Quando si entra a Kigali, capitale del Ruanda, sembra di essere improvvisamente arrivati in una grande città del Golfo Persico: grattacieli, interi quartieri nuovi di zecca, un aspetto moderno che contrasta con i panorami urbani più tipici dell’Africa sub-sahariana. E che subito ricorda come il Ruanda, negli ultimi due decenni specialmente, sia diventato perno dello sviluppo tecnologico africano. Non sorprende dunque sapere che il Paese risulta il più sviluppato dell’area sub-sahariana a livello sanitario. Un dato, su tutti, parla abbastanza chiaro: l’87% della popolazione ruandese, secondo le ultime statistiche, è raggiunto dalla copertura sanitaria. Dietro questo risultato, si celano sì aspetti legati allo sviluppo tecnologico. Ma tutto in realtà è partito dai drammi più bui della storia recente recente. Non mancano inoltre, in previsione futura, incognite e sfide ancora ben lontane dall’essere vinte.
Il sistema delle micro assicurazioni
In Ruanda il prima e il dopo, sul fronte storico e politico, è rappresentato dal 1994. L’anno orribile cioè del genocidio contro i tutsi e gli hutu moderati, in cui nel giro di poche settimane oltre un milione di civili furono trucidati dalle milizie formate da estremisti hutu. Terminato il massacro, la prima esigenza è stata quella di creare le condizioni per una prima riappacificazione sociale. Dare a tutti accesso gratuito alle cure mediche è stato visto, in tal senso, come un qualcosa di essenziale. Il tutto, nonostante un’iniziativa del genere in Africa apparisse quasi inedita. A permettere l’attuazione del progetto sono stati gli ingenti fondi per la ricostruzione piovuti dalla comunità internazionale.
Somme garantite per tre anni, poi ridimensionate. Nel 1998, il governo si è reso conto quindi dell’impossibilità di garantire i servizi con soltanto i fondi internazionali. Fare dietrofront però, al tempo stesso, è stato altrettanto impossibile. Si è così elaborato un esperimento, basato sostanzialmente sulle cosiddette “micro assicurazioni”. In questa maniera, una platea molto ampia di cittadini ha potuto permettersi l’accesso al servizio e pagare una somma per mantenere in piedi il sistema sanitario. Il governo, dal canto suo, ha iniziato ad attingere da risorse interne e fare fronte così al ridimensionamento dei fondi provenienti dall’estero. Oggi il sistema assicurativo è gestito da un organo centrale pubblico, il Rwandan Social Security Board, capace di coprire l’81% della popolazione. Si arriva poi alla cifra sopra citata dell’87%, grazie a un 6% di cittadini coperti da altri schemi assicurativi.
Il ruolo della tecnologia
Ovviamente, così come accennato all’inizio, quando si parla dello sviluppo della sanità in Ruanda è impossibile non fare riferimento allo sviluppo tecnologico su tutti i vari fronti che sta vivendo il Paese. Il presidente Paul Kagame ha puntato molto, a partire dall’inizio del XXI secolo, sugli investimenti stranieri soprattutto sulla tecnologia. Sul sistema sanitario questo ha inciso dotando la capitale di diversi istituti all’avanguardia. Proprio a Kigali, così come sottolineato da Jeune Afrique, sono stati sviluppati autentici corridoi aerei per permettere la consegna di materiale sanitario tramite i droni. Circostanza peraltro di difficile realizzazione in Europa per via delle rigide norme in materia di gestione dello spazio aereo.
Nei mesi scorsi invece, sempre a Kigali sono stati formati diversi medici esperti in chirurgia mini invasiva e interventi robotici. Il Ruanda, in generale, sta diventando riferimento ed esempio per lo sviluppo di una sanità innovativa anche nel cuore dell’Africa. C’è già chi parla, come il professore francese Thierry Berthier sempre su Jeune Afrique, di Ruanda come “startup nation“. Circostanza che ben si sposa quindi con lo sviluppo delle tecnologie in ambito sanitario.
Le incognite future
Non è tutto oro quello che luccica: un detto spesso rimarcato quando si parla di “miracoli economici” o di inaspettati progressi tecnologici. L’espressione in questione vale anche per il Ruanda: Kigali sta compiendo grossi sforzi e indubbiamente la situazione è migliore che da altre parti ma, al tempo stesso, non mancano le incognite. A partire dal fatto che, se da un lato è vero che l’87% della popolazione è coperta dal servizio sanitario, è altrettanto vero che chi abita fuori da Kigali spesso deve far fronte a servizi non ancora ben sviluppati. Lontano dalle cliniche della capitale ospitate in moderni edifici, l’assistenza sanitaria rispecchia l’arretratezza economica delle campagne ruandesi.
C’è poi un’incognita di ordine politico: Kagame ha spesso richiamato gli investitori internazionali (anche in ambito sanitario) puntando sulla stabilità politica del Paese. In realtà, il suo appare sempre più come un potere autoritario, in grado sì di stabilizzare il Ruanda post 1994 ma, al tempo stesso, non in grado di creare una democrazia o un sistema che dia garanzie di tenuta futura. Inoltre, il suo governo ha rischiato un certo isolamento internazionale dopo i recenti fatti che hanno riguardato lo scontro con la Repubblica Democratica del Congo e il sostegno dei ribelli M23.