Dopo la Siria e l’Afghanistan, Donald Trump inizia a bombardare pure in Somalia, dove è attivo il gruppo jihadista Al Shabaab. L’operazione, fa sapere il Pentagono, è stata condotta intorno alle 8 (ora italiana) e “in coordinamento con i partner regionali, in risposta diretta ad azioni dei miliziani, tra le quali recenti attacchi alle forze regolari somale”. Sostenute dal bombardamento americano, le forze speciali somale sono riuscite a distruggere un campo di addestramento del gruppo jihadista, si legge in un comunicato del presidente Mohamed Abdullahi Mohamed. Secondo alcune fonti almeno 8 miliziani sono stati uccisi.
L’attacco di Al Shabaab ad una base militare
Proprio ieri i jihadisti hanno attaccato una base militare somala nella città di Bosaso, uccidendo almeno 38 militari dell’esercito. All’assalto è seguito un conflitto a fuoco di tre ore al termine del quale i miliziani hanno battuto in ritirata. Sempre a Bosaso il mese scorso al Shabaab ha rivendicato il suo primo attacco suicida che ha provocato la morte di cinque persone, di cui un agente della sicurezza e quattro civili. La rivendicazione è stata pubblicata sull’agenzia di stampa “Amaq”, organo di propaganda dello Stato islamico, secondo cui nell’operazione è stata utilizzata un “giubbotto esplosivo“.
La mossa di Trump
La decisione di Trump di bombardare le postazioni jihadiste somale – unita all’invio delle forze speciali americane a Marawi, la città delle Filippine conquistata dallo Stato islamico – indica la nuova strategia di Donald Trump: colpire i terroristi senza dar loro via di fuga. Un piano che era stato enunciato durante il suo discorso di insediamento alla Casa Bianca: “Faremo sparire il terrorismo dalla faccia della terra”. Questi bombardamenti, però, proprio come accadeva con l’amministrazione Obama, stanno provocando molte vittime civili. Solamente tra marzo aprile di quest’anno, sarebbero infatti almeno 332 le persone morte sotto i bombardamenti americani nella lotta al Califfato.
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