Oltre 15 milioni di afghani (la metà della popolazione) “vive in zone sotto il controllo dei talebani o dove i talebani hanno una forte influenza o dove sono in grado di lanciare attacchi in completa agibilità”. È il risultato clamoroso di un’inchiesta svolta dalla BBC.
Per mesi una rete capillare di reporter e giornalisti ha battuto i 399 distretti territoriali in cui è suddiviso l’Afghanistan, interpellato oltre 1200 fonti locali, fatto riscontri incrociati per verificare le informazioni. I dati che sono emersi sono “scioccanti” com ha dichiarato Kate Clark, la condirettrice dell’inchiesta.
In pratica 14 distretti (ovvero il 4% del paese) sono sotto il totale controllo dei talebani mentre in altri 263 (66%) hanno “una presenza attiva e manifesta in grado di condurre frequenti attacchi contro le posizioni del governo afghano”. Numeri che individuano una forza talebana più alta rispetto alle stime precedenti.
Anche “l’Isis è più attivo che mai in Afghanistan, pur rimanendo molto meno potente dei talebani”. Per quanto la sua presenza sia confinata nelle zone orientali al confine con il Pakistan, i combattenti dello Stato Islamico hanno dimostrato di poter colpire ovunque.
I restanti 122 distretti, quelli apparentemente sotto il controllo del Governo, sono in realtà oggetto di attentati terroristici violentissimi, accentuati negli ultimi mesi.
Escalation del terrore
L’ultima strage è avvenuta a Kabul il 26 Gennaio scorso: un’ambulanza trasformata in autobomba in uno dei quartieri centrali ha fatto più di 100 morti e oltre 200 feriti. Qualcosa di più di una strage. Una massacro secondo solo a quello del Maggio scorso quando, vicino all’ambasciata tedesca un camion bomba nell’ora più affollata ha ucciso 105 persone ferendone 413.
Una settimana prima dell’ultimo attentato, un assalto talebano all’Hotel Intercontinental aveva causato 22 vittime tra cui molti stranieri.
Nel triste carnet di morti e attentati, l’Isis ha invece rivendicato l’assalto alla sede della Ong “Save the Children” a Jalalabad che ha causato due morti e decine di feriti.
Il governo afghano ritiene però che la forza militare di talebani e Isis sia diminuita dallo scorso anno e che gli attentati alle città dimostrano che “le forze di sicurezza afgane hanno vinto la guerra nei villaggi e che non è più possibile per i militanti prendere il controllo di una provincia, di un importante distretto”.
Sarà, fatto sta che Donald Trump ha deciso di riportare a 14.000 unità i soldati del contingente Usa nel Paese, dopo il ritiro iniziato con Obama e di congelare gli aiuti militari al Pakistan per il 2018 se l’alleato Usa non smetterà di dare rifugio e assistenza al terrorismo.
17 anni: la guerra più lunga dell’America
La guerra in Afghanistan è ormai entrata nel suo 17esimo anno; Secondo le Nazioni Unite nei primi 9 mesi del 2017 circa 8500 persone sono morte a causa dei combattimenti e degli attentati.
Da quando è iniziato il ritiro del contingente Usa e Isaf l’influenza talebana è aumentata a dismisura arrivando fino al nord del Paese, dove non esisteva negli anni passati.
Non c’è solo il tema della guerra. L’Afghanistan è un Paese distrutto. Un anno fa Habib Zaori, giornalista canadese di origini afghane, ha scritto: “L’Afghanistan è uno dei principali beneficiari degli aiuti internazionali da più di un decennio (…) eppure è ancora uno dei più poveri al mondo, 10 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà e solo un quarto della popolazione è alfabetizzata. Una grossa fetta del denaro degli aiuti finisce in conti bancari off-shore dei principali signori della guerra e dei loro compari”.
E oggi, come conferma l’inchiesta BBC, i Talebani controllano più territorio di quanto ne controllassero nel 2001, quando Usa e Gran Bretagna, un mese dopo l’11 Settembre, decisero di invadere il Paese in un’operazione che non aveva alcun fondamento morale visto che né il popolo afghano, né il governo avevano responsabilità per il crimine delle Torri Gemelle.
L’Afghanistan è come l’Iraq, come la Libia, come la Siria; il risultato del fallimento della ventennale “guerra al terrorismo” condotta dall’Occidente, che ha prodotto solo più terrorismo e più guerre.
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