Il “Russiagate” non è stato solo un’inchiesta: è stato il più potente esperimento nella storia recente di weaponization delle istituzioni statali a fini politici. Per la prima volta, non è un subordinato qualunque ad essere sotto accusa, ma lo stesso ex direttore dell’FBI, James Comey. E l’incriminazione depositata il 25 settembre 2025, sotto la supervisione del Dipartimento di Giustizia guidato da Pam Bondi e con l’FBI ora diretto da Kash Patel, segna una presa di posizione storica: giustizia contro chi ha usato lo Stato come strumento, non mera vendetta.
Cosa recita formalmente l’atto d’accusa
Secondo il gran giurì del Distretto orientale della Virginia, Comey è accusato di:
False statements (falsa testimonianza) – in violazione del titolo 18 del Codice degli Stati Uniti, § 1001: aver dichiarato sotto giuramento, nel suo intervento al Senato il 30 settembre 2020 davanti alla Senate Judiciary Committee, che non aveva autorizzato né era a conoscenza che si fosse usata una fonte anonima dell’FBI per divulgazioni alla stampa di informazioni relative a indagini su Trump o Hillary Clinton. In particolare, l’accusa sostiene che quella affermazione sia falsa alla luce della prova che Andrew McCabe, allora vice direttore dell’FBI, avrebbe ammesso di aver autorizzato la fuga di notizie verso il Wall Street Journal riguardo a un’indagine del Department of Justice sulla Clinton Foundation, e che avrebbe informato Comey in merito.
Ostruzione del procedimento congressuale – violazione di 18 U.S.C. § 1505: aver impedito o ostacolato il Congresso nell’accertare la verità relativa alla divulgazione di informazioni sensibili. L’atto d’accusa afferma che la posizione di Comey — che egli “sta dalla parte” della sua dichiarazione del 2017, che smentiva l’autorizzazione di fughe di notizia — sia una dichiarazione falsa sostanziale, e che questa menzogna, insieme ad altri comportamenti, abbia ostacolato il controllo che il Congresso è chiamato ad esercitare.
Se condannato, Comey rischia fino a cinque anni di carcere, anche se le pene effettive federali spesso restano sotto il massimo, a seconda delle linee guida giudiziarie e delle circostanze attuative.
Il contesto: come si arriva a questa incriminazione
La testimonianza incriminata era stata resa il 30 settembre 2020, in un’audizione del Senato in cui Comey fu interrogato da senatori repubblicani, in particolare da Ted Cruz, sul suo ruolo e su questa fuga di informazioni riportate dal Wall Street Journal (ottobre 2016), in cui si parlava di un’indagine della DOJ sulla Clinton Foundation.
L’accusa afferma che McCabe avrebbe ammesso di essere stato a conoscenza e di aver autorizzato il leak, e che avrebbe informato Comey; ma Comey, cinque anni dopo, quando fu interrogato, disse di non aver autorizzato né sapere della partecipazione di una fonte anonima legata al leak riportato dal Wall Street Journal.
È importante sottolineare che non si tratta dell’inchiesta di Mueller: quella non ha stabilito che vi sia stata collusione criminale tra la campagna Trump e la Russia, benché abbia confermato interferenze russe. Questo caso, però, non riguarda direttamente collusione, ma verità e trasparenza nelle procedure istituzionali.
Il ruolo di Kash Patel e il cambiamento istituzionale
Kash Patel è diventato direttore dell’FBI nel 2025,. Sotto la sua direzione ci sono state ristrutturazioni significative: redistribuzione delle risorse, spostamento del personale da Washington a uffici locali, delega diretta dei field offices a nuovi branch directors, e una ridefinizione dell’autorità centrale sull’agenzia.
Patel ha anche promosso una maggiore declassificazione e campionamento di documenti relativi ai leak (tra cui investigazioni FBI come “Arctic Haze”), che sono emersi tra le prove usate nell’atto d’accusa. Questi documenti avrebbero rivelato che Comey era coinvolto, direttamente o indirettamente, nell’organizzazione di fughe di notizie, inclusi tramite intermediari come il professor Daniel Richman.
Il significato politico e istituzionale
Weaponizzazione dello Stato – Il Russiagate è stato, secondo molti, non solo un’indagine sbagliata in alcune sue parti, ma l’uso deliberato delle agenzie investigativa e giudiziaria per demolire un avversario politico. Questo procedimento contro Comey è visto come il primo tentativo esplicito di far pagare davvero qualcuno ai vertici per quella fase.
Restituire fiducia – La posta in gioco è alta. Se le istituzioni, dalla Casa Bianca al DOJ all’FBI, possono essere usate come armi, la democrazia emerge indebolita. Un’incriminazione come questa, se sostenuta da prove robuste, può servire da deterrente per futuri abusi
Non vendetta, ma possibilità di giustizia
L’incriminazione di James Comey segna un possibile spartiacque. Non è vendetta politica per partito preso, ma l’applicazione del principio che nessuno è al di sopra della legge, neanche chi ha controllato l’apparato investigativo federale. È la risposta istituzionale — benché ancora incerta — alla domanda che molti si sono posti per anni: chi risponde se le istituzioni si bilanciano su finzioni e omissioni?
Se la giustizia farà il suo corso, questo caso potrebbe essere l’inizio di una stagione in cui la trasparenza, la verità sotto giuramento e la responsabilità formale saranno poste come pilastri fondamentali per restaurare la credibilità dello Stato nella mente dei cittadini.