Unione Europea-Unione Africana, nasce il partenariato sulla sanità

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Sulla sanità africana si è aperta una delle più importanti partite geopolitiche. Fino all’inizio dello scorso anno, il soft power legato alla sanità nel continente era appannaggio degli Stati Uniti. E questo grazie a Usaid, il piano di aiuti che ha sorretto per diversi anni le cure contro l’Aids e e la fornitura di medicinali in varie parti d’Africa. Subito dopo l’insediamento per il suo secondo mandato alla Casa Bianca, Donald Trump ha però abolito o quantomeno ridimensionato Usaid. Diversi Paesi africani si sono improvvisamente ritrovati senza fondi e con la sanità al collasso. Si è creato così un vuoto su cui altri attori hanno da subito provato a inserirsi. In primis l’Unione Europea, i cui rappresentanti hanno prima sottoscritto un accordo specifico con il Sudafrica e, in seconda battuta, hanno stretto un vero e proprio partenariato con l’Unione Africana. Le intese potrebbero portare Bruxelles a sostituirsi parzialmente a Washington e a diventare principale partner del continente africano sul fronte sanitario.

Gli accordi stretti a Pretoria e Luanda

Novembre è stato il mese della svolta. Il 5 novembre, a Pretoria un primo incontro tra delegati Ue e delegati dell’Unione Africana ha tracciato le linee guida del primo partenariato sulla sanità. Esattamente venti giorni dopo, a Luanda è stata posta la firma sul documento definitivo. La scelta di virare a favore del partenariato e di intensificare i rapporti con gli attori sanitari africani, appare alquanto significativa: l’Ue da una parte e l’Ua dall’altra hanno deciso di andare oltre semplici programmi di aiuto e di mettere in atto invece investimenti legati a una più ampia collaborazione.

A confermarlo è stata, in occasione dell’incontro di Pretoria, la direttrice del Cdc Africa (l’organismo di controllo sanitario continentale) Jean Kaseya: “Il Partenariato Sanitario Ue-Ua – ha dichiarato – è più di una semplice collaborazione, ma è un impegno condiviso per la sicurezza sanitaria e la sovranità sanitaria”. Un termine, quello di sovranità sanitaria, emerso non certo per caso: l’approccio europeo tende infatti a creare le condizioni per una sostenibilità nel lungo periodo della sanità africana. Almeno queste sono le intenzioni sottoscritte sulla carta e ribadite dal capo delegazione Ue presso l’Ua, Javier Nino Perez: “Nessuno è in salute se tutti non sono sani – si legge in una nota a commento della nascita del partenariato – L’Unione Europea continuerà a essere un partner affidabile per l’Africa, anche in questo ambito.”

Nel concreto, il partenariato tra Ue e Ua ruota attorno a otto punti principali: la sottoscrizione di gemellaggi tra strutture pubbliche europee ed africane, gli investimenti per la capacità di prevenzione nel continente africano, l’aumento della digitalizzazione dell’assistenza sanitaria, l’acquisto di farmaci e vaccini, il supporto per i produttori africani di farmaci, l’ulteriore aumento di finanziamenti per progetto locali africani, il confronto tra le istituzioni sanitarie dei due continenti, l’implementazione dei sistemi di monitoraggio dei servizi.

I due diversi approcci tra Ue e Usa

Già nel marzo del 2025 l’Ue è andata in soccorso di uno dei Paesi più danneggiati dallo stop ai fondi di Usaid, ossia il Sudafrica. A marzo a Città del Capo le due parti hanno sottoscritto un accordo da 4.7 miliardi di Euro di investimenti in vari comparti, a partire dalla sanità. Successivamente, l’Ue ha scelto un approccio più collegiale e corale con l’Africa andando a dialogare con l’Ua.

Tuttavia, occorre anche sottolineare che da parte di Washington non si è avuto un totale abbandono del contesto africano. Né, tanto meno, è arrivata una rinuncia al soft power sanitario. Più semplicemente, l’amministrazione Trump ha deciso per un approccio diverso e legato a singoli accordi con singoli Paesi. In linea del resto con la politica attuale della Casa Bianca, sempre meno propensa a dare rilevanza alle istituzioni sovranazionali. Il primo gennaio scorso, la Costa d’Avorio è stato l’ultimo degli oltre 10 Paesi africani che hanno già sottoscritto accordi mirati e specifici con gli Usa. Intese che prevedono fondi per singoli progetti finanziati al 70% da Washington, in cambio però dell’accesso ai database sanitari per verificare l’effettivo raggiungimento degli obiettivi. “Soldi in cambio di dati”, è stato infatti rinominato così in Kenya l’accordo a cui ha aderito anche Nairobi.

Due approcci diversi per una partita singola, quella del soft power sanitario in Africa. Ue e Usa hanno quindi avviato il loro braccio di ferro, partito con il ritiro di Usaid dello scorso anno da parte di Trump. Il duello sulla sanità africana sembra soltanto all’inizio.