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Guerra

27 mila caduti al mese: quando il dramma dell’Ucraina lo raccontano i suoi alleati

Il premier polacco Tusk ha rivelato le cifre dei caduti ucraini. Una decimazione inarrestabile della popolazione maschile.
ucraina

Qualche giorno fa Donald Tusk, sempiterno primo ministro della Polonia (lo è stato dal 2007 al 2014, poi una pausa per fare il presidente del Consiglio Europeo e dal 2023 di nuovo primi ministro), nonché uno dei più convinti e tenaci sostenitore della causa ucraina, si è presentato in Parlamento e tra le altre cose ha detto che l’Ucraina perde 27 mila uomini (tra morti e feriti) al mese. E ha tenuto a specificare che il dato gli era stato fornito “dai nostri partner ucraini” e non era frutto di valutazioni sue o di un qualche esperto. Come tutto ciò che riguarda l’Ucraina ma non si presta alla propaganda, anche questo dato terribile è stato fatto passare sotto traccia. Terribile perché fare due conti non è difficile: 27 mila caduti al mese fa 324 mila caduti l’anno, che in quattro anni e mezzo fa 1 milione e 458 mila caduti.

Diciamo pure che il ritmo delle perdite ucraine si sia accelerato negli ultimi tempi e che, dunque, il numero totale dei caduti (ripetiamo: morti e feriti) sia più basso, ipotizziamo 1,2 milioni. Nel maggio di quest’anno il ministro delle Politiche sociali dell’Ucraina, Denis Ulyutin, ha detto che la situazione demografica è “catastrofica” e che la popolazione totale del Paese (calcolata solo in base ai territori tuttora controllati dal governo di Kiev) è tra i 22 e i 25 milioni di persone. Proseguiamo i conti sull’ipotesi dei 25 milioni. Ci dicono le statistiche che in Ucraina il 54% della popolazione è fatto di donne e il 46% di uomini. Il che vuol dire che gli uomini ucraini rimasti in patria sono 11,5 milioni, dai neonati ai vecchi. Il che a sua volta vuol dire che, se al fronte andassero anche i neonati e i vecchi, più del 10% della popolazione maschile ucraina sarebbe finora caduto in guerra. Ovviamente non è così, neonati e vecchi non vanno combattere. Prendiamo allora il segmento della popolazione maschile che va dai 20 ai 60 anni, pari al 26,4% del totale della popolazione maschile. Anche qui siamo in eccesso, perché l’età minima della chiamata alla leva è di 25 anni. Ma anche con questa larghezza, quel 26,4% equivale a poco più 3 milioni di uomini. Il che vuol dire che finora l’Ucraina ha perso più del 30% dei suoi uomini validi.

È un dramma dalle proporzioni enormi, che racconta a perfezione le catastrofiche conseguenze della decisione del Cremlino di invadere il Paese nel febbraio del 2022. Ma non è meno drammatico che, in buona sostanza, in Europa si faccia finta di niente, come se tutto andasse bene e bastasse mandare verso Est sempre nuove armi e sempre nuove sanzioni. E viene il sospetto che la sortita inattesa del premier Tusk, tutto tranne che una “colomba” nei rapporti con la Russia, e grande protettore degli ucraini ricercati dalla Germania per l’attentato al gasdotto Nord Stream, sia stata un modo per richiamare gli alleati a un impegno ancora maggiore nell’armare e finanziare l’Ucraina. Far notare tutto questo, ovviamente, non vuol dire alleggerire le responsabilità di Vladimir Putin o, peggio, cancellarle. Solo gli sciocchi possono pensarlo. Ma chi non è accecato dalla propaganda non può non vedere quanto disastrosa sia la strategia di alzare costantemente il livello del confronto nella speranza che prima o poi la Russia ceda a più miti propositi o si arrenda. Non succederà. E nel frattempo, con il tasso di natalità sceso in Ucraina a un figlio per donna e forse anche meno, quello che può cedere è l’Ucraina come nazione e come popolo.

Riferimenti

Per il discorso di Tusk: https://youtu.be/HX3ln38IrOI?si=7BFtQUfVw2eWGIah

Per le dichiarazioni di Ulyutin: https://spzh.eu/en/news/93036-its-a-catastrophe-social-policy-minister-reveals-ukraines-population-figures

Per il tasso di natalità: https://www.panorama.it/attualita/esteri/ucraina-natalita-ai-minimi-e-la-popolazione-si-dimezza

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