Skip to content

La sfida del Kenya (e dell’Africa) sulla prevenzione

I numeri, di per sé, sono drammatici: così come riportato dalla giornalista Diana Njuguna, in Kenya ogni giorno muoiono tra le 9 e le 10 donne a causa del cancro all’utero. Ma le cifre da sole non bastano a descrivere...

I numeri, di per sé, sono drammatici: così come riportato dalla giornalista Diana Njuguna, in Kenya ogni giorno muoiono tra le 9 e le 10 donne a causa del cancro all’utero. Ma le cifre da sole non bastano a descrivere la situazione. Il contesto keniano, al pari di quello di gran parte dell’Africa, presenta una complessità impossibile da spiegare solo con i numeri. Il cancro all’utero è infatti un tipo di malattia da cui è possibile guarire grazie a una importante prevenzione. Dunque, se la mortalità è così alta è perché poche persone attuano controlli costanti e continui. E qui vige un vero e proprio paradosso: proprio il Kenya è uno dei Paesi africani più attrezzati per la prevenzione. C’è però un doppio problema: la mancanza della cultura della prevenzione e gli squilibri che impediscono alle parti più povere del territorio di usufruire degli strumenti più importanti.

L’obiettivo “90-70-90”

C’è un piano di riferimento, per un Paese come il Kenya, per sconfiggere la piaga del cancro all’utero. È quello che l’Oms ha ribattezzato “obiettivo 90- 70 – 90”. Così come appare nei protocolli dell’organizzazione, i tre numeri si riferiscono a tre distinti ma egualmente importanti intenti da raggiungere: “Occorre vaccinare il 90% delle ragazze entro i 15 anni – si legge – fare screening al 70% delle donne tra i 35 e i 45 anni con un test ad alte prestazioni e garantire che il 90% di coloro che ricevono la diagnosi riceva trattamenti e cure adeguate entro il 2030″.

Non è un caso se i primi due obiettivi riguardano vaccinazione e screening. Confermano il fatto che la prima arma contro la malattia è legata alla prevenzione. Più test, più controlli e più vaccini garantiscono maggiore protezione e maggiore rapidità nelle diagnosi.

Le due barriere da abbattere

Il paradosso keniano, come sottolineato sempre dalla giornalista Diana Njuguna, rappresenta una ferita molto aperta nella società. Avere le attrezzature per le diagnosi e non raggiungere adeguatamente l’intera popolazione, è un dramma umanitario e rischia di assumere per la sanità locale le sembianze della sconfitta. Nairobi si sta quindi muovendo per seguire il piano dell’Oms. Iniziando dall’abbattere la prima barriera, quella territoriale. Nella capitale esistono strutture pubbliche e private per garantire gli screening e le diagnosi. Basta spostarsi un po’ fuori tuttavia ed ecco che ad emergere è la situazione nella sua complessa drammaticità. Molte località sono lontane dall’ospedale o dal presidio sanitario più vicino, molte donne non hanno la possibilità logistica di raggiungere un centro dove eseguire i necessari e vitali test.

La strategia del governo è quella di portare fuori dalle grandi città le attrezzature, avvicinare le donne ai presidi in cui fare prevenzione. A quel punto, c’è un’altra barriera da superare: quella culturale. Molte donne semplicemente non sanno della presenza di test o non hanno mai avuto modo di essere informate della necessità della prevenzione. In altre ancora, c’è una vera e propria diffidenza. La sfida è tutt’altro che semplice da vincere, ma il fatto stesso che se ne parli è già un importante passo in avanti. Vale per il Kenya, Paese in questo caso preso ad esempio, ma vale per tutta l’Africa. L’attenzione su questo tipo di problemi nel continente non è mai stata alta come adesso.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.