C’è nervosismo a Kiev: la serie di attacchi di arresto cominciati ormai più di un mese fa, non ha mostrato reali punti deboli nel dispositivo difensivo russo, organizzato da mesi soprattutto lungo la linea meridionale che va da Zaporizhzhia a Donetsk.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, da Odessa, ha affermato che la causa di questo insuccesso apparente è da attribuire alla lentezza delle consegne di armi dall’Occidente, che ha ritardato la “controffensiva” che, secondo quanto affermato da Zelensky alla Cnn, sarebbe dovuta iniziare “molto prima”. Sempre secondo il presidente ucraino, se gli attacchi fossero cominciati per tempo, l’esercito russo non avrebbe avuto modo di minare il territorio in modo così capillare come avvenuto, e quindi l’avanzata sarebbe stata più agevole. In un’altra intervista della scorsa settimana, il comandante in capo dell’esercito ucraino Valery Zaluzhny aveva espresso frustrazione per lo stesso motivo individuato da Zelensky, arrivando ad affermare al Washington Post come le lamentele di alcuni in Occidente per la lentezza della “controffensiva” lo facessero “incazzare”.
L’effetto degli attacchi di Kiev
La verità, come sempre, è nel mezzo: mezzi pesanti, come Aifv (Armoured Infantry Fighting Vehicle) tipo “Bradley”, sono arrivati orientativamente tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, mentre i primi carri armati tipo Leopard 2, ad esempio, sono giunti in Ucraina a fine febbraio. L’addestramento del personale, come vi abbiamo sempre raccontato, rappresenta una nota dolente: non è possibile formare gli equipaggi in una manciata di giorni, e a ritmo sostenuto occorrono sempre cinque settimane. Troppo tempo.
Lo Stato maggiore di Kiev ha così lanciato a inizio giugno una serie di attacchi simultanei senza impiegare il grosso delle forze, per sondare le difese avversarie alla ricerca di punti deboli e per inchiodare le truppe russe al fronte e assumere così l’iniziativa strategica, ma a parte un piccolo sfondamento delle linee nel settore meridionale, intorno a Velyka Novoselivka, e l’avanzamento ai lati della ormai arcinota Bakhmut, non ci sono stati significativi progressi.
Le truppe russe in movimento
Proprio dal Donbass arrivano cattive notizie per Kiev: sono stati segnalati movimenti di nuove unità russe in un numero così consistente da far pensare che possa essere il segnale di un nuovo attacco in forze.
L’Institute for the Study of War (Isw) riferisce che l’esercito di Mosca ha condotto “limitati attacchi di terra a nord di Svatove e a sud di Kreminna il 9 luglio” e lo Stato maggiore ucraino ha riferito che le forze russe hanno condotto attacchi di terra senza successo vicino a Berestove (20 chilometri a nord-est di Svatove), Novoselivske (13 chilometri a nord-ovest di Svatove), Stelmakhivka (15 chilometri a nord-ovest di Svatove), Spirne (25 chilometri a sud di Kreminna) e Vesele (30 chilometri a sud di Kreminna). Come osservato da diversi filmati disponibili in rete, le unità russe coinvolte sono presumibilmente elementi di artiglieria della 1a Armata corazzata delle Guardie, della 120esima Brigata di artiglieria delle Guardie e della terza Brigata Spetsnaz insieme a quelli dell’11esimo corpo d’Armata della Flotta del Baltico.
Si tratta quindi, se confermato, di unità di punta e sebbene non sia ancora chiaro se effettivamente l’attacco iniziale sia stato respinto con efficacia, quanto sta accadendo, per la mobilitazione delle forze schierate sul campo, fa pensare che lo Stato maggiore russo stia cercando di sfondare lungo la direttrice di Kupyansk per stornare le forze ucraine da altre parti del fronte, in particolare da Bakhmut e dal meridione.
50 mila uomini in movimento
A quanto sappiamo i russi hanno infatti schierato nella zona compresa tra Svatove e Kreminna 50mila uomini supportati da più di 400 carri armati, 650 Aifv e 460 pezzi di artiglieria (a razzo e a canna). A far pensare che qualcosa di grosso si in preparazione c’è anche il fatto che sui mezzi russi (tank, camion e altri) sia stato osservato un nuovo distintivo ottico di riconoscimento: un rettangolo metà rosso e metà bianco. Già nelle settimane antecedenti l’inizio del conflitto avevamo avuto modo di notare che i russi avevano dipinto i propri mezzi con simboli diversi per poterli riconoscere immediatamente sul campo – fattore fondamentale soprattutto quando si combatte un conflitto con le stesse tipologie di armamenti da ambo le parti – e per distinguere le diverse direttrici di attacco. Questo nuovo simbolo, a volte accompagnato da una stella rossa dipinta sulla fiancata del mezzo, potrebbe quindi essere l’indicazione dell’apertura di una nuova fase offensiva nell’oblast di Kharkiv.
Tornando alla zona di Bakhmut, dove si è tornati a combattere aspramente, negli ultimi 5 giorni ci sono stati, a prima vista, piccoli cambiamenti in termini di controllo del territorio. Il Terzo Battaglione meccanizzato della 92esima Brigata delle forze armate ucraine è riuscito ad avanzare sino al bacino idrico di Berkhovsky, e le truppe russe hanno dovuto ritirarsi dalla periferia occidentale dell’insediamento di Berkhovka mostrando un avanzamento ad arco a nord e nord-ovest di Dubovo-Vasilyevka quindi evidenziando un tentativo di semi-accerchiamento delle forze russe situate a ovest e di quelle che detengono Dubovo-Vasilevka. Per questo motivo potrebbe essere necessario per i russi ritirarsi su linee più vantaggiose a oriente. Sul fianco sinistro di Bakhmut, dove opera la Quarta Brigata di fanteria meccanizzata russa, gli ucraini stanno avanzando con unità individuate come appartenente al Primo battaglione meccanizzato della Terza Brigata d’assalto “Azov”, nonché con le forze della 24esima Brigata d’assalto “Aidar”. Negli ultimi 5 giorni queste unità sono riuscite a tagliare un piccolo saliente russo. A quanto pare, come riportano anche fonti russe, l’avanzata ucraina intorno a Bakhmut sta avendo successo al punto che i comandanti dell’esercito di Mosca sul campo richiedono con insistenza la distruzione di alcuni ponti presenti nell’area: quello vicino al villaggio di Dyleevka sul fiume Balmutka, quello vicino al villaggio di Belaya Gora, e quello vicino all’insediamento di Aleksandro-Shultino sul fiume Naumikha.
Abbiamo controllato, attraverso l’utilizzo di strumenti di analisi Osint, questo settore del fronte ed effettivamente dal primo luglio sono evidenti scontri nell’area intorno a Bakhmut che si sono intensificati nella giornata del 5. Il giorno 7 luglio, circa 25 chilometri a ovest del centro cittadino, in località Osykove, è stata notata un’intensa attività probabilmente imputabile a un pesante bombardamento russo su depositi avanzati/area di concentramento truppe. Quanto sta accadendo in questa parte del fronte orientale, potrebbe effettivamente avere spinto lo Stato maggiore russo a cercare di imbastire un nuovo attacco più a settentrione per alleggerire la pressione sui difensori di Bakhmut che appaiono in affanno evidente.
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