Dopo decenni di progressi, i miglioramenti nella salute globale stanno rallentando. I fondi internazionali diminuiscono proprio mentre crescono sfide complesse. Ma la crisi non è solo finanziaria. È anche climatica, demografica e epidemiologica. I cambiamenti climatici moltiplicano le emergenze sanitarie. Inondazioni, siccità e ondate di calore alterano ecosistemi, diffondono malattie e mettono a dura prova ospedali e sistemi di primo intervento. L’invecchiamento delle popolazioni, soprattutto in Asia e in Europa, aumenta la pressione sulle cure di malattie croniche. E le malattie non trasmissibili, come diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, aumentano esponenzialmente, richiedendo cure costose e a lungo termine.
Nel 2025, la Directed Aid to Health (Dah) ha subìto una riduzione drastica: il 21% in meno rispetto all’anno precedente, pari a circa 9 miliardi di dollari. Il colpo più duro arriva dagli Stati Uniti, storicamente il principale donatore, che hanno ridotto i loro contributi del 67%. Un vuoto finanziario che pesa come un macigno su programmi vitali in Africa, Asia e America Latina.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha lanciato un appello urgente da 1,5 miliardi di dollari per far fronte a emergenze sanitarie sempre più frequenti. Eppure, le risorse disponibili restano insufficienti. L’era dell’aiuto illimitato e garantito è finita. In questo contesto, i modelli tradizionali di finanziamento sembrano non reggere più. Ecco perché emergono nuove strade, alcune promettenti, altre più rischiose, che stanno ridefinendo la salute globale.
Finanza mista: una scommessa globale
Tra le soluzioni emergenti, la finanza mista – o blended finance – sembra la più concreta. L’idea è semplice e prevede l’uso di fondi pubblici o donazioni per attrarre capitali privati, riducendo il rischio per gli investitori e moltiplicando le risorse disponibili. Strumenti come le obbligazioni vaccinali o gli advanced market commitments permettono di finanziare vaccini e farmaci destinati a Paesi più poveri, con la promessa di un ritorno misurato sull’impatto sanitario.
Il Global Fund, uno dei principali attori della finanza mista sanitaria, ha sperimentato investimenti blended e operazioni “Debt2Health”, convertendo debito in investimenti per la salute. Sono stati mobilitati oltre 211 milioni di dollari in investimenti misti, 330 milioni in operazioni di swap del debito. Numeri importanti, ma che pongono interrogativi: chi prende il rischio se l’investimento non rende? E fino a che punto il capitale privato può influenzare le priorità sanitarie senza distorcerle?
Un esempio concreto arriva dall’Africa subsahariana. Paesi come Zambia e Mozambico hanno beneficiato di fondi misti per la lotta all’HIV e alla malaria. Ma i costi di gestione, i vincoli burocratici e la necessità di rendimenti attrattivi per gli investitori hanno spesso reso questi strumenti complessi da implementare, rischiando di favorire le grandi ONG e le imprese più strutturate a scapito delle comunità locali.
Assicurazioni sanitarie contro le emergenze
Se la finanza mista tenta di allargare la base delle risorse, le assicurazioni sanitarie per emergenze cercano di fornire liquidità rapida in caso di crisi. L’idea è mutuata dai meccanismi parametrici delle assicurazioni contro i disastri naturali, che includono pagamenti automatici al verificarsi di determinati eventi, come epidemie o catastrofi ambientali. Così, i sistemi sanitari possono attivare fondi immediati senza attendere mesi di trattative internazionali.
Il concetto è promettente, ma ancora in fase sperimentale. Ad oggi, non esistono esempi su larga scala di Paesi che abbiano implementato efficacemente queste assicurazioni per la salute pubblica. .
Tecnologie digitali: efficienza sotto controllo
Parallelamente, le tecnologie digitali offrono strumenti per ottimizzare le risorse esistenti. Sistemi open-source come openIMIS permettono di gestire assicurazioni sanitarie, rimborsi e pagamenti in maniera più efficiente. Strumenti di pianificazione come l’HARP in Etiopia aiutano i governi a decidere dove investire risorse limitate per massimizzare l’impatto.
Ma l’innovazione tecnologica ha un prezzo. Serve infrastruttura digitale, formazione del personale e adattamento dei processi. Senza queste condizioni, anche le soluzioni più sofisticate rischiano di restare sulla carta, incapaci di cambiare la vita di chi ha più bisogno.
Modelli “a impatto” e pay-for-performance
Un’altra frontiera sono i modelli a impatto. Il Health Impact Fund, ad esempio, propone di pagare le aziende farmaceutiche non in base alle vendite, ma in funzione dell’effetto reale sulla salute pubblica. L’obiettivo è incentivare lo sviluppo di farmaci efficaci per Paesi poveri, dove il mercato tradizionale non garantirebbe ritorni economici sufficienti.
Allo stesso tempo, molti programmi di finanziamento misto introducono sistemi di pay-for-performance, remunerando i risultati effettivamente raggiunti. Ma misurare l’impatto sanitario reale è complesso: servono dati affidabili, baseline solide e metodi rigorosi per attribuire i risultati alle azioni intraprese. In altre parole, anche le migliori intenzioni rischiano di scontrarsi con la realtà.
Casi concreti: dal Kerala all’Africa
In India, lo stato del Kerala ha lanciato Norka Care, un’assicurazione sanitaria per espatriati che copre fino a 5 lakh di rupie per la salute e 10 lakh per incidenti, inclusi casi preesistenti. Un esempio di come le soluzioni assicurative possano adattarsi a contesti specifici, combinando sicurezza e accessibilità.
In Africa, l’OMS e diverse banche multilaterali hanno creato una piattaforma da 1,5 miliardi di dollari per rafforzare la salute primaria in 15 Paesi. Nonostante l’iniziativa, molti sistemi locali restano fragili e dipendenti dagli aiuti esterni, evidenziando quanto sia urgente trovare modelli sostenibili e autonomi.
Negli Stati Uniti, il nuovo approccio alla salute globale punta al co-finanziamento dei Paesi destinatari, spingendo verso una maggiore self-reliance. È un cambiamento di paradigma: l’assistenza internazionale non è più un flusso garantito, ma una partnership condizionata dalla capacità dei governi locali di investire e gestire le proprie risorse.
Una nuova era per la salute globale
Tutti questi strumenti innovativi presentano rischi e dilemmi etici. La finanza mista può favorire grandi operatori a scapito delle comunità locali. Le assicurazioni parametriche rischiano di sottovalutare le emergenze più complesse. Le tecnologie digitali possono ampliare le disuguaglianze se non sono accessibili a tutti. E i modelli a impatto richiedono capacità di monitoraggio che molti Paesi poveri non hanno.
Inoltre, le disuguaglianze globali restano profonde: mentre alcuni Paesi attraggono investimenti privati, altri restano esclusi, alimentando un divario tra chi può contare su sistemi resilienti e chi rischia di perdere decenni di progresso.
La salute globale si trova a un bivio. I progressi rallentano, i fondi scarseggiano, le emergenze si moltiplicano. Ma esistono strumenti nuovi, audaci, capaci di ridisegnare il modo in cui si pensa alla salute pubblica. La sfida è integrare finanza mista, assicurazioni, tecnologie e modelli a impatto in un sistema coerente, equo e sostenibile.
Serve lavoro politico, cooperazione internazionale e una visione strategica che metta al centro non solo i bilanci, ma le vite delle persone. Senza questo impegno, il rischio è che le disuguaglianze si amplifichino e i progressi conquistati a fatica negli ultimi decenni vengano vanificati. La salute globale è in bilico: il futuro dipende dalle scelte che la comunità internazionale farà oggi.

