Aliene ed invasive. Così vengono definite alcune note zanzare del genere Aedes. Le zanzare non conoscono confini, né politici, né climatici: in un mondo globalizzato, dove merci, persone e animali viaggiano da un continente all’altro in tempi rapidissimi, anche questi piccoli insetti hanno imparato a spostarsi, adattarsi e colonizzare nuovi territori.
Sono aliene perché originano dalle regioni tropicali e subtropicali del nostro pianeta e invasive (cioè capaci di adattarsi e “invadere” nuove aree) per una combinazione di fattori biologici, ecologici e comportamentali che le rendono particolarmente adattabili ai cambiamenti ambientali e alle attività umane.
Innanzitutto, depongono le uova in piccoli ristagni d’acqua, anche artificiali come sottovasi, secchi o contenitori di plastica, rendendo facile la loro diffusione in ambienti urbani. Le uova sono resistenti alla disidratazione e possono sopravvivere per lungo tempo, riattivandosi con la pioggia o l’umidità. Inoltre, hanno cicli riproduttivi rapidi e si adattano a temperature molto diverse.
Le zanzare in un mondo globalizzato
Aedes aegypti e Aedes albopictus (nota a tutti come zanzara tigre) sono le due specie di zanzare Aedes più conosciute e sorvegliate a livello globale. Aedes aegypti, originaria delle regioni tropicali dell’Africa, è riuscita a colonizzare oltre 120 Paesi nel mondo, diffondendosi non solo nelle aree tropicali e subtropicali, ma anche in zone temperate caratterizzate da climi miti. La zanzara tigre, Ae. albopictus, originaria del Sud-Est asiatico, ormai diffusa anch’essa a livello mondiale, ha saputo colonizzare con particolare efficienza l’area del Mediterraneo già nel 1979, quando alcune uova furono accidentalmente introdotte in Albania tramite una nave cargo.
I cambiamenti climatici caratterizzati in particolar modo da inverni più miti, maggiore umidità, ed estati più lunghe hanno favorito la sopravvivenza e la proliferazione di queste zanzare anche in aree precedentemente inadatte. The Guardian ha di recente rilanciato l’allarme, sottolineando che proprio il cambiamento climatico sta accelerando la diffusione delle malattie trasmesse dalle zanzare aliene ed invasive, soprattutto nel continente europeo. Ma il clima non è l’unico fattore. La crescita urbana incontrollata, i continui spostamenti in un mondo sempre più connesso e la ridotta efficienza dei sistemi di controllo hanno contribuito alla diffusione delle Aedes.
Queste “invasioni silenziose” ci pongono però davanti a una verità ineludibile: la geografia del rischio sanitario non è più quella di un tempo. Le zanzare del genere Aedes sono infatti vettori di alcuni tra i virus più rilevanti per la salute pubblica mondiale, tra cui dengue, chikungunya, Zika e febbre gialla. Questo significa che, pungendo una persona infetta, possono acquisire il virus e trasmetterlo successivamente a individui sani, innescando focolai anche in aree dove queste malattie non erano mai state segnalate.
Una minaccia da non sottovalutare
Un recente studio pubblicato sulla rivista Lancet Planetary Health ha esaminato l’intervallo di tempo tra l’insediamento stabile della zanzara tigre in diverse regioni europee e la comparsa dei primi focolai autoctoni di malattie come dengue e chikungunya. I risultati mostrano una tendenza all’accorciamento di questo intervallo, evidenziando una crescente rapidità nella transizione da semplice presenza dell’insetto a trasmissione locale dei virus.
L’Europa si sta quindi avvicinando a una situazione di endemia, con un rischio sanitario che da episodico sta diventando sempre più persistente. Le aree più vulnerabili risultano essere quelle in cui la temperatura media estiva supera i 20 °C, ma ricordiamo nuovamente che anche altri fattori quali la densità di popolazione, l’urbanizzazione, le condizioni socioeconomiche ed le infezioni “da importazione” contribuiscono in modo significativo ad accrescere il rischio.
L’Italia tra i Paesi europei è sicuramente un testimone importante in relazione della progressiva endemizzazione di malattie “esotiche” trasmesse da zanzare. Se, ad esempio, diamo uno sguardo ai dati relativi alla dengue, negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento significativo dei casi, con un’evoluzione preoccupante verso una trasmissione autoctona del virus, un tempo considerato esclusivamente “di importazione”. Se nel decennio 2010-2021 la quasi totalità dei casi di dengue registrati nel nostro paese era associata a viaggi all’estero, a partire dal 2020 infatti la situazione ha iniziato a cambiare. In quell’anno, è stato individuato in Veneto il primo focolaio autoctono, con 10 casi trasmessi localmente dalla zanzara tigre. Dal 2023 in poi si è osservato un netto aumento: solo nel 2023 sono stati segnalati 82 casi autoctoni in Lombardia e Lazio, mentre nel 2024 le trasmissioni locali sono salite a 213, coinvolgendo ampie aree del Paese, dal nord al sud.
Alla luce di questi dati e dell’attuale e futura diffusione delle zanzare, diventa fondamentale per tutti i Paesi rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica e ambientale, investire in strategie di prevenzione di tipo integrato e adottare misure tempestive e coordinate. In particolare nelle grandi città, occorre mantenere aggiornate le mappe di rischio sanitario includendo non solo le proiezioni climatiche, ma anche le trasformazioni socioeconomiche e urbanistiche in atto, che potrebbero farvorire l’insediamento di questi insetti vettori.