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Le operazioni nella provincia di Ninive per liberare Mosul dalla presenza dello Stato islamico, “stanno proseguendo bene su tutte le direttrici”, ha dichiarato giovedì il premier iracheno, Haider al Abadi, mentre le milizie curde Peshmerga annunciavano di aver assunto il controllo totale di Baashiqa, un villaggio che si trova poche decine di chilometri a nord-est di Mosul, per più di due anni sotto controllo dei jihadisti. Ma i successi dei Peshmerga, protagonisti, assieme all’esercito iracheno, di queste prime settimane di offensiva per strappare Mosul all’Isis, sono anche merito del contingente italiano in Iraq, guidato dal generale Angelo Michele Ristuccia. I militari del contingente italiano, inquadrato nell’Operazione Prima Parthica, hanno addestrato, infatti, migliaia di uomini e donne delle forze curde e irachene. E il loro lavoro sarà determinante anche una volta sconfitto l’Isis, per il mantenimento della stabilità locale e regionale. Il generale Ristuccia, in collegamento telefonico da Erbil, ha spiegato a Gli Occhi della Guerra, come il nostro Paese sta contribuendo alla liberazione della roccaforte irachena del Califfato.Buongiorno generale… Buongiorno a voi e ai vostri lettori.Come ha contribuito l’Italia alla formazione degli uomini e delle donne che stanno combattendo contro l’Isis a Mosul?Il nostro contributo è stato determinante. Le cito alcuni numeri aggiornati, perché di recente si sono conclusi alcuni corsi. Noi siamo impegnati su due fronti: l’addestramento nell’area di Erbil e a Baghdad. Complessivamente gli italiani hanno addestrato più di 12.700 persone, tra uomini e donne delle forze di sicurezza curde e delle forze di polizia irachene, in sei diversi ambiti: combattimento, indirect fire, operazioni difensive, lotta contro gli ordigni esplosivi, addestramento dei tiratori scelti e del personale per le attività di soccorso immediato. Tutte queste funzioni sono state direttamente esercitate nei combattimenti e i riscontri che abbiamo avuto da parte dei nostri partner sono molto positivi, soprattutto con riferimento alla notevole riduzione delle perdite, ai combattimenti all’interno dei centri abitati e alla lotta contro gli ordigni esplosivi. Senza trascurare il fatto che questo riscontro lo abbiamo avuto, da parte del responsabile della formazione per le forze di sicurezza curde, anche riguardo il soccorso immediato. I feriti vengono, infatti, trattati in modo più congruo e la preparazione per i successivi interventi è determinante ai fini del migliore trattamento successivo.Quali sono le principali criticità che i Peshmerga stanno incontrando sul terreno a Mosul, e come li preparate per affrontarle?  Più che di criticità, io parlerei di bisogni formativi.  Esiste una continua interazione tra noi e i nostri partner allo scopo di individuare il più possibile le loro esigenze dal punto di vista del combattimento e fornire loro la migliore assistenza in termini addestrativi, rendendoli capaci di affrontare un nemico che cambia continuamente tattiche, tecniche e procedure. L’Isis è un nemico che adotta tutte le tattiche possibili per raggiungere i suoi obiettivi. Alterna modalità di combattimento classiche a tecniche che noi, in alcuni casi, definiamo di tipo asimmetrico. Abbiamo a che fare con un nemico camaleontico, polimorfico che cambia continuamente il proprio modus operandi. Per questo non facciamo altro che rilevare, di continuo, sulla base degli elementi che ci vengono riportati, gli aspetti che più di altri possono servirci per organizzare al meglio l’addestramento. Ad esempio, nel campo della lotta agli Ied (improvised explosive device), in particolare, l’Isis cambia continuamente il modo di costruire gli ordigni. Quindi, noi non facciamo altro che individuare le migliori tecniche per insegnare ai nostri partner ad affrontare la lotta contro gli ordigni esplosivi nel modo migliore.[Best_Wordpress_Gallery id=”335″ gal_title=”Civili Mosul Benignetti”]Quanto riusciamo a capire della strategia dell’Isis dalle informazioni e dal materiale recuperato nelle aree liberate intorno a Mosul? Si riesce, in questo modo, a fare prevenzione rispetto alla minaccia del terrorismo jihadista in Europa?Ci sono degli organi che si occupano di questa attività, che non dipendono da me, e che scambiano continuamente informazioni proprio per l’aspetto preventivo, anche in ambito nazionale. Ma non sono nelle condizioni di darle informazioni dettagliate sull’argomento, perché si tratta di aspetti  molto importanti dal punto di vista della sicurezza.Ci sono stati interventi, invece, negli ultimi mesi, da parte dell’anima operativa della missione? Noi abbiamo due anime operative. La prima  svolge attività nell’ambito della funzione di Personnel Recovery. Il loro compito è quello di procedere, laddove attivati dalla Coalizione, al recupero di personale rimasto isolato sul terreno, anche in aree potenzialmente ostili. Finora non abbiamo avuto necessità di intervenire, ma i nostri uomini sono in stato di prontezza 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Inoltre, svolgono attività addestrativa con il resto del dispositivo di Personnel Recovery della Coalizione, allo scopo di affinare le procedure e migliorare l’integrazione. La seconda è la Task Force “Praesidium”, che non partecipa ai combattimenti ed opera, in coordinamento con le forze di sicurezza curde, per l’innalzamento delle condizioni di vigilanza nell’area in cui è dislocata la diga di Mosul. Questo, per permettere alla società Trevi di portare avanti i lavori di messa in sicurezza della struttura, per scongiurare la possibilità di cedimento della diga e la catastrofe umanitaria che ne conseguirebbe. Una catastrofe in cui sarebbero coinvolti circa 7,7 milioni di persone. Comprende benissimo, quindi, l’importanza del lavoro che sta svolgendo il nostro personale. Proprio per questo che ci siamo schierati nei tempi e secondo le condizioni previste, permettendo l’immediato avvio dei lavori. Ed il primo riscontro importantissimo è stata la recente riparazione di una delle paratie della diga, da parte della Trevi: una vera e propria saracinesca che consente il deflusso dell’acqua in condizioni di assoluta sicurezza, e che scongiura un innalzamento del livello dell’acqua tale da minacciare la tenuta strutturale della diga.

L’Italia si occuperà di garantire la sicurezza nel Paese anche dopo la sconfitta dell’Isis a Mosul?In termini generali noi rappresentiamo il secondo contributore della Coalizione e oltre all’attività rivolta al personale dell’esercito della regione autonoma del Kurdistan, a Baghdad i nostri Carabinieri svolgono un’altra attività importantissima, preparando e addestrando le forze di polizia che avranno il compito di presidiare i territori liberati, una volta che l’Isis sarà sconfitto. Questa è una funzione determinante, perché è necessaria al fine di prevenire il ritorno dei terroristi nelle aree liberate e per creare condizioni di sempre maggiore stabilità, necessarie per la sicurezza dei cittadini che vivono in queste zone. Queste forze eviteranno che si formi di nuovo quel vacuum che, di fatto, ha consentito all’Isis di inserirsi nei territori che ha successivamente occupato. Queste forze di polizia avranno, quindi, una funzione determinante ai fini della stabilità locale e regionale.