La geopolitica della corsa allo spazio
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Militari e Carabinieri vengono aggrediti in Stazione Centrale a Milano da alcuni immigrati. Secondo le prime ricostruzioni, come già riportato dal Giornale, il soggetto in questione ha prima messo le mani addosso al soldato, toccandolo all’altezza dell’arma che portava al collo e lo ha poi colpito con calci e pugni nel momento in cui il militare ha tentato di allontanarlo. Non contento, si sarebbe rivolto agli uomini in divisa con frasi del tipo: “Militari di m…, lasciatemi stare, non servite a un c…”.

In seguito all’intervento di una pattuglia di carabinieri, due altri extracomunitari hanno aggredito i militari dell’Arma con un lancio di oggetti contro la vettura di servizio dove gli uomini delle forze dell’ordine stavano tentando di caricare il primo aggressore. Un militare è rimasto lievemente contuso, mentre l’africano è stato portato in caserma per essere identificato. In particolare, un militare sarebbe rimasto ferito ad una mano da un colpo di bottiglia rimediato mentre tentava di riportare la calma fra gli immigrati.L’altro ieri. invece a Parigi una pattuglia di agenti di Polizia veniva assalita a colpi di Kalashnikov da un jihadista; non uno sprovveduto radicalizzato dell’ultim’ora ma un soggetto ben noto all’intelligence visto che era stato classificato con la S (soggetto radicalizzato e pericoloso ) ed era già stato arrestato per un’altra aggressione a un agente e poi in carcere aveva anche aggredito una guardia penitenziaria rubandogli la pistola e aprendo il fuoco.

Non si può poi non far riferimento all’assalto di Westminster dello scorso 22 marzo, nel quale persero la vita cinque persone tra cui un agente di guardia al Parlamento, anche questo attacco messo in atto da un soggetto con precedenti penali e già noto in ambito delinquenziale e sul piano della radicalizzazione.

Il caso di oggi a Milano è l’ultimo di una serie di aggressioni nei confronti delle Forze dell’Ordine a livello europeo che non possono non destare preoccupazione, a prescindere dal fatto che siano jihadisti o meno a perpetrarle.È evidente che ci troviamo di fronte a una serie di problematiche preoccupanti che vanno risolte rapidamente, con misure dirette ed efficaci, senza alcun tipo di esitazione.

In primis vi è un discorso di prevenzione molto chiaro: i soggetti radicalizzati dovrebbero essere attentamente monitorati e posti nella condizione di non nuocere. Se soggetti con precedenti penali e con visioni estremiste sono liberi di circolare, organizzarsi e mettere in atto attacchi allora c’è qualcosa in ambito preventivo che non ha funzionato e se la scusante è quella che sono troppi per essere monitorati allora è evidente che si sta pagando un errore enorme per quanto riguarda le precedenti politiche che evidentemente hanno portato a una crescita tale da rendere la situazione totalmente fuori controllo.

È successo con i jihadisti in Francia, Belgio e Gran Bretagna dove si sono creati dei veri e propri ghetti: società parallele e distinte dove sono in vigore altri meccanismi inconciliabili con la realtà europea. Sono cresciuti a dismisura e i risultati sotto gli occhi di tutti.In Italia per il momento abbiamo meno ghetti rispetto ai Paesi europei sopra citati, ma ciò non significa che la situazione sia sotto controllo. Soltanto pochi mesi fa affermare che assieme agli immigrati sui barconi si potevano nascondere dei jihadisti era quasi un’eresia, invece i fatti hanno dimostrato ben altoa ed è il caso Anis Amri in primis a parlare.

Nei barconi può nascondersi di tutto, jihadisti, torturatori come nel caso Osman Matammud, anch’egli preso in Stazione Centrale grazie al riconoscimento di alcune sue ex vittime.Oggi come oggi non si sa chi sono gli immigrati che arrivano illegalmente, difficile risalire alla loro vera identità e se vogliono sparire nel nulla non hanno certo difficoltà a farlo.

In Stazione Centrale, così come in molti altri luoghi del Paese, la situazione è chiaramente fuori controllo e ciò non è altro che il risultato di politiche totalmente inefficaci se non inesistenti nel contrastare la massiccia immigrazione e a mettere in atto i necessari filtri che qualsiasi Paese che tiene alla propria sicurezza interna dovrebbe attivare. Infatti se queste persone si trovano in loco, significa che il Paese non era pronto ad accoglierle e allora che motivo c’era di lasciarle entrare?

Vi è poi il problema delle regole d’ingaggio e prendiamo l’esempio di Milano: per quale motivo l’aggressore si è potuto avvicinare al militare? Per quale motivo ha potuto mettergli le mani addosso e avvicinarle all’arma? E’ una cosa accettabile?

Cosa dicono le regole d’ingaggio dell’Esercito? Perché se ciò è lecito allora forse c’è qualcosa che non va con tali procedure.

Di fatto, permettere a chiunque, immigrato o italiano che sia, di avvicinarsi indisturbato a un militare o a un agente ed aggredirlo mettendo tra l’altro le mani in prossimità dell’arma significa dare un’immagine debole delle forze di sicurezza. Potenziali emulatori potrebbero quindi sentirsi invogliati a ripetere la cosa, magari con conseguenze più serie, tanto al massimo vengono respinti e identificati.

In Francia, negli Stati Uniti o in Russia le cose sarebbero andate diversamente? Quasi sicuramente. La Russia è ad esempio un paese che da anni si trova a fare i conti con sistematiche aggressioni nei confronti di agenti e militari, in particolare in Daghestan, Cecenia ed Inguscezia, ma lì le misure preventive e le regole d’ingaggio sono state rapidamente adattate alla situazione, con risultati notevoli per quanto riguarda il livello di sicurezza raggiunto oggi.È dunque forse il caso anche in Italia di adeguare le misure preventive e di reazione al contesto di riferimento per poter effettuare un appropriato controllo del territorio e in modo da permettere ad agenti e militari di poter rispondere adeguatamente a determinate minacce.

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