Nel cuore dell’America rurale, tra allevamenti di pollame e mandrie di bovini, si sta consumando una crisi sanitaria silenziosa. L’influenza aviaria H5N1, un virus noto per la sua potenziale alta letalità, ha iniziato a infettare non solo gli uccelli ma anche i mammiferi, inclusi i bovini da latte e, in alcuni casi, come ha scritto il New York Times, anche gli esseri umani.
Nonostante la gravità della situazione l’attenzione mediatica e politica sembra tuttavia essere rivolta altrove. Eppure, dall’inizio del 2024, negli Stati Uniti l’H5N1 ha colpito oltre 173 milioni di volatili e più di 1.000 mandrie di bovini da latte.
La Cnn fa notare che sono stati confermati almeno 70 casi umani, con un decesso registrato in Louisiana. Certo, nella maggiore parte dei casi l’infezione umana è stata lieve. La presenza del virus in mammiferi solleva però preoccupazioni sulla possibilità di mutazioni che permettano la trasmissione da uomo a uomo.

Un problema da non sottovalutare
Dal punto di vista politico, come ha sottolineato Reuters, l’amministrazione Trump ha recentemente cancellato un contratto da circa 700 milioni di dollari con Moderna per lo sviluppo di un vaccino mRNA contro l’H5N1, il tutto nonostante i promettenti risultati preliminari. Il Segretario alla salute degli Usa, Robert F. Kennedy Jr., ha aggiunto il Washington Post, ha espresso scetticismo sulla sicurezza del processo sollevando critiche da parte della comunità scientifica.
L’amministrazione ha inoltre decretato una pausa alle comunicazioni pubbliche delle agenzie sanitarie federali, inclusi i Centers for Disease Control and Prevention e la Food and Drug Administration, limitando la diffusione di informazioni cruciali sull’andamento dell’epidemia.
Un esempio? La pubblicazione del Morbidity and Mortality Weekly Report (Mmwr) è stata sospesa, e i ricercatori sono stati obbligati a sottoporre i loro studi a revisioni politiche prima della pubblicazione. Questa mancanza di trasparenza ha ostacolato la risposta coordinata e ha contribuito alla scarsa copertura mediatica del problema dell’H5N1.

La crisi sanitaria invisibile
In un contesto del genere, e considerando da un lato la combinazione di decisioni politiche e dall’altro la “stanchezza”, ancora evidente, derivante dalla pandemia di Covid-19, tutto questo ha portato ad una diminuzione dell’attenzione mediatica sull’H5N1, diventata una specie di crisi sanitaria invisibile.
La riduzione dei test e la reticenza dei lavoratori agricoli a farsi testare, soprattutto tra le comunità migranti, hanno contribuito a una sottostima dei casi. La polarizzazione politica ha spesso alimentato la disinformazione e ridotto la percezione del rischio.
C’è, però, appunto un rischio enorme: che la riduzione alla preparazione pandemica e le restrizioni alla comunicazione scientifica possano creare un ambiente in cui l’H5N1 riesca a diffondersi senza un’adeguata risposta. È dunque fondamentale che la comunità scientifica e i media chiedano trasparenza e azioni concrete per affrontare questa minaccia emergente.


