Donetsk, capitale dell’autoproclamatasi Repubblica Popolare di Donetsk. Il centro città sembra aver ripreso una parvenza di normalità, tutto sembra tornato alle condizioni pre-guerra: negozi, ristoranti e bar aperti, traffico, mezzi pubblici, tanta gente per le strade, bambini, donne, famiglie…Per approfondire: Guarda il reportage dal DonbassTuttavia questo scenario di normale vita urbana vale solo di giorno. Appena si fa sera ecco che rapidamente la città si fa deserta. Alle undici di notte inizia il coprifuoco, ma già verso le nove gradualmente tutto viene chiuso, le strade e le piazze si svuotano. La grande Donetsk viene permeata dal silenzio e dall’immobilità, da una calma almeno “strana” considerando le considerevoli dimensioni della città.Come quasi ogni notte dall’inizio della guerra il silenzio viene rotto dal fragore, più o meno intenso, più o meno lontano dei colpi e delle esplosioni.I quartieri a nord della città o limitrofi alla linea del fronte che passa quasi tangente all’aeroporto o, più precisamente, a quello spaventoso cumulo di macerie che continua ad essere chiamato “aeroporto” per continuare poi verso nord: Spartak, Jasinovata, Gorlovka… appaiono spettrali con le facciate dei palazzi sventrati dalle esplosioni, i balconi distrutti e le finestre sfondate.. I più coraggiosi, o più semplicemente coloro che non hanno trovato altro luogo dove rifugiarsi e trasferirsi vi continuano a vivere un’esistenza più simile a una sfida quotidiana alla morte piuttosto che qualcosa da possa essere definito “vita normale”.Anche la stazione ferroviaria di Donetsk è un metafora di questo frangente: tutto è in ordine, pulito, addirittura con le aiuole coltivate, non c’è traccia d’abbandono, ma non ci sono né treni in movimento, né passeggeri.Certamente ora, rispetto solo a un anno fa, c’è un conflitto a bassa intensità. La linea del fronte si è irrigidita e fossilizzata in una guerra di posizione: trincee contro trincee, ancora più logorante di una guerra di movimento.Ecco che ogni giorno è un continuo stillicidio di vittime. L’esercito di Kiev al di là della linea di contatto mantiene sempre sotto pressione non solo le postazioni dei militari di Donetsk, ma anche la popolazione civile dei limitrofi quartieri urbani.Le forze in campo sono decisamente a favore dell’esercito ucraino rispetto alle forze armate di Donetsk. Non si parla né di qualità, né di motivazioni, semplicemente di numeri. I militari di Donetsk sono quindi sottoposti a lunghe e estenuanti permanenze in prima linea con rotazioni ridotte.Il giorno 28 agosto a Donetsk è stata festeggiata “la giornata della città” e la “giornata del minatore” (Donetsk era e rimane sempre la capitale del grande bacino carbonifero del Donbass, con un’economia che si basa soprattutto sul lavoro estrattivo delle miniere), un ricco programma di manifestazioni culturali: mostre, concerti, gruppi musicali, canti e balletti in costume nei parchi e tra le zone pedonali degli ampi boulevard.Durante i festeggiamenti, però, secondo un comunicato del vice comandante del comando operativo delle Forze armate della DNR Eduard Basurin, i cecchini ucraini hanno ucciso due donne nella periferia occidentale di Donetsk. Secondo il vice comandante, le due tragedie sono state pianificate dalle forze ucraine: “Per celebrare la Giornata del minatore” nella Repubblica.Anche il presidente ucraino Petro Poroshenko ha rivolto agli abitanti di Donetsk un quanto meno ambiguo augurio: “Buona festa cari donciani. Noi siamo con voi”.Due vite umane stroncate, due uccisioni totalmente inutili e gratuite, se non nella misura di continuare a terrorizzare la popolazione civile di Donetsk. Altre due vittime civili che vanno ad aggiungersi al lungo elenco di vittime innocenti di questa guerra “dimenticata” che insanguina l’Europa orientale.

Nel campo comunista di Goli Otok
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