Le atrocità si assomigliano tutte. Le parole lucide e taglienti di Peter Maass, autore e giornalista americano, risuonano come una sentenza su quanto sta accadendo, ormai da mesi, all’interno della Striscia di Gaza. La ferma condanna a ciò che si sta consumando in Medio Oriente è arrivata da più voci, anche dal Consiglio ONU per i diritti umani, che proprio pochi giorni fa ha approvato una risoluzione che chiede di fermare la vendita di armi a Israele, ritenuto “colpevole di eventuali crimini di guerra”.
Eppure, le parole di un uomo, Peter Maass, di famiglia ebraica e che ha conosciuto gli orrori della guerra da vicino, aggiungono, se possibile, ancora più drammaticità. Il giornalista, che ha seguito la guerra in Jugoslavia prima, e in Afghanistan e Iraq poi, in un articolo accorato al Washington Post, ha più volte paragonato quanto visto dai suoi occhi in Bosnia – correva l’anno 1993 – a quel che sta avvenendo a Gaza.
Come quando, ricorda il reporter, a Sarajevo morirono dei civili in fila per la distribuzione del pane. Un’immagine crudele, che per Peter Maass si è ripetuta con il massacro di palestinesi in fila per la farina a Gaza City. Le atrocità, chiosa Maass, tendono ad assomigliarsi e purtroppo a ripetersi.
Questa la secca conclusione del suo articolo: “Milioni di ebrei in America si sentono legati alla creazione di Israele. Forse i nostri antenati hanno donato o raccolto denaro, forse sono andati a combattere, forse hanno fatto donazioni alle organizzazioni sioniste. Cosa deve fare un ebreo adesso? Ognuno fa le proprie scelte, ma la mia esperienza con i crimini di guerra mi ha insegnato che essere ebrei significa opporsi a qualsiasi nazione che commette crimini di guerra. Qualunque“.
A Gaza si muore anche di fame
Intanto, il calendario segna il giorno di guerra numero 188 e il bilancio delle vittime sale inevitabilmente. Secondo il ministero della sanità palestinese sarebbero oltre 33mila i morti, di cui 14mila bambini. All’interno della Striscia, dal 7 ottobre scorso, non si muore solo sotto le bombe e durante i raid, o per l’assenza di cure mediche, ma anche per le complicazioni legate alla fame. È quanto ha dichiarato nel suo ultimo report Human Rights Watch, organizzazione internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani. A Gaza – si legge sul sito della HRW – i medici e altro personale sanitario hanno descritto bambini, madri incinte e che allattano, affetti da grave malnutrizione e disidratazione, e gli ospedali non sono attrezzati per curarli.
Una situazione drammatica e che, a guerra in corso, potrebbe attenuarsi solo con l’aumento degli aiuti umanitari, che troppo spesso incontrano ostacoli e faticano ad arrivare in tutte le zone bisognose. L’uso della fame come arma di guerra da parte del governo israeliano si è rivelato mortale per i bambini di Gaza, ha affermato Omar Shakir, direttore per Israele e Palestina di HRW.
Il quadro della situazione è stato delineato anche dai funzionari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e da una partnership di organizzazioni coordinata dalle Nazioni Unite. Tuttavia, la cronaca non cambia: l’OMS ha confermato la presenza di alcuni bambini morti di fame negli ospedali Kamal Adwan e al-Awda, nel nord di Gaza.
USA: più aiuti a Gaza
In un’audizione al Senato americano la situazione in Palestina è stata definita senza precedenti”. L’intervento, presentato da Samantha Power, amministratore dell’USAID – l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale – è stato incentrato sulle gravi condizioni in cui riversa la popolazione della Striscia. “Sappiamo che i bambini muoiono di fame – ha dichiarato la Power. Aiuti e cibo non riescono a raggiungere le aree più critiche, soprattutto le zone a nord, praticamente irraggiungibili”.
E, infatti, nei giorni scorsi anche Biden, durante un colloquio di mezz’ora, aveva chiesto a Netanyahu di far passare più aiuti umanitari. Da lì a poco, Israele aveva aperto momentaneamente il valico di Erez per gli aiuti, rimasto chiuso dal 7 ottobre. Un chiarore di speranza, ma che non basta per illuminare la notte di Gaza, sempre più oscura.
Mentre scrivevamo, Samantha Power ha dichiarato che nel nord di Gaza è iniziata la carestia; ne informa il New York Times commentando che si tratta “del primo alto funzionario americano che dichiara pubblicamente” tale tragico sviluppo.

