Guerra /

Arrivano nuove notizie sul fronte di Deir Ezzor, a dimostrazione che l’assedio all’ultima sacca di resistenza dello Stato islamico sta lentamente prendendo le forme di una vittoria dell’esercito siriano e degli alleati internazionali. Secondo quanto riporta il sito d’informazione libanese Al-Masdar News, un ufficiale appartenente ai servizi d’intelligence di Damasco  è stato infiltrato per anni nella centrale di comando dell’Isis durante il dominio del Califfato sulla provincia, e ha servito come “emiro”, dunque come comandante locale dello Stato islamico, in una città rurale  di Deir Ezzor. Secondo la fonte d’informazione della testata libanese, l’agente dei servizi segreti siriani era diventato negli ultimi mesi l’emiro di Mo Hassan, sulle rive dell’Eufrate, ed ha svolto un ruolo fondamentale nel fornire informazioni dettagliate a Damasco sui movimenti del gruppo terroristico che controllava la regione e sul luogo dove si trovavano le forze più consistenti e gli alti comandi del governatorato Deir Ezzor. La fonte ha anche aggiunto che l’agente di Damasco ha lasciato il gruppo terroristico subito dopo che l’esercito arabo siriano ha lanciato la sua attesa offensiva per spezzare l’assedio di Deir Ezzor tornando a combattere tra le fila dell’esercito.

La notizia non è un unicum nella storia della guerra contro il Califfato. Già durante la presa di Palmira, l’esercito siriano aveva infiltrato agenti segreti che furono fondamentali per l’esercito di Assad e per gli alleati russi nell’individuazione degli obiettivi da colpire e per analizzare meglio o movimenti delle truppe. Anche sul fronte di Mosul avvenne qualcosa di simile. Il soldato dell’esercito iracheno, Mohammed Qasim, di 25 anni, membro della Divisione dorata (ovvero l’unità d’élite dell’esercito iracheno), è riuscito a camuffarsi tra i membri del gruppo estremista e uccidere sei membri di Daesh nei quartieri della città vecchia di Mosul. Oltre a salvare la vita di decine di civili, intrappolati dai terroristi nelle vie del quartiere e messi sotto tiro dai cecchini del Daesh, l’azione del militare iracheno, soprannominato il leone di Mosul, ha fornito informazioni fondamentali sulle posizioni delle forze dell’Isis in quella regione, consentendo alla forza aerea irachena di bombardare l’area.

Intanto, mentre arriva la notizia dell’infiltrato dell’esercito siriano tra le fila del Daesh, giungono ulteriori notizie dal fronte di Deir Ezzor, ormai ultimo bastione, insieme a Raqqa, dello Stato islamico. Come già ampiamente documentato su questa testata, la corsa verso Deir Ezzor è diventata forse più importante della stessa presa di Raqqa, tanto che la colazione internazionale ha scelto di spostare alcune tra le forze curde in direzione del governatorato di Deir Ezzor per riuscire a prendere parte all’avanzata per la presa della città. Qui si concentrano i destini della Siria: da una parte siriani, russi e alleati iraniani hanno investito le forze dell’Isis riuscendo a spezzare l’assedio che da anni stringeva come un cappio le ultime forze di Damasco; dall’altra parte, le forze della coalizione internazionale sanno perfettamente che non possono giungere a una pace fruttuosa senza riuscire a ottenere posizioni di vantaggio in questa corsa contro il tempo per liberare la Siria e l’Iraq dallo Stato islamico. Dalle ultime notizie riportate dall’agenzia Fars News, l’esercito siriano potrebbe aver raggiunto la riva est dell’Eufrate, zona controllata dall’Isis e che gli Stati Uniti vorrebbero raggiungere rapidamente. Nel frattempo, le forze siriane avrebbero iniziato a stabilire un perimetro di sicurezza di cinque chilometri intorno all’aeroporto di Deir Ezzor dopo che finalmente hanno potuto ristabilire i contatti con l’esterno una volta ripreso il controllo totale dell’autostrada che porta fuori la città. Queste notizie sono di particolare importanza, perché arrivano a pochi giorni dall’inizio dell’offensiva delle Sdf, sostenute dagli Stati Uniti, contro i terroristi nel nord di Deir Ezzor, e si sono avvicinati alla linea di contatto con l’esercito siriano proprio sulle rive dell’Eufrate. La partita per Deir Ezzor sembra essere tutt’altro che finita: in ballo c’è il futuro della Siria.