I missili ipersonici, sebbene non siano una novità nel campo delle tecnologie militari, rappresentano oggi per la prima volta un importante strumento di offesa sul campo di battaglia. Russia e Cina, in questo momento storico, hanno la supremazia rispetto agli Usa avendo già sistemi molto prossimi all’ingresso in servizio attivo o comunque in avanzata fase di sviluppo.

Oltre al ben noto veicolo di rientro per missili balistici intercontinentali Avangard, un Hgv(Hypersonic Glide Vehicle) capace di altissime velocità e di manovrare nell’atmosfera tenendo un profilo di volo tale da essere praticamente non intercettabile dagli attuali sistemi antimissile convenzionali in dotazione negli arsenali occidentali, la Russia è in procinto di schierare nuovi sistemi missilistici ipersonici come lo Zircon, che andrà ad affiancare il già visto Kinzhal.

Tutti questi sistemi missilistici rappresentano una seria minaccia per le difese occidentali che non sono ancora preparate ad affrontarle: un missile da crociera che vola a velocità ipersonica a bassa quota, oppure una testata Hgv che vola ad una quota inferiore rispetto a quella di un normale veicolo di rientro di un missile balistico, rendono inefficaci gli attuali sistemi di difesa come il Patriot, il Thaad o il Gmd. Un missile da crociera diretto a velocità ipersonica contro un’unità navale, ad esempio, oltre a essere difficilmente individuabile dai radar per il suo profilo di volo, supererebbe sia le difese missilistiche che quelle di artiglieria per la difesa di punto abbastanza facilmente.

La strategia Usa non punta sulla difesa

Sebbene il Pentagono sia, con un certo ritardo, nel pieno coinvolgimento della corsa ai sistemi missilistici ipersonici, la questione della difesa da questo tipo di minaccia non è affatto prioritaria per gli Usa, che in questo momento stanno concentrando la stragrande maggioranza dei fondi nella ricerca per i sistemi missilistici offensivi.

Mike Griffin, il sottosegretario del Pentagono per la ricerca e lo sviluppo, ha apertamente ammesso in una dichiarazione a Defense News che se la guerra dovesse scoppiare oggi gli Usa “probabilmente” non riuscirebbero a colpire i sistemi ipersonici del nemico. “Il problema con i missili ipersonici” ha proseguito Griffin “è che sono troppo veloci: nel momento in cui li scopri sono già penetrati nella nostra cintura di difesa”. “Siamo indietro nella tecnologia ipersonica” ha infine aggiunto “abbiamo bisogno di metterci alla pari e lo faremo”.

Se però da un lato questa necessità di mettersi alla pari è stata ampiamente messa in atto dando un notevole impulso a differenti programmi per l’acquisizione di sistemi missilistici ipersonici finanziati con una pioggia di dollari, dall’altro lato, quello della difesa, gli Stati Uniti sono praticamente fermi ai blocchi di partenza.

Per l’anno fiscale 2020 i numeri dei finanziamenti sono indice della politica del Pentagono volta, per il momento, a colmare il divario con i sistemi offensivi: dei 2,6 miliardi di dollari stanziati nella ricerca ipersonica, solo 157,4 milioni sono destinati a sistemi difensivi. Non solo. Nel piano di finanziamenti per i prossimi cinque anni i fondi per i sistemi difensivi andranno mediamente diminuendo: 142,3 milioni di dollari nel 2021, 116,9 nel 2022, 119,7 nel 2023, 122 nel 2024.

La strategia Usa, evidenziata dalla Missile Defense Review edita all’inizio di quest’anno, per quanto riguarda gli asset ipersonici non prevede per il momento sviluppi nel campo difensivo. Il Pentagono ha individuato tre fasi per arrivare a colmare il divario con Russia e Cina: la prima fase, quella attuale, consiste nell’investire pesantemente in sistemi offensivi, la seconda fase vedrà lo sviluppo di sistemi difensivi, la terza ed ultima fase, lontana almeno una decade da oggi, prevede lo sviluppo di sistemi riusabili, ad esempio vettori aerolanciabili.

Una strategia difensiva, quindi, basata sull’offesa che rappresenta momentaneamente la scelta migliore per colmare il divario con le potenze rivali dotandosi di sistemi analoghi che possano fornire qualche sorta di deterrenza. Una strategia sicuramente pagante nell’immediato, ma che potrebbe rivelarsi non efficace nel medio/lungo termine: Russia e Cina, già ampiamente davanti agli Usa nelle tecnologie missilistiche ipersoniche offensive, potrebbero già essere alacremente al lavoro per produrre sistemi difensivi in grado di contrastarne la minaccia, rendendo così vani gli sforzi del Pentagono appena questi si tramuteranno in sistemi ipersonici in servizio attivo.

L’iniziativa privata

Se il Pentagono sembra preferire i sistemi offensivi rispetto a quelli difensivi, anche per quanto riguarda i fondamentali sistemi di Early Warning e comunicazione basati nello spazio che riceveranno solo 15 milioni di dollari dal budget per la Difesa nel 2020, l’industria privata sembra essere già con lo sguardo verso il futuro e ha già cominciato a delineare la sua strategia per la costruzione di sistemi difensivi.

La Northrop – Grumman ha infatti posto le linee guida per il suo progetto di un sistema difensivo anti missili ipersonici. Pur senza entrare in dettagli tecnici, i progettisti hanno ben chiaro il concetto che la nuova minaccia richiede la costruzione non solo di nuovi asset di diverso tipo – non potendo modificare quelli già esistenti – ma anche la costituzione di una nuova rete di comunicazione e scoperta in grado di rilevare tempestivamente i missili avversari.

Sul sito della Northrop – Grumman si legge infatti che per difendere gli Usa da un attacco con sistemi ipersonici è necessaria una rete di sensori basata nello spazio, dei sistemi di intercettazione di tipo cinetico da costruire ex novo che siano efficaci sia nella fase di planata di una testata Hgv sia in quella terminale, sistemi non cinetici come quelli cibernetici, elettronici e a energia diretta ed una nuova catena di comando e controllo in grado di reagire tempestivamente in caso di attacco.

Lo spazio, in questa nuova minaccia, sembra comunque essere relegato ad avere una funzione di scoperta/sorveglianza/tracciamento rispetto ad un classico scenario di difesa da missili balistici. Il profilo di volo e la velocità di una testata Hgv, infatti, rendono inefficace qualsiasi tentativo di intercettazione cinetica esoatmosferica.

Se dal punto di vista dell’intercettazione dei veicolo di rientro Hgv il Pentagono è ai blocchi di partenza, dal punto di vista dell’intercettazione di un un missile da crociera ipersonico non è nemmeno sceso in pista. Al momento non ci risulta nessun tipo di finanziamento o programma di ricerca anche solo per l’adeguamento degli attuali sistemi di difesa di punto alle nuove caratteristiche di manovrabilità e velocità dei missili ipersonici russi o cinesi