L’eradicazione della polio rimane ancora un obiettivo raggiungibile ma la malattia rimane particolarmente endemica in due Paesi: Afghanistan e Pakistan. Qui, nel 2024, si è infatti registrato un aumento dei casi di poliovirus selvaggio di tipo 1 (WPV1) e oltre 100 bambini sono rimasti paralizzati.
Nel 2025, la trasmissione endemica di WPV1 non si placa, con una tendenza all’espansione geografica in nuove province e distretti, in particolare lungo il corridoio epidemiologico transfrontaliero tra Sud Afghanistan e Pakistan.
Progressi e sfide
Dal 1988, i casi di polio sono diminuiti del 99,9% grazie alle campagne vaccinali globali. Il poliovirus selvaggio di tipo 2 e quello di tipo 3 sono stati dichiarati eradicati rispettivamente nel 2015 e 2019; in circolazione resta solo il tipo 1.
In Pakistan, nel 2024 sono stati confermati 73 casi di WPV1, con nuovi casi ancora nel 2025. In Afghanistan, nel 2024 se ne sono verificati 25, il numero più alto degli ultimi quattro anni, anche a causa delle limitazioni alle campagne vaccinali imposte dai talebani.
Sospensioni e limitazioni si sono verificate, sempre per motivi di sicurezza e instabilità politica, in altre aree come a Gaza e nello Yemen settentrionale.
L’Italia mantiene lo status di “polio free” dal 2002, grazie a un’alta copertura vaccinale e a un sistema di sorveglianza efficace.

Nuove strategie e strumenti
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e la Global Polio Eradication Initiative (Gpei) puntano a interrompere la trasmissione del WPV1 entro il 2027 e quella dei poliovirus derivati dal vaccino (cVDPV2) entro il 2029.
Si stanno adottando nuove strategie di vaccinazione, tra cui campagne “site-to-site” e campagne sincronizzate (in Pakistan e Afghanistan), per migliorare la copertura nelle aree a rischio.
È stato inoltre introdotto un nuovo vaccino orale contro il poliovirus di tipo 2 in risposta alle epidemie da poliovirus variante, come quella a Gaza nel 2024.
I leader sanitari internazionali sono concordi nel considerare l’eradicazione globale della polio una questione di “quando” e non di “se”. Sottolineano poi la necessità di poter contare su fondi e impegno continuo per raggiungere gli ultimi bambini non vaccinati.
Detto altrimenti, l’eradicazione della poliomielite rappresenta uno degli obiettivi più ambiziosi e complessi della sanità pubblica globale.
Dopo decenni di progressi, il traguardo si è rivelato molto più complicato del previsto, non solo per ragioni biologiche ed epidemiologiche, ma soprattutto per la natura intrinsecamente politica, sociale e sistemica delle ultime sacche di trasmissione.
Governance globale e ownership nazionale
Il successo delle strategie di eradicazione dipende in misura cruciale dalla capacità di generare e mantenere un forte impegno politico a tutti i livelli.
L’esperienza della Global Polio Eradication Initiative mostra che, nei Paesi dove la leadership politica si è tradotta in ownership nazionale e responsabilità condivisa, i progressi sono stati rapidi e sostenibili. Al contrario, dove la polio è rimasta endemica (Afghanistan, Pakistan), la debolezza delle istituzioni, la frammentazione del potere e la presenza di conflitti armati hanno ostacolato campagne vaccinali efficaci, accesso alle popolazioni mobili e adozione di strategie integrate.
Le strategie più recenti richiedono una “All of Government and All of Society approach” – come sottolineato dal Technical Advisory Group per l’Afghanistan – in cui il coinvolgimento trasversale di tutti i livelli amministrativi e della società civile è indispensabile per superare resistenze, garantire sicurezza agli operatori e assicurare la continuità delle campagne anche in aree instabili.

Sfide operative e adattamento strategico
L’analisi delle strategie di implementazione mostra come i principali ostacoli non siano solo logistici, ma anche legati alla fiducia delle comunità, alla disinformazione e alla mancanza di integrazione con altri servizi sanitari.
Le campagne verticali, non integrate con i bisogni percepiti dalle popolazioni, rischiano di essere percepite come estranee o imposte, alimentando rifiuti e boicottaggi (come è successo recentemente per il Covid).
La strategia 2022-2026 del Gpei enfatizza quindi:
- Advocacy politica adattata ai contesti locali, con mappatura degli stakeholder e coinvolgimento delle leadership comunitarie.
- Integrazione delle campagne polio con altri interventi sanitari e sociali, per aumentare l’accettazione e l’impatto.
- Empowerment e protezione della forza lavoro in prima linea, spesso composta da donne, la cui partecipazione è cruciale per accedere alle famiglie e ai bambini più vulnerabili.
Coordinamento regionale e flussi migratori
Le aree di confine e i corridoi migratori rappresentano i principali vettori di persistenza e diffusione del poliovirus, come dimostrato dalle epidemie di cVDPV2 nel bacino del Lago Ciad e nel Sahel. Il successo delle strategie di eradicazione in queste aree dipende dalla capacità di:
- Sincronizzare le campagne vaccinali tra paesi confinanti.
- Implementare sistemi di sorveglianza ambientale e di caso condivisi.
- Garantire copertura anche alle popolazioni mobili e transfrontaliere, spesso escluse dai sistemi sanitari nazionali.
La dimensione politica di questi sforzi è centrale: solo un elevato livello di commitment governativo, supportato da accordi multilaterali e da una governance regionale efficace, può assicurare la sostenibilità delle azioni e la tempestività delle risposte.
L’esperienza della pandemia di Covid-19 ha evidenziato la vulnerabilità dei programmi verticali a shock sistemici e la necessità di rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari. Bisogna inoltre sottolineare un altro aspetto: la polio, come altre malattie prevenibili da vaccino, rischia di riemergere in presenza di crisi politiche, tagli ai finanziamenti, campagne anti-vaccino o perdita di fiducia nelle istituzioni internazionali.

Prospettive future
Per gli scienziati e i decisori politici, la situazione è dunque chiara. L’eradicazione della polio non è solo una questione tecnica, ma richiede una governance multilivello, una diplomazia sanitaria efficace e la capacità di adattare le strategie ai contesti politici e sociali locali.
La sostenibilità del risultato finale dipenderà dalla capacità di integrare la sorveglianza polio nei sistemi sanitari ordinari, evitando la perdita delle competenze e delle infrastrutture costruite in decenni di investimenti. È necessario poi rafforzare la ricerca sull’implementazione e sugli outcome delle strategie adottate, per garantire che le lezioni apprese siano trasferibili ad altri programmi di salute globale. La lotta alla disinformazione, il coinvolgimento delle comunità e la promozione dell’equità nell’accesso ai vaccini restano pilastri irrinunciabili.
In sintesi, l’eradicazione della poliomielite è una sfida che va ben oltre la biologia del virus: è un banco di prova della capacità della comunità internazionale di coordinarsi, adattarsi e innovare in risposta a minacce sanitarie globali, in un mondo sempre più interconnesso e complesso.
Principali ostacoli nell’eradicazione della polio e strategie per superarli
L’eradicazione della poliomielite ha incontrato numerosi ostacoli, sia di natura tecnica che socio-politica, che ne hanno rallentato il completamento nonostante i notevoli successi globali. Ecco i principali ostacoli emersi e le strategie raccomandate per superarli:
1. Mancanza di sostegno politico e finanziario
In molti Paesi endemici, la mancanza di un forte supporto politico e di investimenti adeguati ha limitato la capacità di implementare campagne vaccinali su larga scala e di garantire la copertura totale della popolazione infantile.
Per superare questo ostacolo bisogna rafforzare l’impegno politico a tutti i livelli, promuovere la responsabilità nazionale e assicurare finanziamenti stabili e trasparenti. La recente strategia globale punta su advocacy, misurazione delle performance e coinvolgimento di nuovi partner per aumentare la titolarità locale.
2. Rifiuto della vaccinazione e sfiducia nelle istituzioni
La resistenza alla vaccinazione, dovuta a sfiducia verso governi, operatori sanitari e organizzazioni internazionali, spesso alimentata da disinformazione, specie sui social media, credenze religiose o esperienze negative pregresse, ha causato battute d’arresto soprattutto in Nigeria, Pakistan e Afghanistan.
Si richiede di coinvolgere leader politici comunitari, promuovere campagne di comunicazione culturale e linguistica mirate, integrare la vaccinazione con altri servizi sanitari richiesti dalla comunità (acqua, nutrizione, istruzione), e rafforzare la presenza di operatori locali, in particolare donne, per costruire fiducia.
3. Instabilità geopolitica e conflitti armati
In aree di conflitto, come Afghanistan, Yemen e alcune regioni della Nigeria, l’accesso alle popolazioni è reso difficile dalla presenza di gruppi armati, sfollamenti e insicurezza, che impediscono campagne vaccinali regolari e sorveglianza efficace.
In tal caso è fondamentale negoziare l’accesso umanitario con tutte le parti in conflitto, utilizzare team mobili e strategie flessibili (es. postazioni di transito, cliniche mobili), coinvolgere ONG locali e internazionali, e adottare tecnologie innovative per il monitoraggio e la logistica.
4. Popolazioni mobili, nomadi e difficili da raggiungere
Le popolazioni nomadi, migranti o che vivono in aree remote sfuggono spesso ai programmi di vaccinazione di routine, mantenendo sacche di suscettibilità e rischi di trasmissione.
Bisognerebbe dunque creare postazioni di vaccinazione permanenti nei punti di transito, mappare digitalmente le popolazioni mobili, rafforzare la sorveglianza ambientale e le campagne “mopping up” per coprire rapidamente eventuali focolai.
5. Limiti dei vaccini e focolai da virus derivato dal vaccino (cVDPV)
Il vaccino orale (OPV), pur essendo fondamentale per l’eradicazione, può in rari casi mutare e causare focolai di polio vaccinale nei non vaccinati. L’uso del solo vaccino inattivato (IPV) protegge dalla malattia, ma non sempre interrompe la trasmissione intestinale del virus.
Appare utile introdurre nuovi vaccini orali geneticamente stabilizzati (nOPV2), rafforzare la sorveglianza delle acque reflue, mantenere alte coperture vaccinali e integrare le strategie vaccinali a seconda del contesto epidemiologico.
6. Copertura vaccinale insufficiente e “zero-dose children”
I bambini che non hanno ricevuto nessuna dose di vaccino (zero-dose) rappresentano il principale serbatoio per la trasmissione e l’emergere di nuovi focolai.
Le strategie per ovviare l’ostacolo, in questo caso, coincidono con l’identificazione e il raggiungimento di questi bambini tramite campagne mirate, utilizzo di dati digitali, collaborazione con le comunità locali e rafforzamento dell’immunizzazione di routine.
7. Sorveglianza e risposta rapida ai focolai
Un altro ostacolo? La mancanza di sistemi di sorveglianza efficaci può ritardare l’identificazione di nuovi casi e la risposta tempestiva, favorendo la diffusione del virus.
Il suggerimento è qui quello di potenziare la sorveglianza della paralisi flaccida acuta, integrare la sorveglianza ambientale, investire in laboratori diagnostici e garantire una risposta rapida e coordinata ai focolai.

Lezioni apprese dall’iniziativa di eradicazione della polio applicabili ad altre iniziative sanitarie
L’Iniziativa Globale per l’Eradicazione della Polio rappresenta uno dei più grandi sforzi sanitari internazionali della storia e ha generato numerose lezioni strategiche, operative e sociali che possono essere adattate e applicate ad altre campagne di salute pubblica.
1. Mobilitazione e formazione su larga scala
La Gpei ha dimostrato l’importanza di mobilitare e formare milioni di volontari, operatori sanitari, raggiungendo anche comunità mai toccate da altre iniziative sanitarie. Questo approccio ha permesso di portare interventi sanitari in aree remote e trascurate, creando una rete capillare di risorse umane che può essere riutilizzata per altre emergenze sanitarie.
2. Sorveglianza e risposta rapida
La creazione di sistemi di sorveglianza standardizzati e in tempo reale, capaci di tracciare casi sospetti e rispondere rapidamente a nuovi focolai è stata fondamentale. Questo modello può essere trasferito ad altre malattie infettive, migliorando la capacità di risposta globale e locale alle emergenze.
3. Coinvolgimento e mobilitazione delle comunità
La Gpei ha insegnato che il coinvolgimento attivo delle comunità, la sensibilizzazione e la comunicazione adattata ai contesti locali sono essenziali per superare la diffidenza, aumentare la domanda di servizi e garantire la sostenibilità degli interventi.
4. Integrazione con altri servizi sanitari
L’integrazione delle campagne antipolio con altri servizi sanitari (ad esempio vaccinazioni contro il morbillo, distribuzione di zanzariere, registrazione delle nascite) ha permesso di massimizzare le risorse, aumentare l’accettazione e rafforzare i sistemi sanitari locali. Questa strategia è particolarmente utile in contesti fragili e può essere replicata per altre priorità di salute pubblica.
5. Raggiungere popolazioni difficili e ad alto rischio
L’esperienza polio ha sviluppato strategie per raggiungere popolazioni mobili, migranti, nomadi e comunità in aree di conflitto, grazie a campagne adattate, cooperazione transfrontaliera e sorveglianza ambientale. Queste pratiche sono cruciali per altre malattie che richiedono coperture elevate e continuità degli interventi.
6. Adattamento in contesti di crisi e conflitto
La capacità di adattare le strategie operative in aree colpite da conflitti o crisi umanitarie, integrando le attività polio con aiuti umanitari e altri servizi di base, rappresenta una lezione chiave per la resilienza dei programmi sanitari in contesti instabili.
7. Cooperazione e governance globale
L’iniziativa polio ha rafforzato il principio della cooperazione internazionale e della solidarietà globale, sottolineando la necessità di coordinamento tra Paesi per prevenire la reintroduzione di malattie e garantire l’equità nell’accesso alla salute.
8. Documentazione, condivisione e transizione delle competenze
La sistematica raccolta, documentazione e condivisione delle lezioni apprese è fondamentale per la transizione delle infrastrutture e delle competenze verso altri programmi sanitari, assicurando che i successi e gli errori passati diventino patrimonio comune per la salute globale.
Considerazioni finali
Le lezioni dell’eradicazione della polio – dalla mobilitazione comunitaria all’integrazione dei servizi, dalla sorveglianza avanzata alla cooperazione internazionale – costituiscono un modello replicabile per molte altre sfide sanitarie, dalla lotta alla malaria alla risposta a nuove pandemie. Applicare queste best practice può accelerare il progresso verso obiettivi di salute pubblica globale e rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari.
Il supporto politico è un fattore determinante per il successo delle campagne vaccinali contro la poliomielite e, più in generale, per il raggiungimento di elevate coperture vaccinali. L’impegno delle istituzioni si riflette su diversi livelli:
Leadership e advocacy: un forte sostegno politico favorisce la priorità delle vaccinazioni nell’agenda sanitaria nazionale, mobilita risorse economiche e umane e promuove la collaborazione tra autorità sanitarie, operatori, società civile e comunità scientifica. La leadership politica è fondamentale per garantire strategie vaccinali efficaci, stabili nel tempo e capaci di raggiungere anche le popolazioni più difficili.
Implementazione di strategie nazionali: il supporto politico consente l’introduzione e il mantenimento di programmi di vaccinazione su scala nazionale, assicurando la sostenibilità finanziaria e la continuità delle campagne anche in situazioni di crisi o cambiamento di governo. Questo è particolarmente importante per la polio, dove la copertura deve essere mantenuta costantemente elevata per prevenire la ricomparsa della malattia.
Gestione della disinformazione e dell’esitazione vaccinale: le istituzioni politiche possono contrastare efficacemente la disinformazione, promuovendo campagne di comunicazione chiare e basate su evidenze, coinvolgendo leader religiosi, comunitari e influencer locali. L’esperienza della polio in Pakistan mostra che la mancanza di supporto politico e la diffusione di teorie complottiste hanno compromesso la copertura vaccinale, mentre un’azione istituzionale decisa può rafforzare la fiducia della popolazione.
Monitoraggio e innovazione: il supporto politico favorisce l’adozione di tecnologie digitali per il monitoraggio delle coperture, la creazione di anagrafi vaccinali e la raccolta di dati utili per interventi mirati e tempestivi.
Risposta alle emergenze e coordinamento internazionale: in contesti di crisi, conflitti o migrazioni, il sostegno delle istituzioni è essenziale per garantire l’accesso ai vaccini, la protezione degli operatori sanitari e il coordinamento con organizzazioni internazionali e ONG.
In sintesi, il supporto politico influenza direttamente la copertura vaccinale contro la polio attraverso la priorità data alle vaccinazioni, la mobilitazione di risorse, la gestione della comunicazione e la capacità di risposta alle emergenze. Senza un impegno politico chiaro e continuativo, anche i migliori strumenti tecnici rischiano di non raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione.
Situazione della poliomielite in Italia e in Europa: rischi attuali e futuri
Italia e tutta la Regione Europea dell’OMS sono ufficialmente polio-free dal 2002 e mantengono questo status da oltre vent’anni, grazie a campagne vaccinali capillari, obbligatorietà della vaccinazione e sistemi di sorveglianza avanzati.
La copertura vaccinale in Italia resta elevata, con percentuali vicine o superiori al 95% nella popolazione pediatrica. Il vaccino utilizzato dal 2002 è esclusivamente quello inattivato (IPV), che non comporta i rischi di polio associata al vaccino orale OPV e garantisce una protezione molto elevata.
Il calendario vaccinale italiano prevede quattro dosi di IPV nei primi anni di vita e un richiamo in età scolare (5-6 anni). In Europa, la situazione è simile: la maggior parte dei Paesi UE/SEE mantiene una copertura vaccinale superiore al 90% a livello nazionale, anche se esistono aree subnazionali dove la copertura è inferiore, con rischio di “sacche” di suscettibilità.
Importazione e sorveglianza
Rischio di reintroduzione: finché il poliovirus selvaggio (WPV1) circola in alcune aree del mondo (Afghanistan, Pakistan) e persistono focolai di poliovirus derivato da vaccino (cVDPV) in altre regioni, non si può escludere la possibilità di importazione del virus in Europa tramite viaggiatori o flussi migratori.
Rilevamenti nelle acque reflue: nel 2024, poliovirus di tipo 2 derivato da vaccino è stato identificato nelle acque reflue di cinque Paesi europei (Finlandia, Germania, Polonia, Spagna, Regno Unito), senza casi clinici, ma con la conferma che il rischio di trasmissione silente esiste. Questi episodi sottolineano l’importanza della sorveglianza ambientale e della necessità di mantenere alti livelli di immunità nella popolazione.
Coperture vaccinali eterogenee: a livello subnazionale, solo il 39% dei distretti europei raggiunge il 90% di copertura vaccinale, lasciando alcune comunità vulnerabili a possibili focolai in caso di reintroduzione del virus.

Durata della protezione e richiami per i nati dopo il 2000
Dal 2002, in Italia si usa solo il vaccino IPV, che induce una protezione molto elevata ma, a differenza dell’OPV, non garantisce un’immunità intestinale robusta e la protezione può diminuire dopo molti anni.
Il ciclo vaccinale prevede quattro dosi nei primi anni di vita e un richiamo in età scolare; in alcune regioni o per alcune categorie a rischio (viaggiatori in aree endemiche, operatori sanitari), può essere raccomandato un ulteriore booster in adolescenza o età adulta. La maggior parte degli adulti vaccinati da bambini non necessita di ulteriori richiami, ma chi si reca in aree a rischio dovrebbe effettuare una dose di richiamo se l’ultima è stata somministrata da più di 10 anni.
Le autorità sanitarie europee e italiane sottolineano la necessità di mantenere sistemi di sorveglianza sensibili (clinica, ambientale e delle paralisi flaccide acute) per individuare tempestivamente eventuali casi o circolazione del virus. È fondamentale colmare eventuali lacune vaccinali, soprattutto tra i bambini e le comunità con copertura inferiore, e mantenere la capacità di risposta rapida in caso di focolai.
In sintesi, Italia e Europa sono polio-free, ma il rischio di reintroduzione esiste, soprattutto per la presenza di poliovirus in altre parti del mondo e per la rilevazione di virus nelle acque reflue europee. La protezione vaccinale nei nati dopo il 2000 resta molto alta grazie al ciclo IPV, ma per chi è a rischio o viaggia in aree endemiche è raccomandato un booster ogni 10 anni circa.
I rischi futuri? Eccoli: calo delle coperture, gruppi non vaccinati, importazione del virus e trasmissione silente sono le principali minacce. Mantenere alta la vigilanza e la copertura vaccinale è l’unica strategia efficace per prevenire il ritorno della polio in Europa.

