Sui media indiani si moltiplicano le notizie che denunciano gravi criticità presenti all’interno di vari ospedali del Paese. Le storie sono sempre le stesse: persone che si recano nelle strutture sanitarie per effettuare operazioni più o meno di routine, o per essere sottoposte a ricoveri in seguito a malattie o interventi, e che muoiono in maniera inaspettata.
La causa dei decessi? Nella maggior parte dei casi è da attribuire a infezioni provocate da batteri incontrati proprio negli ospedali. La testata indipendente Scroll ha per esempio raccontato la triste vicenda capitata a Sujata Ghadke, arrivata in un ospedale privato di Pune, nel Maharashtra occidentale, per curare tumore benigno vicino al suo intestino.
I medici avevano assicurato al marito che l’operazione richiesta non era insolita, e che Sujata non aveva altre complicazioni di salute di cui preoccuparsi. L’intervento, in effetti, è stato realizzato senza alcun problema. I problemi, semmai, sono emersi in un secondo momento, quando la donna ha iniziato ad accusare forte mal di testa e dolori alla parte inferiore del corpo.
Nonostante i farmaci e gli antibiotici somministrati dai medici, la signora sarebbe morta dopo una settimana nel suo letto d’ospedale. Il motivo: shock settico e conseguente insufficienza multiorgano. Nel referto dell’emocoltura si faceva menzione della Burkholderia cepacia.

L’ombra dei batteri killer
La Burkholderia cepacia è un batterio a forma di bastoncello altamente resistente, contro il quale almeno dieci antibiotici comunemente usati non funzionano. I dottori non avevano mai detto come avesse contratto l’infezione la donna.
Episodi del genere rientrano nelle cosiddette infezioni nosocomiali, dette anche infezioni acquisite in ospedale o infezioni nosocomiali. Un’infezione correlata all’assistenza sanitaria (Ica) si verifica quando un paziente contrae un’infezione 48 ore dopo il ricovero ospedaliero o entro un mese dalla dimissione. Attenzione: non si tratta di un’infezione per cui il paziente è stato inizialmente ricoverato.
Migliaia di indiani ricoverati in ospedale per cure si ritrovano ad affrontare infezioni che non avevano in origine. Questo non solo prolunga la degenza ospedaliera e aumenta i costi sanitari, ma per alcuni può persino portare a gravi complicazioni mediche e alla morte.
Sebbene non vi siano dati ufficiali sulle infezioni contratte in ospedale in India, diversi studi hanno rilevato che il tasso di prevalenza è tra i più alti a livello mondiale. Parliamo di una crisi ampiamente sottostimata perché la maggior parte delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria, da queste parti, non viene ricondotta alla fonte, in parte a causa della scarsa consapevolezza tra i pazienti. E anche quando lo è, gli ospedali non se ne assumono la responsabilità.

Una crisi invisibile
Confermare un’infezione nosocomiale è difficile, se mancano i referti colturali dei dispositivi o dei tubi inseriti in un paziente e degli strumenti utilizzati durante il trattamento dei vari pazienti.
Certo è che un’Ica può essere di due tipi, a seconda che sia dovuta a fattori endogeni o esogeni. Nel primo caso, i microrganismi naturalmente presenti nel corpo umano crescono in modo incontrollato, ed è così che le persone con difese immunitarie basse finiscono per contrarre infezioni multiple durante la degenza ospedaliera. Nelle infezioni esogene, invece, i batteri presenti nell’ambiente infettano il corpo umano. E un ospedale è un terreno fertilissimo per questi batteri.
Batteri che possono entrare nel corpo umano attraverso un dispositivo, come un catetere urinario o una flebo di soluzione salina, o durante un intervento chirurgico – quando il corpo viene aperto e vengono utilizzati strumenti infetti – o quando i tubi dei ventilatori vengono spinti attraverso il naso e la bocca. Possono anche entrare nel flusso sanguigno attraverso una flebo, un tubo inserito nel torace, nel collo o nelle braccia.
Questa piaga è globale. Negli Stati Uniti, i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) stsimano che il 3,2% dei pazienti contrae infezioni correlate all’assistenza sanitaria. In Australia, uno studio del 2019 condotto su 19 ospedali ha rilevato un tasso di infezioni correlate all’assistenza sanitaria del 9,9% nei pazienti. In Europa, secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il 7,1% dei pazienti contrae infezioni correlate all’assistenza sanitaria. Uno studio del 2014 pubblicato sull’Indian Journal of Basic and Applied Medical Research, tuttavia, ha stimato i tassi di infezioni ospedaliere nelle strutture sanitarie indiane in un intervallo compreso tra l’11% e l’83%…

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