In Cina il tasso di obesità galoppa a ritmi pericolosissimi. La situazione è grave al punto da esser diventata una crisi sanitaria. Lo dimostrano alcuni numeri diffusi dalla Commissione nazionale per la salute (NHC), l’organismo governativo responsabile della sanità pubblica nel Paese: nel 2023 il 57% degli adulti era sovrappeso o obeso, in aumento rispetto al 51% del 2018 e al 46% del 2013.
Dagli anni Novanta a oggi le autorità hanno assistito a un incremento pari a circa un punto percentuale ogni 12 mesi. Senza azioni efficaci, la suddetta quota potrebbe raggiungere il 65% entro il 2030 e la spesa correlata arrivare a circa 418 miliardi di yuan (poco meno di 60 miliardi di dollari), ossia il 22% dei costi sanitari totali del Paese.
Il problema è dunque serio. Anche perché un trend del genere contribuisce ad aumentare il rischio di morte di moltissime malattie croniche. I dati nazionali, per esempio, indicano che la prevalenza del diabete di tipo 2 è aumentata tra gli adulti cinesi dal 12% del 2018 al 17% del 2023.
“Quasi il 70% della popolazione statunitense è sovrappeso. Ma presto la Cina potrebbe recuperare terreno”, ha spiegato Yanzhong Huang, ricercatore senior per la salute globale presso il Council on Foreign Relations.

La diffusione dell’obesità in Cina
L’aumento dell’obesità è un problema trasversale che non conosce età. Secondo l’Unicef e l’Università di Pechino, infatti, il tasso di bambini in sovrappeso e obesi in Cina è quadruplicato dal 2000. Unendo i puntini, la leadership del Partito Comunista Cinese teme che, in un futuro non troppo lontano, i bilanci pubblici del Paese possano essere messi a dura prova dall’aumento dei costi sanitari.
Ma cosa sta succedendo all’ombra della Città Proibita? L’aumento dei lavori d’ufficio è avvenuto contemporaneamente all’aumento dei redditi e a un netto spostamento verso un maggiore consumo di carne, cereali raffinati e alimenti trasformati.
Il governo ha messo in campo varie soluzioni, come il lancio di Healthy China 2030, un programma che dà priorità alla prevenzione delle malattie e alla gestione della salute attraverso l’istituzione di cliniche e centri specializzati.
Di pari passo, sempre più adulti in sovrappeso si iscrivono volontariamente alle cosiddette fat prisons, campi dimagranti in stile militare con sorveglianza continua e uscite bloccate. Queste controverse strutture puntano a una rapida perdita di peso tramite diete rigide, esercizio estremo e controlli costanti.

Il mercato dei farmaci
Certo, il governo di Xi Jinping ha lanciato una campagna triennale per combattere l’obesità, raccomandando cibi più sani nelle mense scolastiche e incoraggiando i datori di lavoro a promuovere la forma fisica del personale. Ci sono poi, come detto, cliniche e strutture ad hoc. Parallelamente, è esplosa una competizione feroce nel mercato dei farmaci dimagranti. Aziende straniere e cinesi hanno così avviato una guerra dei prezzi con sconti fino all’80%. Colossi come Novo Nordisk ed Eli Lilly, per esempio, cercano di difendere le proprie quote di mercato.
La sfida si sta in ogni caso intensificando con l’imminente scadenza dei brevetti e l’arrivo dei generici locali. I costi delle terapie si sono drasticamente ridotti, soprattutto sulle piattaforme online. Ci sono altre stime da considerare: gli adulti in sovrappeso o obesi potrebbero raggiungere i 630 milioni entro il 2050.
Questo rende il settore dei farmaci potenzialmente miliardario ma estremamente instabile, visto che alcune aziende minori rischiano di non reggere la concorrenza. L’obesità diventa così non solo una sfida sanitaria, ma anche un grande business.

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