La prevenzione è una delle armi più importanti nel contrasto alle malattie. Vale a livello individuale, così come a livello sociale e in un contesto di più larga scala: più dati si hanno a disposizione sull’insorgenza di specifiche malattie ed epidemie e più, contestualmente, si può sperare di evitare seri rischi. È per questo che l’apertura di un grande centro di raccolta di dati, operativo dallo scorso mese di gennaio, per l’Africa rappresenta una delle svolte più importanti sul fronte sanitario. Il Central Data Repository (Cdr) ha aperto i battenti ad Addis Abeba e, così come proclamato dai suoi promotori, potrebbe offrire al continente uno strumento inedito per superare alcuni degli atavici ritardi in fatto di prevenzione.
Una vera e propria “intelligence sanitaria”
Secondo i dati dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Cdc), i cui vertici sono stati tra gli artefici della nascita del Cdr, soltanto tra il 2022 e il 2024 nel continente sono emerse 213 criticità. Si tratta di epidemie e crisi umanitarie in grado, nel giro di poche settimane, di mettere in grave crisi i sistemi sanitari locali. Rispetto agli anni precedenti, l’aumento delle criticità è nell’ordine del 40%. Cifre che fanno ben intuire quanto l’Africa necessiti di una costante attenzione sanitaria del proprio territorio. E non, al contrario, di controlli a macchia di leopardo senza dati unitari e confrontabili.
Il Cdr aspira proprio a colmare questa lacuna. Così come affermato dal medico congolese Jean Kaseya, direttore generale del Cdc africano, all’interno dell’istituto verranno convogliati tutti i dati raccolti nelle varie regioni e saranno esaminate le eventuali anomalie: “Il repository centralizzato offre una base unica e affidabile per l’intelligence sulla salute pubblica”, ha dichiarato. Un termine, quello di intelligence sanitaria, molto in voga dagli anni successivi al Covid. Intercettare, cogliere i segnali, capire subito lo sviluppo di malattie ed epidemie è fondamentale per un contrasto immediato. Nel duello contro le varie criticità sanitarie, agire esattamente come una intelligence chiamata ad anticipare le “mosse” dei virus risulta, in questa ottica, quanto mai vitale: “Ci consente di individuare i rischi in anticipo – ha proseguito Kaseya – agire più rapidamente e coordinare le risposte transfrontaliere utilizzando dati coerenti e di alta qualità”.
Il polo sanitario di Addis Abeba
Il Cdr avrà base all’interno del polo che ospita il Cdc africano, ad Addis Abeba. Un dettaglio che non è solo geografico: l’Africa ha infatti scelto, nel corso degli ultimi anni, di avere un proprio hub sanitario di riferimento. Centralizzare è stata cioè la parola d’ordine, un fatto non secondario per un continente spesso diviso e con all’interno piccoli o grandi attori spesso in contrasto. Avere una sede unica, vuol dire avere un riferimento unico e unitario per tutti gli addetti ai lavori africani.
Il polo di Addis Abeba aspira, tra le altre cose, a diventare anche un riferimento internazionale. Con l’Africa spesso sotto i riflettori per via dell’insorgenza di epidemie e malattie, poter attingere ai dati del Cdr sarà importante anche al di fuori del continente. E fornirà, soprattutto, un gran supporto per chi attua ricerche sulle dinamiche di diffusione delle epidemie.

