Era la fine del 2018 quando le dichiarazioni di uno scienziato cinese generarono un terremoto senza precedenti. Sul palco di un evento di settore tenutosi a Hong Kong, tale He Jiankui, all’epoca ricercatore presso la Southern University of Science and Technology di Shenzhen, spiegò di aver creato i primi bambini geneticamente modificati del mondo. Affermò con orgoglio, di fronte a una platea sbigottita, di esser riuscito a modificare i geni di due gemelle e di un bambino in modo tale che non potessero contrarre l’Hiv. Le modifiche apportate al loro Dna erano permanenti ed ereditarie, e potevano quindi essere trasmesse alle generazioni future.

Ci fu subito un’intensa polemica, sia sui social che all’interno degli ambienti scientifici. In seguito un tribunale cinese avrebbe condannato He a tre anni di prigione per “pratiche mediche illegali” e aver così violato le normative nazionali sulla ricerca biomedica e l’etica medica.

Pechino avrebbe quindi vietato l’editing del genoma per finalità riproduttive. Oggi quest’uomo, soprannominato Dr. Frankenstein, è tornato al centro della scena. A 42 anni He è stato definitivamente riabilitato in concomitanza con la trasformazione di Pechino in una superpotenza biotecnologica.

La nuova vita di He Jiankui

He Jiankui vive in un centro di ricerca statale a Nord di Pechino e si vanta del suo lavoro genetico, ben felice che la Cina sia adesso pronta a raccoglierne i frutti. Otto anni fa il ricercatore aveva semplicemente bruciato le tappe, ma adesso il suo know how risulta utilissimo per consentire al governo di Xi Jinping di centrare ambiziosi traguardi biotecnologici.

Certo, He non può viaggiare all’estero perché gli è stato sequestrato il passaporto, ma, come detto, è ormai stato del tutto riabilitato. Oggi questo scienziato è consapevole che c’è una crescente domanda di ricercatori come lui disposti a superare i limiti.

Ha addirittura difeso il suo operato in una rara intervista concessa al New York Times, sottolineando che, a differenza dei miliardari della Silicon Valley che cercano modi per allevare bambini più intelligenti, lui e il suo team volevano soltanto creare bambini resistenti all’infezione da Hiv.

He ha intanto ripreso la sua ricerca sull’editing genetico concentrandosi su metodi per eliminare il morbo di Alzheimer – di cui è affetta sua madre – e la distrofia muscolare di Duchenne, una malattia neuromuscolare ereditaria. “La gente non era ancora pronta ad accettare quello che stavo facendo”, ha commentato lo scienziato ripensando a quel fatidico 2018.

Il re dell’editing genetico

In Cina ora c’è un enorme sostegno pubblico all’editing genetico utilizzato per prevenire le malattie. Lo stesso che invece era del tutto assente quando He decideva di impiegare una tecnica nota come Crispr-Cas9 per impiantare embrioni umani nelle donne per creare bambini, di fatto, geneticamente modificati. “L’editing genetico cinese conquisterà il mondo proprio come hanno già fatto i veicoli elettrici”, ha profetizzato il dottore.

L’obiettivo dichiarato da Pechino è del resto chiaro: raggiungere la leadership mondiale in ambito scientifico e tecnologico entro il 2049. E proprio in questa direzione il governo cinese sta investendo ingenti risorse, in particolare in quello che viene definito il settore della manipolazione genetica.

Intanto, le nuove normative emanate a settembre dal Consiglio di Stato, il governo centrale cinese, vietano formalmente la modifica del Dna nelle cellule riproduttive umane – come sperma, ovuli o embrioni – cioè proprio il tipo di ricerca condotta dal dottor He prima del suo arresto. Allo stesso tempo, però, i testi normativi sembrano lasciare margini di ambiguità: stabiliscono infatti che il dipartimento sanitario del Consiglio di Stato supervisionerà tutte le ricerche che “manipolano cellule riproduttive umane, zigoti o embrioni e li impiantano nel corpo umano per consentirne lo sviluppo”.

Secondo il dottor He, queste nuove regole risultano ambigue rispetto alla possibilità che in futuro venga consentito l’uso di tali embrioni per la nascita di bambini geneticamente modificati. Il Frankeinstein cinese le interpreta comunque come un segnale di apertura della Cina in questo ambito di ricerca. Vedremo se sarà davvero così.

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