La notte è trascorsa senza molti sussulti: dopo la movimentata giornata di lunedì, dove si sono alternate voci su una possibile tregua e notizie sull’avvio dell’operazione israeliana a Rafah, nelle ore notturne dalla Striscia di Gaza è emersa una calma quasi irreale e surreale. Passata la mezzanotte, quando si è avuta la certezza che le forze di Tel Aviv erano presenti nella periferia orientale di Rafah, i combattimenti sono stati moderati e anche sui social sono apparsi sempre meno video di raid e bombardamenti. È questo forse il segno di una certa facilità con cui le forze israeliane sono potute spingersi in profondità fino a raggiungere il valico di frontiera con l’Egitto. Un’area da cui i soldati dello Stato ebraico mancavano da 19 anni, da quando cioè l’allora premier Ariel Sharon nell’estate del 2005 aveva dato il via libera all’evacuazione di militari e coloni dalla Striscia.
L’attacco serale dal vecchio aeroporto, poi l’avanzata verso il valico
La diminuzione dell’intensità degli scontri proprio nella fase più calda della giornata di lunedì, potrebbe significare una mancata o quanto meno blanda resistenza da parte dei miliziani di Hamas. I combattenti palestinesi, in particolare, potrebbero essere stati colti di sorpresa non tanto dall’iniziativa israeliana, quanto dallo sviluppo decretato dai vertici militari di Tel Aviv. In molti infatti si aspettavano un attacco da Khan Younis e dunque dalle aree settentrionali di Rafah. Del resto, è qui che da giorni l’Idf stava ammassando mezzi e aveva posizionato molti dei soldati presenti all’interno della Striscia.
Tuttavia, Israele ha attaccato la città dalla sua periferia orientale. Tutto è iniziato quando, nella tarda serata di lunedì, diversi blindati sono stati inviati nella zona del vecchio aeroporto di Rafah. Lo scalo, intitolato a Yasser Arafat e destinato negli anni Novanta a servire l’intera Striscia, è stato poi chiuso e distrutto nel 2002 durante la seconda intifada. La pista oggi si presenta in gran parte come una coperta di vegetazione spontanea, mentre l’hangar è da tempo un edificio in macerie e vandalizzato. Forse anche per questo Hamas non ha posizionato qui i propri battaglioni e ha lasciato parzialmente scoperta l’intera area.
L’Idf ha così potuto sfruttare il vantaggio dall’operare nell’unica parte poco urbanizzata e protetta della regione di Rafah, arrivando nel giro di poche ore in prossimità dell’omonimo valico. Ossia di quel posto di frontiera con l’Egitto che forse era il reale obiettivo delle forze israeliane: intorno all’una di notte, i soldati dello Stato ebraico erano segnalati a 200 metri dal confine e questa mattina, all’interno dei canali social israeliani, sono apparsi foto e video emblematici che testimoniano la presenza dell’Idf all’interno delle strutture del valico. In un video, in particolare, si nota un carro armato puntare contro la scritta di benvenuto nella Striscia di Gaza, in un altro un soldato si limita a leggere un libro e a sorseggiare un caffè nelle prime ore del mattino in un clima di calma apparente.
L’esercito israeliano, stando ad alcuni comunicati ufficiosi apparsi sui principali media locali, non ha lamentato perdite. I vertici militari hanno inoltre rivendicato l’uccisione di alcuni membri di Hamas e la distruzione di almeno tre tunnel. Per il momento, l’operazione non sembra proseguire: preso il valico, l’Idf si sta limitando a presidiare la periferia orientale di Rafah, senza puntare il centro cittadino.
Cosa potrebbe accadere adesso
La calma, come detto, è solo apparente. Viste le repentine evoluzioni sia sul campo che sul fronte politico, la situazione potrebbe cambiare nuovamente nel giro di poche ore. Per adesso, il vero elemento di novità sotto il profilo militare è rappresentato per l’appunto dal rientro dell’esercito israeliano nel valico di Rafah. Un’area strategica per diversi motivi, a partire dal fatto che è l’unico punto di contatto tra la Striscia e il territorio egiziano. È da qui che passano i principali tunnel che negli anni hanno rifornito i magazzini e gli arsenali di Hamas ed è da qui che Israele può monitorare i movimenti tra Rafah e Gaza City.
Il ritorno dei soldati nell’area del valico dopo 19 anni potrebbe anche essere importante sotto il profilo politico: per Netanyahu, tra i principali oppositori nel 2005 dell’abbandono della Striscia, issare la bandiera israeliana nel posto di frontiera con l’Egitto rappresenta un non secondario motivo di propaganda. In attesa della ripresa delle trattative, con una delegazione israeliana nuovamente inviata a Il Cairo dopo il via libera di Hamas a una bozza di accordo per il cessate il fuoco, le truppe israeliane potrebbero anche limitarsi a controllare il valico senza puntare dritti sulla città. A meno di nuovi ordini provenienti nelle prossime ore direttamente dal quartier generale della Difesa a Tel Aviv.

