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Tra tante tensioni ed eventi poco rassicuranti sulla scena internazionale, ogni tanto arriva anche qualche buona notizia: a partire dal prossimo anno il Brasile prevede di lanciare un nuovo vaccino in grado di fermare la dengue, malattia che, pur non essendo presente in Europa, è endemica e presente in ben 110 Paesi al mondo, dove ogni anno affligge tra i 100 e i 400 milioni di individui. La febbre dengue, o semplicemente dengue, è una malattia infettiva, causata da un virus che si trasmette attraverso il morso della zanzara tigre, che prolifera in molte zone dal clima tropicale e temperato, tra cui proprio il Brasile, in cui nel solo 2025, secondo i dati raccolti dall’Arbovirus Monitoring Panel, si sono registrati circa 400mila casi, con almeno 160 decessi.

Con l’evoluzione climatica in corso, anche in Europa, è possibile che in futuro alcune malattie attualmente endemiche solo nelle zone tropicali, possano giungere anche a noi. E del resto, negli ultimi anni, il dibattito attorno alle possibili cause ed effetti del cambiamento climatico, è mlto acceso, oggetto di numerose discussioni e preoccupazioni. In caso di una nuova malattia tropicale, o di una pandemia – per esempio – di febbre dengue, saremmo in grado di rispondere adeguatamente dal punto di vista medico-sanitario?

Un operatore spruzza agenti chimici contro le zanzare a Bangalore, in India, dove la febbre dengue è presente

Il vaccino contro la dengue: 60 milioni di dosi dal 2026

Proprio attorno a questi quesiti istituto brasiliano Butantan, in collaborazione con l’azienda cinese WuXi Biologics hanno avviato da tempo degli studi congiunti, arrivando a sviluppare un nuovo tipo di vaccino contro la febbre dengue, che si somministra in un’unica dose. Il vaccino è stato già presentato per essere registrato nel dicembre 2024 e attualmente l’autorità nazionale brasiliana per la regolamentazione dei farmaci (Anvisa) sta esaminando la richiesta, al fine di avviare la produzione. Il progetto di ricerca è supportato da un investimento di circa 1,26 miliardi di real brasiliani (oltre 155 milioni di euro), e ulteriori 68 milioni destinati a studi clinici specifici per poter ampliare la fascia d’età di somministrazione del vaccino, in modo da includere anche la popolazione più anziana, includendo anche una somministrazione del vaccino contro la Chikungunya, altra infezione virale trasmessa dalla zanzara tigre, presente nelle aree tropicali.

Alcuni mesi fa, a conferma del successo del progetto, il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e la ministra della Salute del Brasile, Nísia Trindade, hanno annunciato il rilascio del vaccino a partire dal 2026, con un piano di produzione su larga scala di 60 milioni di dosi all’anno, che potrebbero aumentare a seconda della domanda e della necessità anche fuori dal Brasile. “Entro due anni speriamo di poter vaccinare tutta la popolazione idonea, dai due ai 59 anni” ha dichiarato in proposito la ministra Trinidade, aprendo la possibilità di debellare la malattia definitivamente nel prossimo futuro, non solo dal Brasile, ma anche dal resto dell’America latina e dal sud est asiatico.

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