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La pandemia da Covid-19 ha segnato un punto di non ritorno nella concezione della salute pubblica come questione di sicurezza nazionale. Gli Stati, soprattutto le grandi potenze, si sono ritrovati vulnerabili di fronte a un nemico invisibile, capace di fermare economie, eserciti e interi sistemi produttivi. La consapevolezza che la prossima crisi globale potrebbe non essere militare ma sanitaria ha spinto governi e istituzioni internazionali a riconsiderare l’intero apparato della preparazione pandemica.

La capacità di sviluppare, produrre e distribuire rapidamente vaccini e strumenti di prevenzione non rappresenta più solo una priorità medica, ma una leva di potere, un elemento di influenza nei rapporti internazionali.

Le malattie infettive rappresentano oggi una minaccia crescente in termini sia di salute pubblica che di stabilità economica. L’influenza aviaria (H5N1), in rapida diffusione negli Stati Uniti, desta preoccupazioni sempre più ampie, così come altri agenti patogeni ad alto impatto come Sars, Ebola e lo stesso virus dell’influenza stagionale, troppo spesso sottovalutato. Oggi sappiamo bene che la loro potenziale rapida diffusione può destabilizzare interi Paesi e influenzare gli equilibri internazionali.

Escludendo le patologie più gravi, anche l’influenza comune provoca ogni anno milioni di infezioni e migliaia di decessi, oltre a costi sanitari ed economici significativi. Negli Stati Uniti, si stima che le perdite annuali legate all’influenza superino gli 11,2 miliardi di dollari. In un contesto di interconnessione globale, ogni virus ha il potenziale per propagarsi oltre i confini, rendendo evidente la necessità di soluzioni vaccinali rapide, flessibili e scalabili.

Ricerca e innovazione: esempi di vaccini senza ago

Da tempo, la ricerca scientifica lavora a metodi alternativi alla classica siringa. Lo scopo è trovare metodi più efficaci e meno rischiosi per garantire un facile accesso a vaccini e quindi immunizzazione, soprattutto nei Paesi più poveri.

Evitare l’uso di siringhe diminuirebbe infatti il contagio di altre malattie durante la somministrazione, soprattutto in Paesi con ridotte garanzie di igiene. L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) stima che ogni anno tra i due e i tre milioni e mezzo di persone riportino ferite da aghi, esponendosi a contagi anche gravi come HIV ed epatite B e C. Le nuove tecnologie, oltre a rappresentare una svolta per la salute pubblica, assumono un valore strategico per gli Stati: disporre di soluzioni vaccinali flessibili, facili da distribuire e applicabili anche in contesti logistici critici significa poter rispondere con prontezza a crisi sanitarie future, mantenendo autonomia e controllo nelle fasi più delicate delle emergenze.

Uno dei più promettenti è rappresentato dai vaccini epicutanei, somministrati tramite cerotti applicabili sulla pelle. Tuttavia, il principale ostacolo alla loro diffusione è ancora legato ai costi di produzione. Nonostante ciò, i progressi sono significativi.

Gli applicatori sviluppati dalla startup australiana Vaxxas, che consentono di veicolare i vaccini in modo preciso, sterile e poco invasivo, direttamente sotto la superficie cutanea grazie alle delle microproiezioni in condizioni sterili. Uno degli obiettivi è quello di migliorare la salute globale aumentando i tassi di vaccinazione. Oltre al vantaggio logistico, questa tecnologia consente un uso più efficiente delle dosi, rendendo possibile vaccinare un numero maggiore di persone con scorte più limitate.

Un’altra innovazione viene da un progetto congiunto di Emory University e Georgia Institute of Technology, che ha portato alla creazione di un cerotto con microaghi solubili, pensato per la somministrazione “fai-da-te” del vaccino antinfluenzale. L’uso è semplice e indolore, con applicazione diretta da parte del paziente stesso.

Uno studio dell’Università di Rochester ha testato l’efficacia di questo sistema, dimostrando la sua validità e sicurezza. Il responsabile della ricerca, Benjamin Miller, ha evidenziato l’importanza di soluzioni del genere soprattutto nei contesti a bassa disponibilità sanitaria. “Per vaccinare la popolazione di un villaggio africano un cerotto è certo meglio di una siringa. Inoltre, questi dispositivi sono più facili da conservare e trasportare, e possono essere usati da chiunque” ha affermato.

Parallelamente, l’azienda americana PharmaJet, in collaborazione con l’organizzazione no profit Path, ha sviluppato un dispositivo a getto monouso ad alta pressione (DSJI), che consente l’iniezione del vaccino sotto la cute senza ago. Una tecnologia pensata per ridurre i rifiuti sanitari, minimizzare il rischio di contaminazione e facilitare la somministrazione in situazioni di emergenza.

Combattere l’Herpes Simplex con una chewing gum

Un’altra innovazione, forse meno convenzionale ma altamente promettente, è il progetto di chewing gum antivirale.

L’Herpes Simplex (HSV-1 e HSV-2), diffuso principalmente attraverso il contatto orale, infetta oltre due terzi della popolazione mondiale ed è la principale causa di cecità infettiva nei paesi occidentali. L’assenza di un vaccino efficace contro l’HSV evidenzia l’urgenza di strategie alternative, focalizzate sulla riduzione della carica virale nei principali siti di trasmissione. Nel caso di virus come l’Herpes Simplex, che si diffondono più facilmente attraverso la bocca che per via nasale, ciò implica un’attenzione particolare alla cavità orale come target d’intervento.

Uno studio innovativo condotto dalla School of Dental Medicine dell’Università della Pennsylvania, in collaborazione con ricercatori finlandesi, ha esplorato l’uso di un chewing gum contenente la proteina antivirale Fril (Lectina Ricca di Fruttosio) per neutralizzare i virus dell’Herpes Simplex e dell’influenza. La Fril, estratta naturalmente dai semi di lablab (Lablab purpureus), agisce intrappolando i virus attraverso un meccanismo di autoaggregazione, riducendo così la carica virale nella cavità orale, principale via di trasmissione di questi patogeni.

I ricercatori hanno formulato un chewing gum di grado clinico, conforme alle specifiche della FDA, contenente FRIL. Test in vitro hanno dimostrato che una compressa da 2 grammi del chewing gum, contenente 40 milligrammi di FRIL, è sufficiente per ridurre la carica virale di HSV-1 e HSV-2 di oltre il 95%. La proteina FRIL si è dimostrata stabile per oltre due anni sia nella polvere di lablab che nel chewing gum, mantenendo la sua efficacia antivirale anche a temperatura ambiente.

Questa strategia rappresenta un approccio innovativo nella prevenzione delle infezioni virali, offrendo una modalità di somministrazione non invasiva e potenzialmente efficace per ridurre la trasmissione di virus comuni come l’Herpes Simplex. Sono ancora necessari ulteriori studi clinici per confermare l’efficacia e la sicurezza di questo metodo negli esseri umani.

Il vaccino è infatti ancora in fase di sperimentazione, ma  in conformità con le specifiche della Fda per i prodotti farmaceutici, e ne hanno riscontrato la sicurezza. Henry Daniell, responsabile della ricerca, ha affermato che “queste osservazioni sono di buon auspicio per la valutazione della gomma di fagioli negli studi clinici sull’uomo, al fine di ridurre al minimo l’infezione/trasmissione virale”.

Lo stesso gruppo di ricerca aveva già esplorato questa via con un altro studio durante la pandemia, sviluppando un chewing gum contenente la proteina ACE2 per intrappolare il SARS-CoV-2 nella saliva e ridurre la trasmissione del virus.

Il vaccino come strumento di influenza globale

Oltre all’efficacia medica, ciò che emerge è una nuova logica strategica. Chi controlla la produzione e la distribuzione dei vaccini controlla l’accesso alla protezione sanitaria e quindi esercita influenza geopolitica, come già visto con la cosiddetta vaccine diplomacy durante la pandemia.

La flessibilità di queste nuove tecnologie, cerotti (chewing gum, microaghi) permette una distribuzione più rapida anche in contesti difficili, dai campi profughi alle aree rurali, aumentando la capacità degli Stati di rispondere in modo autonomo o di offrire aiuto sanitario come forma di soft power.

Il vaccino, da semplice strumento medico, si trasforma in arma strategica, elemento di deterrenza e protezione degli interessi nazionali. La nuova corsa ai vaccini non si gioca più solo nei laboratori o nei consigli di amministrazione delle big pharma, ma nei bilanci statali, nelle alleanze internazionali, nelle strategie militari non convenzionali.

In un mondo in cui la prossima minaccia potrebbe arrivare da un virus, la sanità pubblica diventa parte integrante della sicurezza globale. E le tecnologie che rendono la prevenzione più semplice, più veloce e più diffusa potrebbero rivelarsi decisive nella ridefinizione degli equilibri internazionali del XXI secolo.

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