Neglected Tropical Diseases (NTDs) – come dengue, Chagas, leishmaniosi, filariosi linfatica e schistosomiasi – sono state a lungo confinate nelle regioni più povere del pianeta, in particolare nelle fasce equatoriali dell’Africa, dell’America Latina e del Sudest asiatico. Ma oggi stanno progressivamente superando i confini tradizionali, estendendosi verso zone subtropicali e temperate.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 1,7 miliardi di persone nel mondo vivono in aree a rischio di almeno una NTD, e il loro impatto globale in termini di anni di vita persi per disabilità (DALY) supera i 20 milioni all’anno. Tre tendenze convergenti ne stanno alimentando l’espansione: il cambiamento climatico, l’urbanizzazione caotica e i flussi migratori.

I vettori – come zanzare Aedes aegypti, flebotomi e triatomine – stanno ampliando il proprio raggio d’azione man mano che le temperature aumentano e le piogge diventano più intense o più irregolari. Città densamente popolate, spesso prive di servizi idrici e sanitari adeguati, offrono habitat ideali per la proliferazione degli insetti. Allo stesso tempo, le migrazioni forzate da crisi climatiche, instabilità o povertà portano persone infette in zone precedentemente indenni.
USAID e CDC: centri operativi in campo
Di fronte a queste dinamiche, gli Stati Uniti hanno riconfigurato le NTD non solo come sfide sanitarie globali, ma anche come fattori di sicurezza nazionale. La strategia è chiara: contenere le epidemie dove nascono, per evitarne l’arrivo ai propri confini. Questo ha portato a un’espansione delle attività di sorveglianza, prevenzione e ricerca in aree chiave come i Caraibi, l’America Centrale e il Sahel, attraverso un’infrastruttura integrata tra CDC, USAID, NIH e Dipartimento della Difesa.
Dal 2006, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) ha sviluppato uno dei programmi più estesi e finanziati al mondo contro le malattie tropicali trascurate. Con un budget che ha superato i 115 milioni di dollari nel solo 2024, il programma copre oggi 25 Paesi a basso e medio reddito, focalizzandosi su interventi di controllo e trattamento di massa per malattie come filariosi, schistosomiasi, vermi intestinali, tracoma e onchocercosi. Il meccanismo è fondato su campagne sanitarie comunitarie, distribuzione gratuita di farmaci e partenariati pubblico-privati che moltiplicano l’impatto degli investimenti pubblici: si stima che ogni dollaro speso dal governo americano mobiliti circa 26 dollari in farmaci donati da case farmaceutiche come Merck, Johnson & Johnson e Pfizer.

Il CDC, invece, lavora a stretto contatto con i ministeri della salute dei Paesi partner, offrendo supporto tecnico per la sorveglianza epidemiologica, la formazione del personale e il rafforzamento dei laboratori diagnostici. Negli ultimi anni, il CDC ha lanciato iniziative in America Latina per monitorare l’espansione della zanzara Aedes aegypti, responsabile di dengue, chikungunya e Zika, mentre in Africa subsahariana ha contribuito alla creazione di centri di criopreservazione per zanzare geneticamente modificate, progettate per interrompere la catena di trasmissione.
Caraibi, America Centrale e Sahel
In America Centrale, le malattie tropicali sono in crescita sia in termini assoluti che per diffusione geografica. In Honduras e Guatemala, si registrano ogni anno oltre 200.000 casi sospetti di dengue, con tassi di ospedalizzazione che superano il 10% nei picchi epidemici. In El Salvador e Nicaragua, la leishmaniosi cutanea è in espansione nelle aree rurali, con decine di migliaia di nuovi casi l’anno. Il morbo di Chagas, causato dal parassita Trypanosoma cruzi e trasmesso da insetti notturni (vinchucas), colpisce tra 6 e 8 milioni di persone in tutta l’America Latina, ma viene diagnosticato e trattato solo in una minima parte dei casi.

Nei Caraibi, dove la circolazione dei virus dengue, Zika e chikungunya è ormai endemica, si sono verificati diversi focolai regionali negli ultimi cinque anni, con epidemie esplosive che hanno sovraccaricato i sistemi sanitari insulari. L’USAID ha avviato programmi di educazione comunitaria, distribuzione di zanzariere impregnate e mappatura geospaziale dei vettori per ridurre la densità delle popolazioni di zanzare nei centri urbani.
Nel Sahel, regioni come Niger, Burkina Faso e Ciad sono sotto osservazione per l’aumento delle febbri non diagnosticabili, spesso legate a infezioni batteriche o protozoarie trascurate. L’instabilità politica e climatica rende difficile l’intervento, ma il CDC ha avviato la formazione di squadre locali per il campionamento e la diagnosi di febbri emorragiche e parassitosi. In alcune aree del nord del Mali e del Ciad, centri di salute rurali ricevono supporto diretto da USAID sotto forma di logistica, forniture mediche e formazione tecnica.
Sanità e sicurezza nazionale: un’unica frontiera
Le autorità sanitarie e di intelligence statunitensi hanno iniziato a considerare le NTD come minacce ibride: sanitarie, certo, ma anche strategiche. Alcuni Stati americani, come Florida, Texas e Arizona, registrano ormai casi autoctoni di dengue e Chagas, segno che i vettori sono ormai presenti e attivi anche nel sud degli Stati Uniti. La zanzara Aedes aegypti è ormai stabilmente insediata in oltre 20 Stati USA, mentre le triatomine vettori di Chagas sono state identificate in oltre 30 Stati, con una crescente preoccupazione per il rischio di trasmissione locale.
Il Pentagono e il Dipartimento della Sicurezza Interna hanno incluso le NTD nei propri piani di gestione delle “minacce non convenzionali”, consapevoli che un’epidemia non contenuta in Centro America o nel Sahel potrebbe tradursi, nel giro di mesi, in pressione migratoria, instabilità sociale e rischi sanitari sul suolo americano. Di conseguenza, gli Stati Uniti stanno rafforzando una diplomazia sanitaria che agisce come prima linea di difesa: fornire assistenza sanitaria, rafforzare i sistemi sanitari partner, migliorare la tracciabilità dei focolai, non solo per solidarietà, ma per auto-protezione.
Nonostante i progressi, le sfide restano significative. Molti Paesi partner mancano di laboratori diagnostici adeguati, sistemi di sorveglianza epidemiologica digitalizzati e personale sanitario qualificato. Le campagne di trattamento di massa spesso si scontrano con la resistenza sociale, la disinformazione o semplicemente la logistica inaccessibile in aree remote. Inoltre, alcune NTD stanno mostrando segni di resistenza farmacologica: nel caso del morbo di Chagas, il farmaco di prima linea – benznidazolo – è meno efficace in pazienti adulti e produce effetti collaterali rilevanti.
Le alleanze internazionali
Per affrontare queste sfide, si stanno consolidando alleanze internazionali. La Kigali Declaration on NTDs, lanciata nel 2022, ha mobilitato oltre 770 milioni di dollari da governi, fondazioni e aziende farmaceutiche per eliminare almeno 20 NTD entro il 2030. In parallelo, la Drugs for Neglected Diseases initiative (DNDi) sta sviluppando trattamenti alternativi a basso costo per Chagas e leishmaniosi, con studi clinici in corso in Colombia, Brasile, India e Sudan. Anche l’Unione Africana e l’OMS stanno cercando di standardizzare i sistemi di sorveglianza attraverso piattaforme digitali interconnesse.
Le NTD non sono più solo una questione di sanità pubblica nei Paesi poveri: stanno diventando un asse strategico della geopolitica della salute. Per gli Stati Uniti – e per altre potenze come Francia, Cina e Regno Unito – prevenire epidemie tropicali è anche un modo per consolidare alleanze regionali, esercitare influenza nei Paesi a reddito medio e rafforzare la stabilità in aree fragili. In questo senso, la salute è sempre più sicurezza.
Se le risorse continueranno a fluire e se le strategie rimarranno multilivello – combinando farmaci, educazione, infrastrutture e diplomazia – è possibile che le NTD possano essere contenute prima che diventino un’emergenza globale. Ma se gli investimenti rallenteranno, o se prevarrà la logica dell’isolamento sanitario, allora il rischio è quello di trovarsi impreparati: con virus tropicali, parassiti endemici e crisi sanitarie già alle porte del Nord globale.
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