate in direzione opposta: restringere, non allargare. Il dibattito che si aprirà questa settimana al Consiglio Giustizia e Affari Interni sarà probabilmente il più acceso dall’inizio della guerra. Sul tavolo, la possibilità di un sesto anno di emergenza, ma con una condizione: niente più protezione automatica per i maschi adulti in grado di imbracciare un fucile.
Il cinismo delle capitali europee
La logica di alcuni governi è spietatamente pragmatica. Per non dire cinica. Il documento interno citerebbe una preoccupazione condivisa da più Stati membri: «Una percentuale crescente dei nuovi arrivi è composta da uomini in età da coscrizione». E la soluzione prospettata sarebbe nell’interesse dell’Ucraina stessa, sia per sostenere «la resistenza contro la Russia», sia per facilitare la futura ricostruzione. O meglio, nell’interesse di Zelensky, più che degli ucraini costretti ad andare a morire al fronte.
Kiev, dal canto suo, sta affrontando una cronica carenza di uomini. Nel 2024, l’Ucraina ha abbassato l’età di mobilitazione da 27 a 25 anni e introdotto misure per potenziare il reclutamento. Secondo alcune stime, il fabbisogno di nuovi soldati si aggirerebbe attorno ai 160-200 mila uomini.
La Commissione Europea si è pronunciata con prudenza, finora. «Le regole non distinguono tra donne, bambini e uomini di qualsiasi età», ha ribadito a febbraio il portavoce Markus Lammer. E continueranno a non farlo fino a quando l’attuale regime resterà in vigore.
Ma il messaggio che arriva dalle periferie dell’Unione è diverso. La Norvegia, pur fuori dall’UE, ha già deciso: gli uomini ucraini tra i 18 e i 60 anni non riceveranno più protezione collettiva automatica ma dovranno presentare domanda caso per caso. Un precedente che molti osservatori considerano un test per ciò che potrebbe accadere nel resto d’Europa. Persino l’inviata speciale dell’UE per gli ucraini, Ylva Johansson, ha lasciato intendere che il cambiamento è inevitabile. «Cinque anni sono abbastanza per una protezione temporanea», ha dichiarato a marzo.
A marzo 2026, i beneficiari della protezione temporanea nell’UE erano 4,33 milioni. La Germania ne ospita 1,27 milioni, la Polonia 961.405, la Repubblica Ceca 379.820. Tra questi, il 43,3% sono donne, il 30,1% bambini, e il 26,6% uomini adulti.
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