Così il Ruanda usa l’intelligenza artificiale nella sanità e apre una strada all’Africa

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Uno dei problemi più noti legati all’intelligenza artificiale, riguarda l’uso della lingua. Buona parte dei sistemi è stata sviluppata in inglese e diversi governi hanno posto nei mesi scorsi la questione dell’utilizzo di diversi dispositivi, indispensabili oramai nella vita quotidiana. unicamente nella lingua inglese. Vale per il settore dell’istruzione, così come per quello della sanità. Con l’intelligenza artificiale che si riscopre avere una barriera quasi invalicabile. Dall’Europa all’Asia, adesso si sta correndo ai ripari con lo sviluppo di sistemi in grado di operare con le lingue locali. E anche l’Africa sta cercando di mettersi al pari, grazie a un progetto che si sta portando avanti all’interno del sistema sanitario ruandese. Kigali, da tempo diventata un fondamentale punto di riferimento per la sanità africana, sta provando a implementare l’uso dell’intelligenza artificiale nel sistema sanitario e a promuovere modelli in grado di interagire nelle lingue locali.

Un sistema tutto ruandese

Il comparto sanitario del Ruanda, nonostante molti progressi soffre di un problema cronico legato alle condizioni sociali ed economiche del Paese: fuori dalla capitale Kigali infatti, non tutte le strutture hanno sufficienti strumenti e sufficienti attrezzature. Per superare questo ostacolo, le autorità sanitarie locali hanno pensato di promuovere l’uso di strumenti di supporto decisionale basati sull’intelligenza artificiale. In tal modo, sarà possibile nel corso dei prossimi anni far pervenire anche nella periferia del Paese africano dati diagnostici e informazioni vitali per il paziente in tempi molto più ristretti. Ma, per l’appunto, c’è il problema della lingua. La repubblica ruandese riconosce tre lingue ufficiali: l’inglese, il francese (quest’ultimo come eredità coloniale e oggi, per la verità, sempre meno diffuso) e il kinyarwanda. Le prime due lingue sono parlate soprattutto a livello istituzionale e scolastico, la terza è invece quella più usata dalla popolazione specialmente nelle aree non urbane. Lì dove cioè il governo vuole promuovere i sistemi basati sull’intelligenza artificiale all’interno delle strutture sanitarie.

Per questo motivo Kigali da tempo ha iniziato una collaborazione proprio con un’azienda ruandese per scavalcare la barriera linguistica. La startup in questione si chiama, così come sottolineato su AfricaRivista, Digital Umuganda. Situata all’interno del quartiere degli affari di Kigali, la società è da tempo impegnata nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale in lingua kinyarwanda. Un modo per dotare la sanità ruandese di strumenti di Ia in grado di essere utilizzati dalla popolazione locale. Tutto questo è stato possibile grazie aun imponente lavoro di raccolta di dati vocali nell’idioma più parlato nel Paese. Un progetto che potrebbe essere soltanto il primo nella regione e fungere da apripista per altri analoghi progetti in altre lingue africane.

L’importanza dell’intelligenza artificiale nella sanità africana

Proprio la raccolta dati e l’implementazione di sistemi capaci di interagire nelle lingue locali africane, potrebbe rappresentare il vero elemento in grado di far compiere il salto di qualità alla sanità del continente. Anche in Senegal, ad esempio, il governo sta puntando molto sull’uso di strumenti legati all’intelligenza artificiale. Un circolo virtuoso che sta richiamando le attenzioni di molte “big tech” per lo sviluppo di sistemi con lingue africane. La stessa Digital Umuganda ha lavorato nei mesi scorsi con il progetto Common Voice di Mozilla per creare un grande database per le lingue locali del continente. Google si appresta invece a lanciare Waxal, termine quest’ultimo piuttosto indicativo: vuol dire infatti “parlare” in lingua wolof, la più diffusa in Senegal. Waxal sarà un database aperto per promuovere lo sviluppo di tecnologie vocali in 21 lingue africane. In poche parole, si può dire che su input della sanità ruandese l’Africa sta trovando la strada per superare il proprio isolamento tecnologico.