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Il cervello è il nuovo campo di battaglia, collegare mente e macchina è l’obiettivo

Stati Uniti, Cina e Silicon Valley investono miliardi nella conquista dell’ultima frontiera: collegare mente e macchina.

Per secoli il potere si è misurato attraverso il controllo delle risorse fisiche: terre, energia, rotte commerciali, materie prime. Nel XXI secolo la competizione strategica si è spostata prima sui dati, poi sugli algoritmi e infine sull’intelligenza artificiale. Ora il nuovo terreno della rivalità globale potrebbe essere ancora più delicato: il cervello umano. Le neuroscienze sono entrate nella partita geopolitica. Interfacce cervello-computer (Brain-Computer Interface, BCI), stimolazione neurale, neuroprotesi e sistemi di intelligenza artificiale capaci di interpretare segnali cerebrali stanno trasformando quello che fino a pochi anni fa sembrava un territorio confinato alla fantascienza in un settore industriale e scientifico strategico.

La posta in gioco non è soltanto medica. Le applicazioni più immediate riguardano pazienti con paralisi, malattie neurodegenerative o lesioni neurologiche. Ma attorno a queste tecnologie si sta sviluppando una competizione molto più ampia: chi controllerà le infrastrutture, i brevetti e soprattutto i dati generati dal cervello potrà ottenere un vantaggio economico e strategico paragonabile a quello conquistato dai leader dell’intelligenza artificiale. È la nuova corsa allo spazio, ma con un confine molto più vicino: la mente.

Usa, 3 miliardi di dollari per capire e collegare il cervello

Washington ha iniziato a considerare la neurotecnologia un settore strategico già più di un decennio fa. Nel 2013 l’amministrazione Obama lanciò la BRAIN Initiative (Brain Research Through Advancing Innovative Neurotechnologies), un gigantesco programma federale destinato ad accelerare lo studio del cervello attraverso strumenti avanzati di imaging, intelligenza artificiale, neuroscienze computazionali e tecnologie di interfaccia neurale. Dal 2014 il programma ha investito oltre 3 miliardi di dollari finanziando più di 1.300 progetti di ricerca.

Il finanziamento annuale resta imponente: il budget della BRAIN Initiative del National Institutes of Health è stato di 402 milioni di dollari nel 2024 e di 321 milioni nel 2025, con fondi distribuiti attraverso diversi istituti NIH e il programma 21st Century Cures Act. Ma la ricerca americana non si limita alla medicina.

La DARPA, l’agenzia del Pentagono responsabile dei programmi tecnologici avanzati, da anni finanzia progetti sulle interfacce neurali con un interesse evidente anche per le applicazioni militari: migliorare la comunicazione uomo-macchina, sviluppare sistemi di assistenza cognitiva e studiare nuove modalità di interazione con dispositivi complessi. Tra i programmi più noti figurano:

  • NESD (Neural Engineering System Design), dedicato allo sviluppo di interfacce ad alta risoluzione tra cervello e computer;
  • N3 (Next-Generation Nonsurgical Neurotechnology), orientato verso sistemi neurali meno invasivi;
  • programmi sulla memoria e sulla riabilitazione neurologica.

Il punto centrale è che il cervello sta diventando una nuova infrastruttura tecnologica. Come Internet ha trasformato la comunicazione e l’intelligenza artificiale sta trasformando il lavoro, le neurotecnologie potrebbero cambiare il rapporto tra essere umano e macchina.

Musk, Bezos, Gates e la nuova industria neurale

Se la ricerca pubblica ha aperto la strada, il capitale privato sta accelerando la corsa. Il nome più famoso è naturalmente quello di Elon Musk. Con Neuralink, fondata nel 2016, il fondatore di Tesla e SpaceX ha portato il tema delle interfacce neurali al centro dell’attenzione globale. L’obiettivo dichiarato dell’azienda è sviluppare un impianto cerebrale capace di permettere al cervello umano di comunicare direttamente con computer e dispositivi digitali. La prima applicazione riguarda pazienti con gravi disabilità motorie. Nel 2025 Neuralink ha raccolto 650 milioni di dollari in un nuovo round di finanziamento, con una valutazione indicata intorno ai 9 miliardi di dollari prima dell’operazione.

Il dispositivo dell’azienda utilizza un piccolo impianto inserito nel cervello attraverso una procedura chirurgica robotizzata. L’obiettivo iniziale è consentire ai pazienti di controllare cursori, computer e dispositivi digitali attraverso l’attività neurale. Ma Musk guarda oltre la medicina. La sua visione strategica è legata al rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale: secondo il miliardario americano, una connessione più diretta tra cervello e macchina potrebbe diventare una risposta alla crescita dei sistemi di IA avanzata.

Neuralink però non è sola. Uno dei principali concorrenti è Synchron, società nata in Australia e poi sviluppatasi negli Stati Uniti, che ha scelto una strada tecnologica diversa: il suo dispositivo, chiamato Stentrode, viene inserito attraverso i vasi sanguigni, evitando un intervento diretto sul tessuto cerebrale. Synchron ha attirato investimenti da alcuni dei più importanti nomi della tecnologia mondiale. Tra i finanziatori figurano fondi collegati a Jeff Bezos e Bill Gates, oltre a società di venture capital specializzate nel settore biotech.

Anche altri investitori della Silicon Valley hanno puntato sul settore. Il caso delle neurotecnologie segue lo stesso schema già visto con l’intelligenza artificiale: grandi capitali privati, università d’eccellenza e startup che cercano di trasformare una scoperta scientifica in una piattaforma commerciale globale.

La Cina prepara la controffensiva

La vera sfida geopolitica, però, è quella tra Washington e Pechino. La Cina ha inserito le interfacce cervello-computer tra le tecnologie emergenti considerate strategiche, con un approccio fortemente coordinato tra governo, università e industria. Pechino punta a costruire una filiera autonoma che comprenda chip neurali, materiali avanzati, algoritmi di decodifica e applicazioni cliniche.

Un piano nazionale cinese sulle BCI punta a sviluppare una filiera competitiva e a raggiungere una maggiore maturità industriale entro il 2030. Secondo una recente analisi del panorama clinico cinese delle BCI, il Paese ha registrato una rapida crescita degli studi clinici: sono stati analizzati 134 trial clinici, con una forte concentrazione nei poli tecnologici di Guangdong, Shanghai e Jiangsu. La strategia cinese segue un modello già sperimentato in altri settori: batterie, veicoli elettrici, pannelli solari e telecomunicazioni. Lo Stato identifica un settore chiave, finanzia la ricerca, coordina università e aziende e punta a conquistare quote del mercato globale.

Il nuovo petrolio saranno i dati cerebrali

La questione più delicata riguarda forse il patrimonio più prezioso prodotto dalle neurotecnologie: i dati. Un’interfaccia cervello-computer non raccoglie semplicemente informazioni personali come uno smartphone. Registra segnali direttamente collegati all’attività neuronale.

Oggi queste informazioni vengono utilizzate soprattutto per controllare dispositivi o ricostruire funzioni perse. Ma il loro potenziale futuro apre interrogativi enormi:

  • chi possiede i dati neurali?
  • chi può conservarli?
  • possono essere utilizzati commercialmente?
  • quali protezioni servono contro violazioni informatiche?

La comunità scientifica internazionale ha iniziato a parlare di neurodiritti, cioè nuovi principi giuridici destinati a proteggere autonomia mentale, privacy cognitiva e libertà individuale. Il rischio è che il cervello diventi la prossima grande frontiera dello sfruttamento dei dati. Dopo aver trasformato i comportamenti digitali in una risorsa economica, il capitalismo tecnologico potrebbe entrare in una fase ancora più profonda: l’analisi e l’elaborazione dei segnali biologici.

La rivoluzione delle neuroscienze non implica che domani sarà possibile leggere liberamente i pensieri o controllare la mente umana a distanza. Molte delle promesse più radicali restano ancora lontane e richiedono risultati scientifici che non sono stati raggiunti. Ma la competizione industriale è già iniziata. Gli Stati Uniti hanno una leadership consolidata nella ricerca e nel capitale privato. La Cina sta costruendo una strategia nazionale per colmare il divario. La Silicon Valley vede nelle neurotecnologie il possibile prossimo mercato da centinaia di miliardi di dollari.

Il cervello umano potrebbe diventare ciò che furono il petrolio nel Novecento e i dati nel primo ventennio del Duemila: una risorsa strategica attorno alla quale si costruiscono potere, ricchezza e influenza.

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