La città di Kherson è stata la prima, e fino ad ora unica, grossa città dell’Ucraina a cadere completamente nelle mani dei russi dall’inizio del conflitto. Se escludiamo Mariupol, dove ancora oggi assistiamo a combattimenti casa per casa che lentamente stanno eliminando la resistenza ucraina, Kherson, insieme alla relativa provincia, rappresenta il primo esperimento di occupazione delle forze russe in territorio ucraino.

Dopo qualche giorno di combattimenti, all’inizio di questo mese la città, strategico porto fluviale nei pressi della foce del fiume Dnepr, è stata circondata dalle truppe russe che, in assenza di resistenza degna di nota – il grosso delle forze ucraine si era ritirato a Mykolaiv – sono riuscite a occuparla totalmente.

Subito i russi hanno imposto l’amministrazione militare, subentrando a quella precedente, e hanno cominciato l’operazione, ampiamente propagandata, di “conquista dei cuori e delle menti” della popolazione locale distribuendo aiuti.

L’oblast di Kherson, insieme a quelli di Zaporizhzhia dove si trova la città di Melitopol, e a quello di Donetsk in cui è situata Mariupol, porto strategico sul Mare d’Azov insieme con Berdyansk, ha una valenza strategica fondamentale per Mosca.: l’occupazione di quelle province serve infatti a stabilire continuità territoriale tra la Crimea e la Federazione Russa.

Nel 2014, infatti, col colpo di mano effettuato in Crimea e la sollevazione del Donbass, si era venuta a creare un’anomalia che andava in qualche modo corretta, uno hiatus che andava colmato: la fondamentale penisola crimeana, sede di un’importantissima base navale russa perché sede della Flotta del Mar Nero, era stata annessa alla Federazione senza avere altra connessione con la Russia che non fosse un ponte – costruito da Mosca – sul vitale Stretto di Kerch.

Inoltre la presenza dei già elencati porti ucraini nel piccolo specchio d’acqua del Mare d’Azov, rappresentava in quel momento una minaccia per il Cremlino stante l’avvicinamento di Kiev alla NATO, sebbene, è bene ricordarlo, l’Ucraina non abbia mai elevato il livello di scontro sui mari eccezion fatta per l’incidente dello Stretto di Kerch del 2018.

Abbiamo già avuto modo di dire che uno degli obiettivi strategici di questo conflitto, è proprio quello di allontanare la presenza occidentale dalle basi russe nel Mar Nero e di stabilire continuità tra la Crimea e la Federazione, onde ovviare a un’altra situazione simile a quella dell’oblast di Kalinigrad, exclave russa stretta tra Lituania e Polonia (e a tal proposito per capire le vere intenzioni russe verso l’Occidente bisogna guardare attentamente a quanto succede in quel settore).



Ora i russi stanno dimostrando la volontà di consolidare quest’ultimo obiettivo strategico raggiunto grazie a questa guerra con un processo di “russificazione” della provincia di Kherson, che riteniamo farà da apripista per lo stesso modus operandi anche in quella di Zaporizhzhia e di Donetsk una volta che sarà caduta Mariupol.

Sebbene ufficialmente il Cremlino ha fatto sapere che non sta valutando la possibilità di formare una struttura che si occuperebbe della creazione o della riforma degli enti locali negli insediamenti liberati dell’Ucraina, si sta procedendo verso la lenta sostituzione della sovranità ucraina su quei territori. Lo scorso martedì 22 marzo, come riporta la Tass, il portavoce del presidente della Federazione Russa Dmitry Peskov aveva affermato che “nessuna struttura viene creata per questo motivo”, ma qualche giorno prima, il 17, il governatore della Crimea ed esponente del partito di governo Russia Unita, Sergey Aksyonov, aveva affermato che i residenti della regione di Kherson in Ucraina dovrebbero ricevere pensioni e stipendi in rubli. Aksyonov ha detto che le autorità che controllano l’oblast di Kherson si occupano, tra l’altro, del pagamento delle pensioni e degli stipendi, e bisognerebbe fare in modo che ciò avvenga in rubli, perchè “non abbiamo la grivnia, ma servono soldi”.

Questo processo potrebbe essere propedeutico, una volta terminato il conflitto, al rilascio di passaporti russi agli abitanti di quelle regioni, così come già avvenuto in passato nelle repubbliche separatiste del Donbass: un modo per “russificare” la regione sfruttando la massa di profughi che la Federazione ha accolto.

È prematuro per parlare di annessione degli oblast di Kherson, Zaporizhzhia e Donetsk nella Federazione Russa, del resto siamo ancora in un contesto bellico in cui la situazione può mutare – più dal punto di vista diplomatico che da quello delle operazioni militari – ma quanto sta accadendo nella città di Kherson non rappresenta solo una “finestra” sulle operazioni umanitarie di Mosca, volte a cercare di assicurarsi la simpatia degli abitanti offrendo, nel contempo, un ottimo spunto di propaganda internazionale, bensì un “esperimento” di occupazione che servirà per capire la reale possibilità di annessione di quei territori alla Federazione. Del resto se si ha l’intenzione di voler cambiare la valuta corrente, significa che non si parla più di occupazione, ma di conquista territoriale.

Ve lo abbiamo già anticipato, anche se in modo non del tutto esplicito: i russi, molto probabilmente e per le motivazioni strategiche già dette, da quei territori nel sud dell’Ucraina non se ne andranno, nonostante le clausole della prima bozza di accordo di tregua che sembra stia circolando in questi giorni.

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