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La sanità africana ha un piano: più vaccini, più farmaci, più autonomia. Entra in vigore la Convenzione di Dakhla

La Convenzione di Dakhla, firmata a novembre in Marocco, adesso è in vigore e rappresenta il più ambizioso progetto sanitario del continente

Fino a oggi si è parlato di propositi e programmi. Si è detto, in particolare, della necessità africana di dotarsi di una propria autonomia e di essere meno dipendente dai mezzi e dai denari che arrivano dall’esterno. Le diminuzioni degli aiuti statunitensi ed europei, i problemi logistici riscontrati a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, appaiono come campanelli d’allarme che richiamano l’importanza a una maggiore indipendenza. Ma il percorso verso una sovranità sanitaria africana mancava ancora di una vera e propria road map, un piano cioè volto a programmare anno dopo anno gli investimenti da attuare e le politiche da portare avanti. A novembre si è parzialmente colmata la lacuna, con la firma della Convenzione di Dakhla in Marocco. Nei giorni scorsi, la convenzione è entrata ufficialmente in vigore e ora l’Africa può guardare a un proprio piano e a un proprio programma per migliorare i propri sistemi sanitari.

Cosa prevede la convenzione di Dakhla

C’è un primo dato di cui tener conto nel commentare il vertice tenuto in Marocco a novembre. Per la prima volta infatti, i vertici politici africani hanno deciso di organizzare un summit dedicato alla sanità, con l’intenzione di stilare una programmazione di breve e medio termine. Si tratta di una svolta culturale di non poco conto: la politica africana, al netto dei vari problemi interni e delle varie dinamiche piuttosto complesse, ha intuito l’importanza di riservare alla sanità un ruolo primario. Circostanza niente affatto scontata in un continente dove soltanto un Paese, il Sudafrica, spende oltre il 15% del proprio Pil per il settore della salute. A Dakhla, i vari governi hanno scritto nero su bianco quelli che sono gli obiettivi da inseguire a livello di comunità africana.

La prima tappa del percorso è fissata per l’anno in corso. Secondo quanto stabilito dalla Convenzione sottoscritta a Dakhla, entro il 2026 si dovranno mettere in campo tutti gli strumenti per il rafforzamento della prevenzione, nonché l’aggiornamento delle competenze dei professionisti e la strutturazione delle prime piattaforme di cooperazione. Un modo, da parte dei responsabili della sanità continentale, per rimarcare l’importanza di partire dalla base. E cioè, per l’appunto, dalla prevenzione e dalla formazione. Su questo primo pilastro, si reggerà l’altro grande obiettivo fissato stavolta per il 2027:il miglioramento nell’accesso a vaccini e farmaci da parte delle varie infrastrutture sanitarie africane. Per issare questo pilastro, i governi hanno concordato una maggiore reciproca collaborazione e un investimento comune tramite le piattaforme di collaborazione stabilite tra i vari Paesi del continente. Il 2028 invece, sarà l’anno dell’implementazione delle partnership tra pubblico e privato. Si tratta del pilastro che riguarda fondamentalmente la sostenibilità economica dell’intera road map africana: l’obiettivo è espandere le collaborazioni già in essere tra governi e privati per arrivare al finanziamento dei progetti più importanti.

Obiettivo 2030

Il programma si articola poi in altri due pilastri da impiantare entro il 2030. Il primo, con scadenza fissata al 2029, ha a che fare con la cosiddetta “resilienza sanitaria“. Così come specificato dal quotidiano marocchino Yabiladi, si tratta dell’obiettivo dei vari governi africani di “preparare i sistemi sanitari alle emergenze”. Ossia rendere la complessa macchina sanitaria fin lì sviluppata resistente ad eventuali nuove crisi sia sanitarie che, come sta accadendo oggi in medio oriente, di natura internazionale.

Ma l’ultima meta, l’ultimo pilastro in grado di sorreggere l’intero progetto, ha come data di riferimento il 2030. E riguarda il completamento dell’autonomia finanziaria e logistica del sistema sanitario africano. Da qui ai prossimi quattro anni, l’obiettivo finale quindi è quello di raggiungere una sostenibilità propria e una sovranità in ambito sanitario capace di rendere il continente realmente autonomo. Per attuarlo, serviranno nuovi fondi ma soprattutto occorrerà ultimare quell’integrazione tra i vari sistemi nazionali sancita dalla convenzione di Daklha.

Per molti osservatori, il documento si mostra fin troppo ambizioso. Diversi sono del resto gli elementi da chiarire, specialmente in ambito finanziario. Tuttavia, da oggi in poi l’Africa ha realmente una road map e un piano più concreto a cui guardare. Un vero e proprio riferimento da cui prendere spunto e grazie al quale accelerare e unificare i progetti di riforma già in corso.

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