Non solo petrolio e non solo gas: dallo Stretto di Hormuz passano anche materiali e materie prime non direttamente ricollegabili al settore energetico. La preoccupazione massima in questi giorni è ovviamente legata al mancato arrivo di scorte di greggio in Europa e in Asia e al conseguente aumento dei prezzi, a livello internazionale, degli idrocarburi. Ma, per l’appunto, altri comparti vitali a livello economico e sociale stanno iniziando a soffrire per carenze di scorte e per l’impennata dei prezzi. A partire dalla sanità, ancorata alle importazioni dal Golfo di diversi materiali indispensabili per garantire la continuità dei servizi. E adesso molte associazioni, in Italia come all’estero, lanciano l’allarme.
La mancanza di elio dal Qatar
Il Qatar è noto per produrre soprattutto gas. Del resto, circa il 30% del gas Gnl che viene importato dall’Italia ad esempio, proviene proprio dagli stabilimenti qatarioti. Forse in pochi sanno però che il piccolo Stato del Golfo è essenziale anche per la produzione di elio. Almeno un terzo dell’intera domanda globale di elio viene soddisfatta proprio grazie all’export del Qatar. Ma ora gli stabilimenti sono fermi. La produzione è stata fermata da Doha dopo l’attacco iraniano avvenuto nei giorni scorsi a Ras Laffan. Ossia il più importante impianto del Paese, in cui viene raffinato e stoccato anche l’elio. Il materiale già uscito dall’impianto a febbraio invece, è ancora nei porti in attesa che la navi possano un giorno tornare a passare da Hormuz.
Di fatto, nel giro di pochi mesi il mondo potrebbe trovarsi con una quantità di elio inferiore del 30%. Un problema importante per la produzione di chip. Ma è soprattutto un problema per la sanità. I produttori di chip possono infatti assorbire lo shock con più facilità e diversificare le fonti di approvvigionamento. A spiegarlo in un’intervista rilasciata su EuroNews è stato Dan Hutcheson, vice presidente di TechInsights. Quest’ultima è una delle principali società addette al monitoraggio dell’industria dei semiconduttori e della microelettronica: “Le interruzioni dell’elio in Qatar avranno probabilmente un impatto trascurabile sulle vendite di semiconduttori – ha dichiarato – perché i responsabili delle catene di fornitura hanno sempre agito rapidamente per risolvere i problemi”.Nel comparto sanitario la situazione è diversa. Gli spazi di manovra per produttori e fornitori sono molto più limitati, la gestione di una crisi è quindi molto più difficile.
L’elio, ad esempio, è essenziale per le macchine per la risonanza magnetica. Senza importanti quantità di elio liquido, gli scanner non potrebbero funzionare. Dunque, molti ospedali in tutto il mondo rischierebbero di dover ridurre o annullare le visite per i pazienti e i clienti. Con un rischio ben evidente per salute, visto che spesso le risonanze servono per la prevenzione di malattie o per l’affidabilità delle diagnosi.
La “tempesta perfetta”
Il discorso legato alla mancanza di elio dal Qatar è solo uno degli esempi riguardanti il comparto sanitario. Il blocco dello Stretto di Hormuz sta comportando un ritardo nelle consegne di altri materiali importanti, così come di attrezzature sanitarie prodotte nella regione. A rischio, come denunciato da diverse associazioni internazionali, è anche la filiera dei farmaci. Senza prodotti petrolchimici importati dal Golfo, lo spettro è quello di veder ridotta drasticamente la produzione di paracetamolo, antibiotici, antidiabetici. Così come anche di farmaci oncologici, con tutte le conseguenze del caso per chi presenta patologie gravi.
In Italia, sono associazioni come l’Amsi e l’Umem a lanciare l’allarme: “Una tempesta perfetta sanitaria è destinata a impattare anche sui sistemi europei, dipendenti dalle materie prime e dai principi attivi provenienti dall’estero”, si legge in una nota pubblicata nei giorni scorsi. La tempesta ancora non è arrivata, ma l’impressione è che i nostri sistemi sanitari rischiano di farsi trovare decisamente impreparati. Esattamente come accaduto nel 2020, quando in quel caso la tempesta è stata rappresentata dalla pandemia da Coronavirus.