Dopo la pandemia che tra il 2020 e il 2021 ha generato alcuni dei suoi più nefasti effetti sull’Europa, il Vecchio Continente a livello sanitario si è imposto un chiaro e preciso obiettivo: prevenire. L’epidemia da Sars Cov 2, più nota come epidemia da Covid o coronavirus, ha colto di sorpresa l’Europa ed è come fuggita via dai radar dei sistemi sanitari. Nessuno cioè, tra l’autunno del 2019 e l’interno del 2020, ha visto arrivare il morbo che poi da lì a breve ha messo sotto forte pressione l’intero comparto della salute. Nelle sedi delle istituzioni comunitarie è forte la consapevolezza di dover, prima di ogni cosa, prevenire una futura infezione su larga scala. Da qui i progetti messi in campo dall’Ue, l’ultimo dei quali ha un nome piuttosto evocativo: Be Ready, essere pronti. Una chiara volontà quindi di farsi trovare preparati nel caso in cui dovesse saltar fuori un nuovo virus capace di emulare il Sars Cov 2.
In cosa consiste il progetto Be Ready
Soltanto nei mesi scorsi la commissione ha perfezionato il progetto e dotato l’intera sua struttura dei fondi necessari per partire. Ma in realtà il programma Be Ready è stato ideato già nel 2022, quando cioè l’emergenza Covid non era del tutto rientrata. Tra quell’anno e il 2025, l’embrione del progetto ha avuto un costo di poco più di due milioni di Euro. Mentre tra il 2025 e il 2026, l’Ue ha messo nel fondo oltre un milione di Euro per il Be Ready Plus. Il 17 febbraio scorso invece, si è avuto il via libera al progetto definitivo per il quale da Bruxelles sono stati staccati 120 milioni di Euro provenienti da Horizon Europe. Oltre che su uno stanziamento importante di fondi, il piano può contare anche sulla partecipazione di 81 organizzazioni sanitarie provenienti da tutti i 27 Paesi dell’Ue. Si tratta quindi del primo vero progetto anti pandemia a livello comunitario.
L’obiettivo è, in primo luogo, la collaborazione tra governi ed enti europei: dallo scambio di informazioni, fino alla pubblicazione di bandi transnazionali, l’idea di base è quella di creare delle piattaforme comunitarie in grado di lavorare all’interno di uno stesso perimetro e seguendo un comune orizzonte. Così come scritto dalla stessa commissione nella presentazione di Be Ready, il principio fondamentale riguarda quello di non far andare i 27 Paesi ciascuno in una propria direzione. La collaborazione riguarderà aspetti cruciali per prevenire future pandemie: dal monitoraggio costante della situazione, volta a individuare l’eventuale emersione di nuovi patogeni o di dinamiche epidemiche sospette, al finanziamento dei vaccini passando poi per la ricerca e lo sviluppo tecnologico all’interno degli enti preposti. Ufficialmente Be Ready rientra nella categoria dei partenariati europei, circostanza che apre le porte anche a fondi non soltanto comunitari e quindi a investimenti maggiori rispetto ai 120 milioni già stanziati.
L’agenda del partenariato è regolata dal documento chiamato Sria, Strategic Research and Innovation Agenda. È qui che sono state scritte le varie priorità da seguire e i vari progetti su cui puntare per prevenire una nuova crisi pandemica. Sempre nell’ambito del progetto Be Ready, è stato inserito anche il cosiddetto Pandemic Preparedness and Response Observatory. Uno strumento quest’ultimo che riguarda un momento successivo alla prevenzione: se infatti l’Europa dovesse nuovamente cadere nel vortice di una pandemia, all’interno del documento vengono specificate le strategie da seguire e da attivare in modo organico e comune.
Da Hera a RescEu: gli altri strumenti dell’Ue contro le pandemie
BeReady non è comunque l’unico progetto messo in campo da Bruxelles. Il primo, in ordine di tempo essendo stato approvato ad emergenza in corso nel 2021, è stato Hera: acronimo di Health Emergency Preparedness and Response Authority, si tratta di uno degli enti più importanti oramai in fatto di sanità all’interno dell’Ue. Dotato, per il periodo che va dal 2022 al 2027, di un bilancio da 5 miliardi di Euro, l’obiettivo è quello di finanziare ricerca e sorveglianza in tutti gli Stati membri per prepararsi ad eventuali immediate risposte sanitarie. Obiettivi comuni con BeReady, seppur da due postazioni diverse: quest’ultimo, come accennato in precedenza, è un progetto inserito nell’ambito di un partenariato che coinvolge i 27 governi Ue, mentre Hera è un ente che costituisce una struttura operativa della commissione europea.
RescEu è invece lo strumento in mano a Bruxelles per investire sull’acquisto di dispositivi e mezzi in caso di emergenza. Dai ventilatori alle attrezzature ospedaliere, passando anche naturalmente per i vaccini, con i soldi che Bruxelles destina a RescEu si finanzia il reperimento sul mercato di tutto ciò che serve per dotare ospedali e strutture ospedaliere in caso di pandemia. C’è infine il fondo Eu4Health da 4.4 miliardi di Euro per il quinquennio 2022-2027, a cui i governi possono attingere non solo per comprare strumentazione ospedaliera ma anche per finanziare la formazione del personale coinvolto nella gestione delle emergenze. Non solo, ma fondi specifici sono stati previsti in tal senso anche per agevolare la produzione in Europa di materiale sanitario e vaccini. Un modo per sopperire a un’altra criticità riscontrata durante la pandemia da coronavirus, ossia l’impossibilità di avere nell’immediatezza tutti gli strumenti di cui i sistemi sanitari avevano un disperato bisogno.
Fonti:
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