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L’Fbi dispone di un’unità dedicata alla criminalità organizzata di matrice israeliana, classificata con la sigla IBOCS (Israeli Based Organized Crime Syndicates). Lo rivela un’inchiesta pubblicata dalla rivista The American Conservative e firmata dal giornalista Daniel Boguslaw, che cita documenti interni e testimonianze di ex agenti. Documenti riservati dell’Fbi e atti processuali rivelano un’estesa rete di riciclaggio di denaro, frodi fiscali ai danni dei contribuenti e traffico di droga operata negli Stati Uniti da cittadini israeliani legati a potenti organizzazioni criminali israeliane.

Nonostante le indagini siano in corso da anni, il Bureau ha sempre evitato di rendere pubbliche le risorse impiegate e i risultati ottenuti: in 25 anni i procedimenti giudiziari sono stati pochissimi e nessuna comunicazione ufficiale ha mai riconosciuto l’esistenza di queste mafie transnazionali. Un ex agente federale, citato nell’articolo, spiega: “Esiste un programma formale IBOCS. Quando il profilo del sospetto diventa complesso, si presume un legame con apparati israeliani; a quel punto il fascicolo passa alla National Security Division“. Un secondo ex agente aggiunge: “Le incriminazioni restano casi individuali. Presentare un “sindacato israeliano” non è mai stato popolare”.

Le indagini dell’Fbi

Nel 2020 l’Fbi, nel rapporto trapelato con i “Blue Leaks” e archiviato da DDoSecrets, ha inchiodato il clan IBOCS per aver rubato milioni di dollari al Paycheck Protection Program, il piano di aiuti anti-Covid. Attivo tra Nevada e Florida, il clan, dal 2015, falsifica bilanci e dichiarazioni dei redditi per nascondere il riciclaggio e pagare meno tasse e usa società fantasma e prestanome per incassare i prestiti federali in pochi clic.

Ma l’attività dell’organizzazione criminale non si ferma lì: opera truffe anche grazie ai fondi per i disastri naturali, gestisce bische clandestine, estorce imprenditori, spaccia droga e ricicla denaro sporco in varie città americane, tra cui Las Vegas, Los Angeles, Miami e New York. Un’organizzazione così ramificata da trasformare i soldi pubblici in carburante per la propria guerra privata.

Nel cuore di Manhattan, il tribunale federale del Southern District di New York ha recentemente condannato quello che viene definito il banchiere occulto dell’IBOCS, la Israeli-Based Organized Crime Syndicate già nota all’FBI per aver inondato gli Stati Uniti di ecstasy pura al 91%.

Tra il 2019 e il 2024, l’uomo ha riciclato 28 milioni di dollari attraverso società fantasma, criptovalute e conti alle Cayman, mentre i suoi corrieri “muli” atterravano a JFK con valigie piene di pasticche arancioni. Oltre a pulire il denaro, l’uomo aveva le chiavi dei laboratori olandesi e i numeri dei buttafuori di Brooklyn: un filo diretto tra i rave di Tel Aviv e i club di Williamsburg. Per questo il giudice ha firmato 188 mesi di carcere, cinque anni di sorveglianza speciale, la confisca di ville in Florida, Rolex e wallet digitali, più una multa da 2,5 milioni.

Nel 2016, il boss del crimine organizzato Moshe Matsri, noto come “Moshe il Religioso” e luogotenente della potente famiglia Abergil, è stato condannato a 384 mesi (32 anni) di carcere federale dal giudice Terry J. Hatter Jr. al termine di un processo che ha smantellato una delle più sofisticate reti di traffico di cocaina e riciclaggio di denaro tra Israele, Stati Uniti, America Latina ed Europa.

L’organizzazione Abergil

Nel 2022, Yitzhak Abergil, capo di uno dei sei maggiori cartelli israeliani e tra i 40 maggiori importatori di ecstasy negli Usa, è stato condannato a tre ergastoli consecutivi per il triplice omicidio di civili innescato da una bomba in Yehuda Ha-Levi Street nel 2003: un attacco fallito contro il rivale Ze’ev Rosenstein che costò la vita a tre innocenti. L’organizzazione di Abergil gestiva casinò, riciclaggio, estorsione e traffico di droga tra Gerusalemme e Los Angeles. Estradato negli Usa nel 2011 per omicidio e narcotraffico, Abergil ha scontato lì la pena prima del ritorno in Israele.

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