900 morti in un anno: anche l’esercito di Israele conta i suoi caduti

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Quanti morti ha subito Israele sul campo di battaglia tra Gaza e il Libano dal 7 ottobre 2023 a oggi? L’Israel Defense Force ha provato a stabilire un numero, quantomeno minimo, dei caduti a partire dai brutali attacchi di Hamas sul suolo dello Stato Ebraico. E i dati minimi sono a dir poco significativi: l’Idf ammette che in oltre un anno di guerra Israele sul campo ha perso 781 morti di cui è riuscita a ricostruire le generalità, tra cui ben sei colonnelli impegnati sul fronte di Gaza.

Il Times of Israel ha elencato diversi di questi nomi dei soldati caduti, “almeno 304 dei quali uccisi al confine con la Striscia di Gaza durante l’attacco terroristico e almeno 368 durante l’offensiva di terra nel territorio gestito da Hamas e durante le operazioni al confine”. Sommando a questi numeri i morti per raid missilistici o di droni, gli uccisi per operazioni in Cisgiordania e le perdite per fuoco amico e incidenti vari si arriva alla cifra che, di per sé notevole, dà l’idea della complessità della sfida militare affrontata a Gaza dalle truppe di Tel Aviv. Nonostante violentissimi bombardamenti, nonostante una superiorità militare e tecnologica indiscutibile e un addestramento sopraffino e al netto di una capillarità della raccolta informativa che ha portato all’eliminazione dei big di Hamas, la guerra combattuta da Israele resta compless.a

E l’elenco non finisce qui. Negli attacchi del 7 ottobre, nelle operazione di pulizia della sacche di Hamas e nelle campagne di liberazione degli ostaggi Israele ha perso anche 68 membri delle forze di polizia e 10 membri dello Shin Bet, il servizio segreto interno. E a questi bisogna aggiungere 42 soldati morti in un mese di difficili operazioni in Libano contro Hezbollah e, in totale, il computo supera quota 900 morti in un anno tra gli operatori di sicurezza, sommando dati disaggregati e la cui comunicazione resta, comprensibilmente, opaca.

Aggiungendo a questi morti un totale accertato di 945 morti tra civili uccisi il 7 ottobre, morti per attentati e ostaggi deceduti o assassinati durante la prigionia, il tributo di sangue di Israele risulta pesante: oltre 1.800 morti totali per la guerra più lunga dello Stato Ebraico. In un Paese ad alto tasso di sviluppo e con un esercito di riservisti legati alla società civile, questo pone dubbi sia sulla sostenibilità di queste perdite sul lungo periodo sia sull’evoluzione della soglia di accettabilità da parte della cittadinanza di una conta tanto pesante. Vero e proprio dilemma in una guerra che, ad oggi, sembra volersi autoalimentare mentre a Gaza e in Libano i massacri continuano.