Uno scontro fortuito tra due navi rivali, l’abbattimento di un aereo entrato per provocazione, o magari per sbaglio, nella zona di competenza sbagliata, una possibile invasione militare cinese ai danni della “provincia ribelle” di Taiwan. E ancora: l’aumento delle tensioni tra i vari Paesi situati a margine della regione più calda del mondo, retaggio di vecchie dispute storiche sui confini marittimi. Il vaso di Pandora del Mar Cinese Meridionale rischia di essere scoperchiato da un momento all’altro. Soprattutto adesso che Cina e Stati Uniti, ovvero i principali player attivi in quell’arena infuocata, possono essere collocati quasi sullo stesso piano.

Certo, le capacità militari di Washington superano ancora quelle cinesi, ma Pechino è comunque riuscita a ridurre il gap grazie a una modernizzazione dei suoi apparati bellici. E allora, se fino a pochi decenni fa la pazienza strategica americana nel supportare le istanze democratiche taiwanesi e, al contempo, stringere accordi commerciali con i cinesi, poteva essere una valida soluzione per mantenere lo status quo in una zona caldissima – troppo calda per essere smossa senza sporcarsi le mani – adesso lo scenario è completamente diverso.

La Cina non è più disposta ad osservare le portaerei americane scorrazzare lungo lo Stretto di Taiwan, le cui acque sono considerate “cinesi” dal Dragone e “acque internazionali” dalla Casa Bianca e da numerose potenze occidentali. La Cina non è più nemmeno disposta ad accettare i diktat stranieri sull’affare Taiwan, la cui riunificazione con la madrepatria cinese – come promesso da Xi Jinping – sembrerebbe essere soltanto una questione di tempo.

L’anno X

Il casus belli che potrebbe generare una guerra locale, che presto si trasformerebbe in un conflitto su vasta scala (per alcuni, addirittura, la Terza Guerra Mondiale), è un cigno nero da considerare con estrema attenzione. Altro che evitare di cadere nella Trappola di Tucidide, dando un’occhiata alle notizie degli ultimi mesi, l’eventualità che Cina e Stati Uniti possano incrociare le armi appare sempre più un fatto concreto. Poco importa se Pechino e Washington preferirebbero evitare. La realtà è che i nodi da sciogliere rappresentano punti focali impossibili da trascurare, tanto per la parte cinese quanto per la controparte americana.

Proprio come David Quammen aveva “previsto” la pandemia di Covid-19 con il suo volume Spillover (Adelphi, 2017), c’è chi potrebbe fare altrettanto con lo scoppio della guerra tra Cina e Stati Uniti. Stiamo parlando di Elliot Ackerman e James Stavridis, rispettivamente ammiraglio, con otto anni di servizio nei Marine e nelle forze speciali, e consigliere della Casa Bianca. I due sono gli autori di 2034 (SEM, 2021), volume appena pubblicato in Italia nel quale vengono ipotizzati scenari da incubo. Ackerman e Savridis, in un’opera di fantasia ma altamente verosimile, ricostruiscono quella che potrebbe essere la resa dei conti tra l’Aquila e il Dragone. Dove avrebbe potuto verificarsi un testa a testa del genere se non tra le agitate acque del Mar Cinese Meridionale?

La (possibile) Terza Guerra Mondiale

La trama del volume, un thriller geopolitico, è tanto semplice quanto convincente per la sua attinenza alla realtà: il 12 marzo 2034 il commodoro della Marina militare degli Stati Uniti, Sarah Hunt, sta esercitando la “libertà di navigazione” nel Mar Cinese Meridionale, a dodici miglia nautiche da un atollo delle isole Spratly, a bordo della sua nave ammiraglia, la John Paul Jones, insieme ad altre imbarcazioni. La “libertà di navigazione”, appunto, un nome che “come tanti altri aspetti della vita militare, era stato pensato per nascondere la vera natura dell’operazione: nient’altro che una pura e semplice provocazione”. A un certo punto, il mezzo Usa intercetta un peschereccio cinese in avaria. La Wen Rui, questo il nome della nave avvistata, è in fiamme. Una volta deciso di domare l’incendio, gli americani decidono di salire a bordo del mezzo per capire di che cosa si tratta. A quel punto, Hunt e i suoi uomini scoprono che quel peschereccio ospita a bordo una suite tecnologica avanzata che merita di essere analizzata da più vicino.

Peccato che si tratti di una trappola, visto che nel frattempo la portaerei a propulsione nucleare dell’esercito cinese, la Zheng He, e altre navi da guerra battenti bandiera pechinese, si dirigono verso la flottiglia americana. A quel punto, un attacco informatico cinese interrompe le comunicazioni tra le navi da guerra Usa e tra quelle stesse navi e Washington. Nel frattempo scoppia un’altra crisi nei pressi dello Stretto di Hormutz, con gli iraniani, fedeli alleati cinesi, che catturano un F-35 statunitense. In Asia, intanto, un aereo di Pechino affonda due cacciatorpediniere statunitensi. È l’inizio della debacle americana. Quando Washington invia rinforzi sul posto, 37 navi Usa sono già state distrutte, mentre migliaia di persone sono morte. La Cina ha appena vinto la “battaglia del Mar Cinese Meridionale“. Inizia così 2034, e potrebbe iniziare così la Terza Guerra Mondiale.

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