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Negli ultimi decenni, la crisi ambientale ha imposto una profonda revisione del concetto di salute globale, mettendo in luce la complessa interconnessione tra la salute umana, animale e ambientale. Nell’era dell’Antropocene, l’epoca in cui l’attività umana ha modificato in modo irreversibile gli equilibri planetari, paradigmi come One Health hanno segnato un passo avanti nell’approccio integrato. Tuttavia, rimane evidente come questi modelli, seppur fondamentali, siano insufficienti a catturare l’intera complessità dei sistemi planetari e delle loro implicazioni sulla salute.

In questo contesto si inserisce la Planetary Health Alliance (PHA), una rete globale che raccoglie oltre 470 organizzazioni tra Università, ONG e istituzioni governative. La PHA si propone di coordinare uno sforzo multilivello per tradurre questa visione in azioni concrete. Tuttavia, la sfida più grande è quella di superare la discrepanza tra ambizione teorica e applicazione pratica, specialmente nelle diverse realtà regionali, spesso segnate da profonde disuguaglianze strutturali e da interessi geopolitici che ne complicano la realizzazione.

Si può dire che la salute planetaria si configuri come un’evoluzione del paradigma One Health, ampliando lo sguardo dalla sola interazione tra esseri umani, animali e ambiente alla salute degli ecosistemi planetari, considerati come fondamento imprescindibile del benessere umano. Questa visione sottolinea l’interconnessione tra crisi climatiche, perdita di biodiversità e inquinamento, elementi che non avrebbe più senso affrontare separatamente.

Tuttavia, questa complessità si scontra con le difficoltà pratiche di governance e coordinamento. Infatti, nonostante la piuttosto diffusa consapevolezza, le politiche ambientali e sanitarie restano spesso frammentate e disallineate, complici dinamiche geopolitiche e priorità nazionali divergenti. Inoltre, vi è una limitata capacità di integrare le dimensioni socioeconomiche e culturali, essenziali per non replicare dinamiche che nel passato hanno favorito ingiustizie e disuguaglianze. In altre parole, la crisi climatica non colpisce tutte le popolazioni allo stesso modo, e le risposte globali rischiano di rimanere inefficaci se non tengono conto di diversità e vulnerabilità specifiche.

Una rete globale: potenzialità e limiti

La Planetary Health Alliance si presenta come un modello multilivello che punta a superare i silos disciplinari e geografici attraverso una rete di hub regionali in Africa, Asia, America Latina, Europa e Nord America. Questi hub hanno lo scopo di favorire l’adattamento delle strategie globali ai contesti locali, promuovendo lo scambio di conoscenze, la formazione e la costruzione di capacità.

Nonostante le intenzioni, l’efficacia di questa struttura rimane disomogenea. La dipendenza da finanziamenti internazionali, spesso condizionati da priorità del Nord globale, limita l’autonomia degli hub locali, che si trovano a operare in contesti istituzionali e infrastrutturali molto diversi tra loro. Inoltre, sebbene si parli di coinvolgimento delle comunità locali, in molti casi questo rimane più un principio che una pratica consolidata, riducendo il potenziale impatto di soluzioni che devono essere invece co-create e culturalmente rilevanti.

L’Hub Africa orientale, ad esempio, ha coordinato progetti in collaborazione con diverse Università, per migliorare la sorveglianza delle malattie zoonotiche, tematiche rese ancora più urgenti dopo la pandemia da COVID-19. La raccolta, il consumo e il commercio di carne selvatica sono infatti cause importanti della perdita di biodiversità e della comparsa di potenziali malattie zoonotiche. In Africa, ad esempio, è estremamente diffusa la caccia al pipistrello della frutta (Eidolon helvum), una specie importante per l’ambiente e per la salute pubblica. Questa attività, oltre a danneggiare gravemente la sua capacità di fornire servizi ecosistemici vitali, dà vita a preoccupazioni significative in merito alla capacità di questa specie di ospitare diverse infezioni zoonotiche.

Lo scopo degli Hub regionali è proprio quello di informare sull’interconnessione tra pandemie, crescente perdita di habitat naturali e gli sviluppi sociali nel contesto locale. Tuttavia, infrastrutture sanitarie deboli e difficoltà nella raccolta dati sottolineano i limiti concreti di tali iniziative e il gap ancora da colmare tra teoria e pratica.

La collaborazione con organismi internazionali come l’OMS, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente e la Convenzione sulla Diversità Biologica rafforza senza dubbio il ruolo della PHA nel coordinamento globale. Tuttavia, la governance multilivello è ancora soggetta a frammentazioni normative e a una generale carenza di meccanismi coercitivi efficaci. Tradurre le linee guida globali in politiche nazionali resta un percorso irto di difficoltà, soprattutto nei Paesi con risorse limitate o con priorità economiche divergenti.

Il rischio che emerge è quello di un approccio “greenwashed”, in cui le dichiarazioni di intenti sulla salute planetaria non si traducono in azioni strutturali e misurabili. Progetti come quelli realizzati dall’HUB Asia, che ha formato centinaia di operatori sanitari su temi ambientali, mostrano progressi tangibili ma sottolineano anche la necessità di un monitoraggio indipendente e a lungo termine per valutare la reale efficacia degli interventi.

Dall’ideale al reale: esempi e contraddizioni

Diverse iniziative promosse dagli hub regionali testimoniano la volontà di affrontare le sfide ambientali e sanitarie in modo integrato.

In America Latina, l’Hub regionale si concentra sull’integrazione di indicatori ambientali nei sistemi di sorveglianza sanitaria, con particolare attenzione agli effetti della deforestazione sulle malattie respiratorie nelle comunità indigene. Studi indipendenti confermano che la deforestazione in Amazzonia è associata a un aumento delle patologie respiratorie, indicando l’importanza di monitorare questi fenomeni per adottare interventi tempestivi.

In Europa, la PHA sostiene lo sviluppo di linee guida per politiche urbane sostenibili, promuovendo infrastrutture verdi e mobilità attiva. Questi strumenti contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria e a ridurre l’incidenza di malattie croniche, in linea con le strategie di salute pubblica adottate da molte città.

Sul fronte africano, le attività legate alla lotta contro l’inquinamento da plastica coinvolgono una serie di task force e collaborazioni tra governi, ONG e comunità locali.

Nonostante queste esperienze, la PHA deve ancora affrontare sfide importanti. La complessità della governance multilivello, la necessità di maggiori risorse finanziarie e la varietà delle realtà socio-politiche dei Paesi coinvolti richiedono un impegno costante per tradurre le collaborazioni in risultati tangibili e scalabili. La rete rappresenta un modello innovativo, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di consolidare queste esperienze e di garantire trasparenza e verificabilità delle azioni sul territorio. Inoltre, nonostante l’efficacia ideale del modello a hub regionali, la scarsa copertura mediatica suggerisce sia il bisogno di maggiore visibilità pubblica sia il limite nell’attuazione su scala reale.

Il ruolo della famiglia Rockefeller nella PHA

Il ruolo di attori influenti e di lunga tradizione come la famiglia Rockefeller nel finanziamento e nel sostegno alla Planetary Health Alliance aggiunge un ulteriore livello di complessità al progetto. Da un lato, questo supporto permette di mobilitare risorse significative e creare reti di collaborazione di ampio respiro. Dall’altro, solleva interrogativi legittimi sull’effettiva portata delle azioni intraprese e sulle finalità che sottendono a questo impegno.

In un contesto in cui la salute globale e la sostenibilità ambientale sono temi sempre più al centro del dibattito pubblico e politico, è importante mantenere un atteggiamento critico e vigilante, affinché iniziative come la PHA non restino solo un esercizio retorico, ma diventino strumenti concreti e misurabili di cambiamento, capaci di affrontare le disuguaglianze strutturali e le sfide reali che il pianeta e le sue popolazioni si trovano ad affrontare.

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