Il Marocco ora chiede più ospedali e meno stadi

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La cosiddetta “Z Generation” in Africa sembra conoscere sempre più (e sempre meglio) il mondo rispetto alle passate generazioni. Un po’ per una fitta interconnessione che caratterizza il nostro secolo, un po’ per l’influenza nel continente della diaspora in Europa, i giovani africani hanno maggior consapevolezza del proprio presente. E, di conseguenza, anche dei propri diritti. Tra questi, uno dei più riconosciuti è quello legato alla propria salute. A dimostrarlo, sono gli slogan recentemente scanditi nelle manifestazioni in corso in Marocco: “Meno stadi e più ospedali” rappresenta una delle frasi più gridate tra le piazze del Paese nordafricano. Un segno tangibile di come oggi, anche in Africa, il tema sanitario è destinato a scalare l’agenda delle priorità da affrontare.

La richiesta della nuova generazione marocchina

A suo modo, la protesta in corso in Marocco lancia un segno di forte discontinuità. Nella storia le operazioni di sportswashing hanno sempre fruttato molto bene a chi è al timone, ma nel Paese nordafricano sta accadendo l’esatto opposto. Il governo di Rabat ha speso miliardi di Dollari per ammodernare gli stadi o costruirne di nuovi, il tutto con l’obiettivo di presentarsi al meglio per due appuntamenti cruciali per l’immagine del Marocco: la prossima Coppa d’Africa di fine anno e i mondiali di calcio del 2030. Ma buona parte della Z Generation non è rimasta affascinata dalle sfavillanti strutture nuove di zecca.

Anzi, i giovani marocchini hanno visto negli stadi di recente costruzione un vero e proprio spreco. In piazza, la loro frustrazione ha preso vita con decine di manifestazioni a cui la Polizia sta rispondendo con primi cenni di repressione. La protesta, non a caso, è nata proprio da un grave caso di malasanità. Ad Agadir, in particolare, nel giro di pochi giorni otto donne sono morte durante gli interventi per il loro parto cesareo. I decessi sono stati in parte causati da negligenze, in parte anche da gravi carenze di personale e di mezzi adeguati all’interno della struttura. Da qui, la rabbia covata all’interno dei social e poi le prime manifestazioni. Dove, per l’appunto, si è iniziato a chiedere conto degli ingenti investimenti nello sport a fronte di ospedali pubblici quasi destinati al collasso.

I numeri della sanità marocchina

Il caso di Agadir ha rappresentato la fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso. La percezione che qualcosa non funziona è da tempo radicata tra i marocchini e i numeri lo dimostrano. Nel Paese, ad esempio, vi è una media di otto operatori sanitari ogni 10.000 abitanti. Secondo l’Oms, il numero della sufficienza è rappresentato da 50 operatori. Non solo, ma i dati parlano anche di 11 posti letto ospedalieri ogni 10.000 residenti, anche questa una cifra ben lontana dagli standard di minima qualità. Inoltre, si calcola che il 20% della popolazione risieda a oltre 1o km dalla struttura sanitaria più vicina. Occorre poi considerare che i dati riportati sono delle statistiche medie, le quali non considerano le varie disparità esistenti: nelle aree interne del Marocco, la situazione è ancora più critica soprattutto a confronto con le aree costiere.

Eppure, la sanità nel Paese ha fatto importanti passi negli ultimi anni. Gli ospedali pubblici sono adesso 144, le strutture mediche di base 2.600. Alle soglie del 2000, i numeri apparivano in tal senso ben più impietosi. Segno che non è tutto rimasto propriamente fermo. Anche durante la pandemia da Covid, la sanità marocchina ha offerto una buona prova di resistenza e si è distinta rispetto ai Paesi vicini per la velocità delle campagne di vaccinazione. Gli investimenti ci sono dunque stati ma, evidentemente, non hanno ancora risolto i problemi. E i giovani di oggi non si accontentano di avere condizioni migliori rispetto ai genitori o ai vicini: conoscono la situazione nel resto del mondo e vogliono gli stessi diritti. Se vale per il Marocco, dove per l’appunto gli standard rispetto al contesto continentale sono migliori, tutto questo varrà anche per quei punti dell’Africa dove il diritto alla sanità è negato.