Il Ghana, tra speranze e problemi irrisolti

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Ad agosto Accra, capitale sempre più in espansione del Ghana, ha ospitato un summit dal titolo piuttosto emblematico: “Africa Health Sovereignty“. Il fautore dell’iniziativa, è stato lo stesso presidente ghanese John Mahama. Quest’ultimo è tra i più importanti sostenitori a livello continentale della sovranità africana nella sanità, della necessità cioè che l’Africa non solo aumenti gli investimenti nel settore ma che curi con propri mezzi e propri specialisti la crescita in questo ambito. Forse non è un caso che un incontro del genere ha avuto luogo ad Accra: il Ghana è uno dei Paesi più stabili della sua regione, non subisce golpe dal 1981 (circostanza rara, soprattutto in questo periodo) e l’Fmi l’ha “promosso” anni fa al rango di economia a reddito medio-basso (non più soltanto basso). Dalla sanità ghanese ci si aspetta molto, anche come traino per i Paesi vicini. Ma qual è oggi la situazione?

Il problema delle disuguaglianze

Una prima importante svolta per la sanità locale, si è avuta nel 2003: in quell’anno, l’allora presidente Kufuor ha istituito il National Health Insurance Scheme. Ossia l’assicurazione sanitaria nazionale, capace di coprire una vasta varietà di servizi. Si è trattato in quel momento di un vero e proprio “unicum” nel panorama dell’Africa occidentale. La gestione dell’assicurazione sanitaria è stata infatti affidata a uno specifico fondo, verso cui sono confluiti tutti gli investimenti da attuare a favore dei servizi da erogare al cittadino. Una vasta platea di ghanesi per la prima volta si è vista garantita diversi servizi essenziali, con la possibilità di curarsi quindi senza gravare molto sulle proprie tasche.

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante il convegno sulla sovranità sanitaria africana svoltosi ad Accra

Il cammino intrapreso dal Ghana in quel momento è stato importante. L’istituzione di un fondo sanitario ha permesso anche la crescita in ambito infrastrutturale: ad Accra, negli ultimi 20 anni sono stati costruiti nuovi ospedali e diversi presidi sanitari. Nel 2017, con l’apertura del New Greater Accra Hospital, la capitale ghanese è diventata punto di riferimento anche per molti Paesi vicini. Il problema però, come spesso capita quando si parla di Africa, è constatare la situazione non appena ci si allontana dalle grandi città. La distribuzione dei servizi sanitari nel Paese rispecchia quella che è la suddivisione economica e sociale: sulla costa la situazione appare nettamente migliore che nell’entroterra. Con quindi diverse regioni remote non raggiunte, almeno per il momento, dai progressi fatti nella capitale.

Il pericolo legato ai finanziamenti

Anche se l’età media di vita è aumentata, passando dai 59 anni del 2009 ai 61 attuali, sul Paese gravano ancora dati negativi influenzati dall’arretratezza del sistema sanitario nelle regioni più povere. Ad esempio, appare molto alta la mortalità infantile: in media, 27 bambini su 1.000 non raggiungono il primo mese di vita, con un dato che si abbassa a 20 ad Accra ma che aumenta a 52 su 1.000 nella regione di Ashanti. I dati in questione sono stati resi noti dall’Unicef, in cui in un rapporto si evidenzia come per l’appunto il Paese africano rispetto al contesto circostante ha la possibilità economica e politica per migliorare la situazione.

Oggi forse la minaccia più grave per la sanità ghanese è in comune con quella di tanti altri Paesi africani: la diminuzione dei fondi. Accra spende circa il 4.5% del Pil per la sanità, cifra lontana dal 15% che l’Unione Africana si è prefissata per i prossimi anni e che attualmente riesce a garantire soltanto il Sudafrica. La diminuzione degli aiuti provenienti dall’estero, potrebbe peggiorare ulteriormente il contesto finanziario già nei prossimi anni. In poche parole, se il Ghana vuole sfruttare le sue potenzialità e la sua stabilità politica per migliorare il sistema sanitario, deve trovare maggiori fondi. Obiettivo non certo tra i più semplici.