Zanzara elefante, così viene chiamata la più grande zanzara conosciuta al mondo. A differenza delle sue simili, questa zanzara non punge l’uomo: da adulta si nutre esclusivamente di nettare, ma nella fase larvale è un feroce predatore di larve di altre zanzare. Pochi giorni fa, durante il lavoro sul campo in Cina, abbiamo potuto osservarle in azione da vicino. La loro voracità è sorprendente: in pochi secondi, queste zanzare predatrici riescono a divorare le larve di Aedes, responsabili della trasmissione di virus come la Chikungunya. Un attacco rapido ed efficace.
È proprio in risposta all’attuale e significativa epidemia di febbre Chikungunya che ha colpito la provincia del Guangdong, nel Sud della Cina, che le autorità cinesi stanno mettendo in atto misure straordinarie, e in alcuni casi originali, per contenere la diffusione del virus.
La carica delle zanzare elefante
Tra le strategie più singolari spicca l’impiego appunto delle “zanzare elefante” del genere Toxorhynchites, che si nutrono… di altre zanzare. Ma cos’è la Chikungunya? Si tratta di una malattia virale trasmessa principalmente dalle zanzare delle specie Aedes aegyptie Aedes albopictus (la zanzara tigre per intenderci), note per la loro aggressività e capacità di adattarsi agli ambienti urbani. Dopo la puntura di una zanzara infetta, i sintomi compaiono generalmente entro qualche giorno e includono febbre alta, intensi dolori articolari, eruzioni cutanee, mal di testa e dolori muscolari. Sebbene nella maggior parte dei casi la guarigione avvenga in circa una settimana, i dolori articolari possono persistere per mesi, o addirittura anni, nei casi più gravi. Il virus Chikungunya è stato identificato per la prima volta in Africa nel 1952 e da allora si è diffuso in oltre 110 paesi, inclusa l’Italia (in particolare con due focolai autoctoni nel 2007 e 2017) e la Cina.
Tornando alla Cina, negli ultimi giorni la Bbc e il Washington Post riportano a Foshan e altre città vicine, oltre 8.000 casi confermati di Chikungunya ed è stato attivato il livello III di emergenza sanitaria pubblica. Ma le autorità cinesi in risposta hanno lanciato una strategia di tipo “integrato” che unisce scienza, tecnologia e responsabilizzazione dei cittadini. Il cuore della strategia è rappresentato dal rilascio di zanzare elefante del genere Toxorhynchites. Ogni larva può divorare fino a 100 larve di Aedes nel corso del suo sviluppo in fase acquatica, rendendola un’efficace arma naturale per il controllo biologico delle popolazioni di zanzare vettori.
Funziona?
Originaria delle regioni tropicali dell’Asia, Toxorhynchites splendens è oggi oggetto di crescente interesse da parte della comunità scientifica e delle autorità sanitarie per il suo ruolo ecologico e il suo potenziale impiego nella lotta alle malattie trasmesse da insetti. Parallelamente, Foshan ha mobilitato un “esercito” di pesci mangia-larve (le carpe ad esempio) rilasciati in laghi, stagni e vasche urbane. Sul fronte tecnologico, droni aerei stanno mappando dall’alto i potenziali focolai in cortili, cantieri e aree residenziali, alla ricerca di ristagni d’acqua nascosti.
Il controllo non si limita all’ambiente: le autorità hanno avviato test molecolari su larga scala per chi manifesta sintomi sospetti come febbre, dolori articolari, eruzioni cutanee o gonfiore. Infine, ai cittadini è stato imposto di rimuovere qualsiasi ristagno d’acqua all’interno delle abitazioni – da vasi di fiori a bottiglie inutilizzate, secchi etc. Chi non rispetta le indicazioni può essere multato fino a 10.000 yuan (circa 1.400 dollari).
Dall’Italia, alle prese con focolai di West Nile (un altro virus trasmesso da zanzare), ricercatori e autorità osservano la città di Foshan che si sta trasformando in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto con un programma di gestione innovativa delle malattie trasmesse da vettori. Protagoniste sono le zanzare ma con un ruolo diverso dal solito: non più come vettori di virus, bensì come predatori naturali al servizio della salute pubblica. Quali saranno i risultati? È ancora presto per dirlo.
Tuttavia, a Foshan si sta sperimentando una strategia integrata in cui tecnologia avanzata, controllo biologico e misure sanitarie rigorose si fondono in un approccio coordinato che, molto probabilmente, porterà risultati concreti già nel breve periodo.
(Con la collaborazione di Paolo Gabrieli, professore di zoologia presso il dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano)

