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Negli ultimi anni, si sta rafforzando una forma sempre più visibile di diplomazia sanitaria Sud‑Sud, in cui Paesi emergenti come l’Iran e Cuba stanno sviluppando alleanze dirette con altri Stati del Sud globale. Puntano su formazione, trasferimento tecnologico e produzione locale di vaccini e apparecchiature mediche, bypassando in parte le tradizionali rotte Nord‑Sud.

In particolare, si sta delineando un possibile triangolo di cooperazione Iran-Cuba-Africa: un’alleanza in costruzione, che intreccia il know-how cubano nell’invio di personale medico, l’infrastruttura scientifica iraniana e la crescente domanda africana di cooperazione sanitaria sostenibile e indipendente dai canali occidentali. Tale convergenza non solo mira a colmare lacune strutturali nei sistemi sanitari locali, ma riflette anche una visione alternativa dell’assistenza globale, più orizzontale e meno condizionata da vincoli geopolitici imposti dalle grandi potenze.

Iran: dalla WHA di Ginevra alla rete con Cuba, Armenia e Africa

Nel settembre 2023, l’Iran aveva annunciato la creazione di gruppi di cooperazione sanitaria con Paesi dell’Africa e dell’America Latina, nel contesto del già esistente G5+ (Iran, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Tajikistan e Oms).

Nel maggio‑giugno 2024, nel corso dell’77ᵃ Assemblea Mondiale della Sanità a Ginevra, il Ministro della Salute iraniano Bahram Einollahi ha incontrato i suoi omologhi di Cuba, Armenia e Zimbabwe per discutere di cooperazione in campo medico e tecnologico, anche sulla base del successo della produzione congiunta del vaccino Soberana durante la pandemia Covid‑19.

Ad aprile 2025, secondo media iraniani, durante un vertice a Teheran dedicato all’Africa, un alto funzionario sanitario ha illustrato l’intenzione di rafforzare le collaborazioni in ambiti come produzione farmaceutica, ricerca, infrastrutture sanitarie, formazione e telemedicina. In quell’occasione, l’Iran ha invitato esperti africani a stabilire rapporti con università e imprese sanitarie iraniane.

La relazione con Cuba è definita “strategica” e si fonda su una solida solidarietà politica, alimentata da commissioni congiunte e da cooperazioni settoriali in ambito vaccinale, formativo e tecnologico.

Cuba e la tradizione consolidata di cooperazione sanitaria globale

Cuba rappresenta un esempio emblematico di medical diplomacy. Dal primo contingente inviato in Algeria nel 1963 ad oggi, diverse generazioni di medici e infermieri cubani sono stati schierati in risposta a emergenze sanitarie (terremoti, epidemie, etc…) o nell’ambito di accordi bilaterali con Paesi del Sud che necessitano di personale medico.

Durante la crisi Ebola in Africa occidentale del 2014, Cuba inviò circa 465 operatori sanitari quali medici, epidemiologi e chirurghi in Sierra Leone, Guinea e Liberia, risultando il contributore più consistente rispetto ad altri Stati.

Nel corso degli anni, oltre 50 000 operatori sanitari cubani hanno operato in decine di Paesi come Brasile, Venezuela, Zimbabwe, Kenia, Sudafrica, Timor Est, contribuendo alla capillarità dell’assistenza sanitaria in zone rurali o svantaggiate e potenziando università mediche locali.

Iran e Africa, una cooperazione sanitaria in espansione

Negli ultimi due anni, l’Africa è diventata un asse centrale della strategia sanitaria estera dell’Iran. Durante il Vertice Iran-Africa dell’aprile 2025 a Teheran, il Ministro della Salute iraniano ha evidenziato l’impegno a espandere le collaborazioni nei settori di produzione farmaceutica, costruzione di ospedali, formazione di medici e specialisti, e telemedicina. L’obiettivo dichiarato è duplice. Contribuire al miglioramento della salute pubblica nei paesi partner e promuovere l’industria biomedica iraniana come leva diplomatica e commerciale.

Il governo iraniano ha anche invitato delegazioni africane a visitare centri di eccellenza e università mediche, sottolineando la disponibilità a trasferire tecnologie e offrire borse di studio per la formazione avanzata. In cambio, cerca partenariati stabili che possano aprire nuovi mercati per le sue imprese farmaceutiche pubbliche e private.

Non è un caso che l’Iran stia cercando alleanze sanitarie bilaterali con Paesi come Zimbabwe, Senegal e Nigeria, alcuni dei quali già collaborano con Cuba in programmi di assistenza medica. Questo crea un possibile triangolo di cooperazione Iran-Cuba-Africa, che da una parte vede il know-how cubano in interventi umanitari, dall’altra l’infrastruttura scientifica e produttiva dell’Iran.

Queste alleanze rispondono anche alla crescente esigenza dei Paesi africani di diversificare i propri partner sanitari, dopo le criticità emerse durante la pandemia di Covid-19, quando molti Stati africani furono lasciati ai margini della distribuzione di vaccini da parte dei produttori occidentali.

Sostenibilità e criticità delle modalità di cooperazione Sud‑Sud

Le iniziative di Iran e Cuba condividono un approccio ibrido, che unisce solidarietà e strategia geopolitica. Da un lato, il miglioramento dell’accesso alle cure, la formazione di personale locale e il rafforzamento dei sistemi sanitari. Dall’altro, l’utilizzo della cooperazione sanitaria come leva diplomatica verso Paesi politicamente sensibili o distanti dagli equilibri imposti da Washington e Bruxelles.

Studi recenti indicano che le missioni cubane sono spesso rivolte a Stati con gravi carenze di personale medico, con disuguaglianze territoriali marcate o colpiti da emergenze sanitarie, specialmente nei Paesi a basso reddito che faticano a trattenere i propri operatori.

Tuttavia, emergono anche delle criticità. Ad esempio, le condizioni lavorative dei medici cubani all’estero, le tensioni con gli ordini professionali locali come in Brasile o Sudafrica, e il rischio che queste missioni sostituiscano, piuttosto che rafforzare, i sistemi sanitari autoctoni.

La cooperazione sanitaria Sud‑Sud, pur avendo nell’asse Iran-Cuba-Africa uno dei suoi sviluppi più visibili, non si esaurisce in questi attori. Paesi come India e Cina stanno investendo da anni in progetti sanitari in Africa, Asia e America Latina in forniture di vaccini come Covaxin e Sinopharm, costruzione di ospedali e programmi di formazione specialistica. Questo contribuisce a delineare un ecosistema multilaterale in espansione, dove le collaborazioni tra Paesi del Sud del mondo cercano di ridefinire le regole del gioco della salute globale.

Questo slancio verso l’Africa avviene inoltre in un contesto delicato per l’Iran. Le recenti tensioni militari con Israele, culminate anche in attacchi a infrastrutture sanitarie e nella parziale militarizzazione del personale medico, sollevano interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine dei progetti di cooperazione e sulla reale capacità di Teheran di coniugare ambizioni internazionali e resilienza interna nel settore sanitario.

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