Nella stesura del primo articolo sulle acque reflue (ne abbiamo parlato qui) c’era un’idea quasi provocatoria: per capire cosa succede davvero in una città bisogna guardare dove nessuno guarda. Dove? Nel labirinto delle fogne: “lì sotto”, i virus lasciano tracce prima che compaia un solo sintomo in superficie. Ebbene, adesso tutto questo è un fatto. Pochi giorni fa, ad Amburgo, in un campione raccolto all’inizio di ottobre, i laboratori hanno trovato poliovirus selvaggio di tipo 1 (WPV1). Il ceppo “vero”, non derivato da vaccino, quello che oggi circola in modo endemico solo in Afghanistan e Pakistan. In Europa non lo vedevamo da più di dieci anni. Eppure, eccolo lì, riapparso nelle fogne di una città perfettamente vaccinata. Un caso raro, importante. E soprattutto, la conferma di ciò che avevamo anticipato.
La notizia più rilevante, e va detta subito, è questa: nessun caso umano, nessuna paralisi, nessuna malattia. Il poliovirus, nella maggior parte dei casi, è invisibile. Si replica nell’intestino senza creare sintomi. Viaggia in silenzio. Passa. E lascia dietro di sé solo un’impronta genetica nelle feci. È quella traccia che il sistema tedesco di sorveglianza ambientale — attivo dal 2021, un sistema capillare e rigoroso — ha intercettato. Il laboratorio del Robert Koch Institute ha confermato tutto: sequenziamento, match genetico, collegamento diretto con un cluster afgano di WPV1.
Cosa è successo ad Amburgo
Cosa significa quanto appena scritto? Che almeno una persona — probabilmente vaccinata e asintomatica — ha eliminato il virus nel sistema fognario. E nessuno, sopra la superficie, se n’è accorto; a parte le fogne che, ancora una volta, hanno visto prima di noi. Quando la notizia è arrivata all’ECDC e all’OMS, la valutazione è stata immediata e molto chiara: rischio molto basso per la popolazione europea, nessuna evidenza di circolazione sostenuta, evento di importazione, non di trasmissione locale. Il motivo? Semplice e potentissimo: la vaccinazione.
In Europa utilizziamo solo il vaccino inattivato (IPV) che protegge in modo eccellente dalla malattia. Questo non impedisce al virus di passare attraverso l’intestino di qualcuno per fortuna senza fare danni; ciò che ferma è quasi totalmente la forma paralitica. E infatti il WPV1 ad Amburgo è rimasto un segnale ambientale, non un problema clinico. I numeri lo confermano: in Germania circa il 90% dei bambini è completamente vaccinato, motivo per cui questo episodio è rimasto ciò che è: un campanello, non un incendio.
Negli ultimi anni l’Europa aveva già intercettato altri poliovirus nelle acque reflue, ma erano quasi tutti ceppi derivati da vaccino (cVDPV2) — un fenomeno raro, legato all’uso dell’OPV in Paesi non europei. Amburgo, invece, cambia la conversazione: qui parliamo di virus selvaggio. E il fatto che sia riemerso proprio in un Paese con un forte sistema di monitoraggio non è casuale. Dal 2010, anno dell’ultimo grande focolaio di WPV1 in Asia centrale, il poliovirus selvaggio non aveva più lasciato tracce in Europa. Questo ritrovamento è il primo dopo anni.
Tuttavia, non significa che il virus “sia tornato”: significa, piuttosto, che abbiamo gli strumenti per accorgerci di un singolo evento di importazione. Ed è questo ciò che vogliamo che accada, esattamente.
Un evento senza precedenti
Dopo il rilevamento, Amburgo ha attivato una task force, ampliato i campionamenti, avviato verifiche con l’OMS, ribadito l’importanza della vaccinazione. Tutto lineare, tutto previsto. Ma c’è stato un gesto ancora più interessante: la Germania ha cancellato i tagli ai fondi destinati alla lotta globale contro la polio, aggiungendo nuovi finanziamenti. Come a dire: se il virus riesce a lasciare l’Afghanistan e a finire nella nostra rete fognaria, allora la lotta all’eradicazione globale ci riguarda da vicino. Si tratta di un promemoria pragmatico: finché esiste un poliovirus da qualche parte, esiste un rischio ovunque.
Questa storia ha un valore che va oltre Amburgo perché è il primo caso europeo di poliovirus selvaggio rilevato in fogna da molti anni. È un evento raro, sì, ma anche estremamente istruttivo e conferma tre cose che abbiamo già iniziato a raccontare:
- Le acque reflue “vedono prima”. Il virus era già lì. Silenzioso. Ma tracciabile.
- Nessun Paese è epidemiologicamente isolato. Un ceppo che nasce dall’altra parte del mondo può riapparire “sotto le strade” di una città europea.
- Senza vaccinazione, questa storia sarebbe molto diversa. L’immunità di comunità ha fatto il suo lavoro, e lo ha fatto bene.
Amburgo chiude quindi un cerchio e ne apre un altro. Ci ricorda che la sicurezza sanitaria non comincia quando arriva un paziente in ospedale, ma molto molto prima. Là dove non guardiamo mai, ma dove ormai sappiamo che vale la pena indagare.