Nella sempre maggiore corsa all’intelligenza artificiale, potremmo mai immaginarci, un giorno, di rivolgerci ad algoritmi e chatbot anche per curarci? Negli ultimi mesi Microsoft ha presentato un nuovo progetto in ambito medico che va proprio in questa direzione: un sistema di diagnosi basato sull’AI, che, secondo il colosso statunitense, in futuro sarà in grado di individuare patologie e malattie complesse, con una precisione fino a quattro volte superiore rispetto ai medici veri in “carne ed ossa”.
Una novità a dir poco clamorosa, che potrebbe rivoluzionare completamente il mondo della medicina rispetto a com’è stata pensata fino a oggi, che però, inevitabilmente, solleva anche molti dubbi e questioni etiche. Davvero è possibile sostituire il nostro dottore con una AI?
Microsoft AI Diagnostic Orchestrator: un’equipe medica di intelligenze artificiali
Il progetto, denominato “Microsoft AI Diagnostic Orchestrator”, è guidato dall’imprenditore britannico Mustafa Suleyman, già co-fondatore di DeepMind, e oggi CEO di MicrosoftAI. L’idea alla base è curiosa: non si tratterebbe infatti di avere a che fare con un solo singolo “super-computer” che prende decisioni facendo le veci del medico, ma di interagire con un gruppo di cinque intelligenze artificiali, che simulano il lavoro di un’équipe medica di specialisti diversi. In questo senso, ogni AI avrebbe un compito preciso – come analisi dei sintomi, diagnosi e proposta di una cura – cercando di raggiungere insieme una decisione comune per la cura del paziente.
Per verificare l’efficacia del progetto, Microsoft lo ha testato su un campione di oltre 300 casi clinici pubblicati sul New England Journal of Medicine, ovvero una delle riviste mediche più autorevoli al mondo, selezionando situazioni particolarmente complesse, che spesso hanno richiesto ai medici reali diversi giorni di analisi e confronto. E, secondo gli sviluppatori, l’IA sarebbe riuscita a determinare diagnosi corrette con una velocità e una precisione notevoli, tanto da essere descritta come “quattro volte più efficace” di un singolo medico.
Potenzialità e limiti concreti: l’intelligenza artificiale può sostituire la cura e l’empatia umana?
Un sistema senz’altro rivoluzionario, che però, non può non scontrarsi con una serie di criticità. Una su tutte, il rapporto medico-paziente, da intendersi come rapporto umano, almeno fino a questo momento. Oltre alle specificità tecnico-scientifiche nell’elaborazione dei dati, per determinare cure verosimili, efficaci e possibili, ci si chiede infatti come possa un’intelligenza artificiale sostituire l’unicità dello sguardo umano. La sensibilità di un dottore, la sua interazione e il rapporto di empatia e fiducia che normalmente si crea – o si dovrebbe creare – non sempre possono essere rintracciati nella fredda precisione dei dati scientifici.
Ciononostante, il potenziale del progetto è evidente. Tra le ragioni presentate per adottarlo vi sarebbe l’ipotesi di poter “alleviare” il sistema sanitario, già in crisi per la carenza di medici a livello globale, dando un aiuto concreto. Certo, è evidente che un’AI non può essere intesa come il rimpiazzo di un vero medico, ma piuttosto come un supporto utile a velocizzare la diagnosi già in essere, riducendo le possibilità di errore.
Forse, allora, la vera domanda da porsi, non sarà se ci cureremo con l’AI, ma piuttosto, come sceglieremo di integrarla nella medicina del futuro. Sarà un alleato silenzioso, capace di rafforzare il lavoro dei professionisti e migliorare la vita dei pazienti? Oppure rischiamo di affidarci troppo a una tecnologia che, per quanto avanzata, resta pur sempre una creazione umana? La risposta, come spesso accade, dipenderà non solo dalla scienza, ma anche dalle scelte etiche e sociali dei prossimi anni.

