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Premessa: il test di martedì scorso non ha rivelato nulla sulla miniaturizzazione delle testate indipendentemente dal fatto che possano essere imbarcate o meno su un ICBM e sul ciclo di rientro. Un giorno, ma non oggi, la Corea del Nord svilupperà una capacità deterrente pienamente operativa. Fino a quel giorno, la diplomazia dovrà tentare di congelare il programma di sviluppo. La sola pressione economica non impedirà alla Corea del Nord di andare avanti con i suoi programmi nucleari e missilistici.

Oltre la non proliferazione

I toni della Corea del Nord sono i medesimi degli ultimi venti anni. Basta confrontare un qualsiasi messaggio della famiglia Kim rivolta agli Stati Uniti per evidenziare delle analogie. L’errore di calcolo si basa proprio sul rischio di non sapere valutare il reale grado di risposta ad un’azione di forza. Esistono vari testi di riferimento sulla percezione della minaccia, l’elaborazione dei modelli previsionali e le alternative. Tuttavia non basta poiché i modelli operativi non sono mai i medesimi e non comportano in nessun caso l’identica risposta. Fino ad oggi il rapporto tra deterrenza e provocazione era ben noto sulla penisola coreana. Alla provocazione di uno dei Kim, gli Stati Uniti schieravano un gruppo d’attacco per scoraggiare aggressioni e rassicurare gli alleati. Questo gioco tra le parti avviene fin dagli anni ’80. Così come la Corea del Nord che effettua test missilistici e nucleari per consolidare la sua posizione nella regione e ricattare i vicini dietro la minaccia delle armi. Il modello Corea del Nord ha ben funzionato per 30 anni, ma il paradigma è mutevole. Gli uomini al comando diversi. Un modello previsionale è strumento fondamentale se applicato ad una dinamica in divenire. Quest’ultima potrebbe raggiungere picchi strategicamente non concepiti ed immaginati. Il punto è adesso capire le visioni di Donald Trump e Kim Jong Un. Il Presidente degli Stati Uniti dovrà decidere l’opzione militare (qualora si dovesse procedere in tal senso) definita proporzionale.

Il rischio calcolato è teoria

Il giovane dittatore eletto a divinità in patria, come reagirebbe al suo primo raid sulla terra natia? Questo è un punto oscuro, pericoloso, poiché per la prima volta il dittatore potrebbe provare paura. Il concetto di intoccabilità è uno dei principi fondanti della dinastia Kim. La tattica dovrà prevalere sulla strategia. Tutte le alternative militari convenzionali sono pessime, quelle nucleari catastrofiche. Kim Jong Un, così come suo padre e suo nonno prima di lui, non sono stupidi. Sarebbe un errore madornale considerarli tali. E così come i suoi predecessori, il caro leader conosce la potenza degli Stati Uniti in grado di cancellare per sempre ed in pochi minuti la piccola nazione comunista. E’ una certezza strategica. Un solo sottomarino strategico classe Ohio cancellerebbe la Corea del Nord in pochi minuti. Non ore. Minuti. Abbiamo diverse volte affrontato le capacità convenzionali e nucleari degli Stati Uniti in caso di guerra contro il regime di Kim Jong Un. La dinastia Kim chiede il rispetto internazionale e cerca, soprattutto, di sopravvivere. Il rispetto internazionale (come avvenuto con il Pakistan ad esempio) si basa sul riconoscimento a potenza nucleare così da reimpostare le relazioni con i diretti antagonisti come la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Il graduale aumento della pressione militare sul regime nordcoreano per ottenere un risultato politico, nella speranza che non precipiti in un conflitto reale, continua ad essere elemento debole e pericoloso per la politica della Casa Bianca.

Riconoscere la Corea del Nord a potenza nucleare

Kim Jong un non intende dichiarare guerra agli Stati Uniti, ma spera di impedire a Washington un attacco preventivo a protezione della dinastia regnante. E’ una distinzione fondamentale. Corea del Sud e Giappone convivono con la minaccia del Nord da decenni. Gli Stati Uniti, dopo l’isteria della crisi missilistica cubana, impararono a convivere con le capacità strategiche sovietiche e cinesi. Gli Stati Uniti dovranno adattarsi anche alla futura, ma non prossima, minaccia intercontinentale della Corea del Nord. Pyongyang ha investito troppo ed è ormai prossimo alla creazione di un deterrente nucleare credibile. Nessun paese può eguagliare gli Stati Uniti nella proiezione di potenza. Se Washington decidesse di effettuare un attacco militare contro la Corea del Nord, anche se limitato, l’impatto sarebbe devastante per Pyongyang. Tuttavia, quando si considera l’azione militare, è importante riconoscere le variabili e le lacune di intelligence che complicano inevitabilmente il processo decisionale politico e militare. Il vantaggio degli Stati Uniti nella formazione, coordinamento e nelle attrezzature, non garantirebbe il successo della missione a causa delle lacune di intelligence. Qualsiasi tipo di attacco, infine, innescherebbe una guerra su vasta scala che si tramuterebbe con certezza assoluta in nucleare.

Non se, ma quando

Un giorno (non domani), la Corea del Nord riuscirà a chiudere il ciclo ICBM con una testata in grado di rientrare nell’atmosfera e colpire il bersaglio. Negli anni ’60 Washington sottostimava le capacità ingegneristiche e nucleari della Cina, fino al test reale del 27 ottobre del 1966. Quel giorno, la Cina lanciò un missile balistico a medio raggio armato con una testata nucleare, dimostrando l’errato approccio analitico e tattico delle agenzie di sicurezza statunitensi nel valutare il reale grado tecnologico (qualcuno potrebbe identificare le medesime analogie con la stima della forza giapponese prima di Pearl Harbor).

Promuovere la diplomazia intelligente

Non esiste un modo semplice per disarmare la Corea del Nord, mentre gli Stati Uniti dovranno necessariamente rivedere la propria strategia nell’Asia nordorientale. E’ giunto il momento di incoraggiare la creazione di deterrenti nucleari in Corea del Sud per controbilanciare Cina, Russia e Corea del Nord? E’ ancora efficace la strategia dell’ombrello nucleare statunitense che, in caso di guerra non esistenziale per l’America, metterebbe in ogni caso a bersaglio certo le città statunitensi? Un riarmo nucleare potrebbe davvero essere la soluzione? L’ultimo test nucleare di Pyongyang ha confermato i progressi (stimati in cinque anni nelle precedenti analisi) e le crescenti capacità nucleari della Corea del Nord. La diplomazia è l’unica arma per disinnescare la crisi nordcoreana. Per incoraggiare i colloqui, Washington dovrebbe congelare le esercitazioni militari che si svolgono in Corea del Sud in cambio della sospensione del programma missilistico e nucleare del Nord. Nell’ambito di un approccio definito “sospensione per sospensione”, il governo cinese si è offerto di mediare un accordo secondo cui la Corea del Nord sospenderebbe i suoi programmi nucleari e missilistici in cambio della fine delle esercitazioni regolari degli Stati Uniti con la Corea del Sud nella penisola. Tuttavia il punto focale resta la denuclearizzazione. La Casa Bianca ritiene la denuclearizzazione come una condizione preliminare per i colloqui. La Cina, invece, la considera solo come obiettivo finale dei negoziati. Gli Stati Uniti ritengono la minaccia della Corea del Nord come esistenziale per la sicurezza sulla penisola coreana. La Cina, invece, percepisce alla stregua le provocazioni nordcoreane e americane. La Cina condivide un confine di 880 miglia con la Corea del Nord. Ha un trattato di difesa di 56 anni con i nordcoreani. Pechino rappresenta oltre il 90 per cento del commercio della Corea del Nord.

Guerra preventiva oggi o nucleare domani?

Per Von Clausewitz, il vantaggio quasi unico dell’offensiva consiste nella sorpresa. Tuttavia se il Presidente degli Stati Uniti decidesse di attaccare la Corea del Nord con un lancio preventivo, innescherebbe il presunto coinvolgimento della Cina (non sappiamo di che tipo) e stravolgerebbe per sempre la regione. In ogni caso, il ricorso al nucleare sarebbe certo. Ad essere stravolta parafrasando la Cina, “sarebbe l’intera umanità”

Non esiste testo di riferimento strategico tattico che consigli di attendere l’accrescimento delle capacità militari del nemico prima di attaccarlo. Tuttavia la teoria va incastonata alla realtà. Mai come in questo periodo, i consiglieri del Presidente degli Stati Uniti si interrogano su due correnti di pensiero: attaccare adesso sperando in un circoscritto numero di vittime o riconoscere la Corea del Nord a potenza nucleare.

La deterrenza è un gioco d’azzardo

Il concetto della Distruzione Mutua Assicurata è molto semplice. Russia e Stati Uniti (le due nazioni con il maggior numero di testate stoccate) non avrebbero alcuna ragionevole possibilità di azzerare l’intero arsenale nucleare avversario e sperare di fuggire ad un apocalittico attacco di rappresaglia. Il principio della deterrenza si basa sull’equilibrio tre le scarse informazioni diramate e quelle coperte da segreto militare. Per resa esplosiva e capacità distruttiva, se Russia e Stati Uniti entrassero in una guerra termonucleare (indipendentemente dall’attaccante) causerebbero solo nelle prime fasi del conflitto qualcosa come 400 milioni di morti. Questa è l’ultima stima del Pentagono. Russia e Stati Uniti erano però attori razionali. Una guerra preventiva potrebbe eliminare il rischio di un attacco nucleare intenzionale e accidentale in futuro contro gli Stati Uniti. Se Trump lanciasse testate termonucleari in un attacco preventivo, il regime di Kim per rappresaglia si scaglierebbe sulla Corea del Sud ed il Giappone. Capacità comunque degradate dopo il First Strike USA, ma sempre in grado di provocare milioni di vittime. Con la deterrenza, gli Stati Uniti punterebbero tutto sul vantaggio di evitare una guerra ora sperando così di scongiurare un conflitto nucleare in futuro. Da considerare anche i casi di una guerra accidentale causata da imprevisti (la storia ne è piena, basti pensare alla crisi di Cuba o ai sistema di allerta precoce dell’Unione Sovietica nel 1983). La probabilità di una guerra nucleare accidentale durante la Gierra Fredda era dell’1,4/ 2,4% all’anno. E’ facile dedurre che una futura guerra accidentale o meno con la Corea del Nord sarebbe molto più devastante di quella che inizierebbe domani. Quindi, in base alla prima corrente di pensiero, la deterrenza è molto più pericolosa e tatticamente meno valida di una guerra preventiva immediata. Scegliendo la deterrenza, gli Stati Uniti scommettono sulla Corea del Nord sperando nella genuinità di una serie di fattori e sulla preparazione, etica e scetticismo degli ufficiali nordcoreani nella catena di comando. Secondo la prima corrente di pensiero, la deterrenza è scommettere sulla sorte. Sarebbe quindi opportuno eliminare l’enorme rischio di una futura guerra nucleare accidentale contro una potente Corea del Nord con un lancio preventivo di testate termonucleari.

La deterrenza è l’unica soluzione

L’Unione Sovietica di Stalin e la Cina di Mao ponevano a Washington gli stessi interrogativi quando svilupparono il proprio arsenale nucleare. In entrambi i casi, gli Stati Uniti riconobbero lo status di potenza nucleare. La Corea del Nord non è l’Unione Sovietica. Non è la Cina. Non è una superpotenza. E’ un paese isolato. Mosca e Pechino sono ben consapevoli del grado distruttivo degli Stati Uniti e non rischieranno la guerra per salvare Kim. La Corea del Nord non attaccherà l’America, ma teme la fine toccata all’Iraq ed alla Libia. Tuttavia al di là dell’insulsa retorica nordcoreana, la minaccia dell’annientamento nucleare ha tenuto sotto controllo sia Mao che i leader dell’Unione Sovietica. Per quale motivo la deterrenza non dovrebbe funzionare con il dittatore del Nord che non ha mai ambito al suicidio? La Casa Bianca conviveva con la potenza nucleare dell’Unione Sovietica e della Cina, preferendo il riconoscimento strategico ad una guerra senza domani.

In ogni caso sarà il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a decidere. Sperare cioè che i suoi consiglieri dispongano della più accurata percezione possibile del rischio. Una strategia che basata su compostezza, giudizio, moderazione, abilità diplomatica e percezione delle tecnologia in possesso della fazione da colpire. In sintesi: un attacco preventivo oggi o riconoscimento e deterrenza ad oltranza.