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GAVI sotto assedio: perché per gli Usa è un errore strategico depotenziare l’Alleanza per i vaccini

GAVI, acronimo di Global Alliance for Vaccine Immunization, aiuta a vaccinare più della metà dei bambini del mondo contro malattie infettive mortali e debilitanti. Si tratta di una partnership pubblico-privata fondata nel 2000 con l’obiettivo di migliorare l’accesso ai vaccini...

GAVI, acronimo di Global Alliance for Vaccine Immunization, aiuta a vaccinare più della metà dei bambini del mondo contro malattie infettive mortali e debilitanti. Si tratta di una partnership pubblico-privata fondata nel 2000 con l’obiettivo di migliorare l’accesso ai vaccini nei paesi a basso e medio reddito. Dal suo inizio, ha contribuito a vaccinare oltre 1,1 miliardi di bambini in 78 paesi, prevenendo più di 18,8 milioni di decessi. Alla sua nascita c’erano 43 paesi, tra cui la maggior parte dell’Africa subsahariana, dove almeno 1 bambino su 10 moriva prima dei 5 anni a causa di malattie infettive. Oggi ce ne sono solo cinque: Ciad, Niger, Nigeria, Sierra Leone e Somalia. La GAVI è una delle ragioni principali per cui ciò accade.

Come funziona la GAVI

Il funzionamento si basa su un meccanismo di finanziamento multilaterale. I fondi provengono da una combinazione di governi donatori, fondazioni filantropiche (come la Bill & Melinda Gates Foundation), organismi internazionali (tra cui OMS e Banca Mondiale) e partner del settore privato. Questi fondi vengono utilizzati per acquistare vaccini a basso costo per i Paesi eleggibili – definiti secondo soglie di reddito stabilite dalla Banca Mondiale. Gavi negozia prezzi ribassati con i produttori di vaccini grazie al volume degli acquisti e alla prevedibilità della domanda. I vaccini vengono poi distribuiti attraverso partner operativi come UNICEF e OMS, con attenzione alla logistica, alla catena del freddo e alla formazione del personale sanitario nei territori più fragili. L’alleanza non si limita a consegnare dosi: investe anche nel rafforzamento dei sistemi sanitari locali, in programmi di monitoraggio e nella sorveglianza epidemiologica.

Oltre ai vaccini di routine, Gavi finanzia lo sviluppo e l’introduzione di nuovi vaccini contro malattie emergenti come HPV, malaria, Ebola e COVID-19. Ha avuto un ruolo centrale nella creazione di COVAX, il meccanismo globale per l’accesso equo ai vaccini anti-COVID, e nella realizzazione di stockpile internazionali, ovvero riserve d’emergenza di vaccini già pronti all’uso in caso di epidemie. Gavi non è solo uno strumento di solidarietà verso il Sud globale. È, a tutti gli effetti, una barriera preventiva per l’intero pianeta. Fermare un’epidemia in Africa occidentale significa evitare anche una pandemia in Europa o Nord America.

Il caso dell’Ebola: lo stockpile in Svizzera

Un esempio fra tutti è l’Ebola, o meglio, lo stockpile di vaccini custodito in Svizzera. Poche epidemie sono state così dure come quella del 2014 nell’Africa occidentale. Quando i contagi si sono fermati nel 2016, quasi 30.000 persone erano state contagiate e 11.000 erano morte. La perdita di vite umane ha avuto anche conseguenze economiche significative: si stima che la perdita di PIL sia stata compresa tra 2,8 e 32,6 miliardi di dollari. I paesi colpiti – Guinea, Sierra Leone e Liberia – non erano preparati a rispondere a una malattia così mortale da poter uccidere il 90% delle persone infettate. Nel 2015, il vaccino rVSV-ZEBOV di Merck è stato somministrato a persone a rischio di Ebola in Guinea con un approccio “compassionevole”. Il vaccino è stato studiato in una sperimentazione che ha coinvolto 11.841 persone. Tra le 5.837 persone che hanno ricevuto il vaccino, non è stato registrato alcun caso di Ebola dieci giorni o più dopo la vaccinazione.
Nel cuore dell’Europa, dunque, esiste una riserva strategica pronta a contrastare l’Ebola. Finanziata dall’Alleanza per i vaccini, e coordinata da un consorzio multilaterale, questa scorta globale del vaccino rVSV-ZEBOV è progettata per fornire una risposta rapida, sicura e accessibile alle epidemie emergenti. Attivata nel gennaio 2021, l’iniziativa è sotto la supervisione dell’International Coordinating Group (ICG) on Vaccine Provision, che riunisce OMS, UNICEF, Medici Senza Frontiere (MSF) e la Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC). Il vaccino stesso è una formulazione monodose iniettabile approvata dagli esperti del comitato tecnico SAGE dell’OMS, che ha raccomandato il mantenimento di una dotazione minima globale di 500.000 dosi.

Il meccanismo è semplice: ogni Stato che rileva un focolaio di Ebola può inoltrare richiesta al consorzio e ricevere rapidamente le dosi necessarie per contenere l’epidemia. Per i Paesi idonei a ricevere supporto attraverso i programmi Gavi, le dosi sono fornite gratuitamente, insieme a un sostegno operativo fondamentale, che va dalla gestione logistica fino alla somministrazione sul campo. La conservazione del vaccino, altamente sensibile, richiede condizioni rigorose: una catena del freddo ultra-profonda a -80°C, garantita da imballaggi speciali e controlli continui. Una volta autorizzata la distribuzione, le spedizioni possono raggiungere la destinazione entro sette giorni, anche in contesti ad accesso difficile.

Il modello della scorta globale

Le epidemie di Ebola sono caratterizzate da un’elevata letalità e una capacità di diffusione estremamente rapida, spesso superiore alla velocità con cui è possibile attivare misure di contenimento. Durante l’epidemia del 2014, ben prima della disponibilità di un vaccino efficace, il virus avanzava in Guinea a una velocità di quasi 300 chilometri a settimana, rendendo quasi impossibile un intervento tempestivo.
In questo contesto, la scorta internazionale di vaccini contro l’Ebola rappresenta uno strumento centrale per la preparazione sanitaria globale. Pensata per facilitare una risposta coordinata a livello internazionale, la scorta consente di contenere rapidamente i focolai, evitando che infezioni localizzate evolvano in crisi regionali o addirittura globali. A differenza di altre malattie infettive, l’Ebola non genera un mercato commerciale stabile: la sua natura sporadica e imprevedibile non offre alle aziende un incentivo economico sufficiente per mantenere una produzione costante. In assenza di una domanda regolare, i produttori non avrebbero motivo di conservare dosi pronte all’uso, generando inevitabili carenze nei momenti critici.


Il modello della scorta globale supera questo ostacolo strutturale. Centralizzando le risorse e garantendo l’acquisto delle dosi in anticipo, assicura la disponibilità immediata dei vaccini quando più servono. Il vaccino rVSV-ZEBOV, contenuto nella scorta, è impiegato principalmente attraverso una strategia definita di “vaccinazione ad anello”. Questo approccio prevede l’immunizzazione non solo dei soggetti venuti a contatto diretto con un caso confermato, ma anche dei contatti secondari. Il risultato è la creazione di una barriera immunologica attorno al focolaio che blocca la trasmissione del virus.
Oltre all’impiego reattivo, la scorta può essere utilizzata anche in chiave preventiva, per proteggere in anticipo gruppi ad alto rischio, come gli operatori sanitari e il personale di primo intervento (vedi il caso della Sierra Leone) nelle aree dove il virus potrebbe riemergere. Questi professionisti sono spesso i primi esposti in caso di epidemia e costituiscono una risorsa insostituibile per la risposta sul campo.

Gli Usa si defilano. I rischi

Sotto l’amministrazione Trump, l’Alleanza per i Vaccini – rischia un significativo depotenziamento a causa di tagli sostanziali ai finanziamenti statunitensi. Gli Stati Uniti hanno storicamente rappresentato uno dei principali sostenitori dell’organizzazione, contribuendo in modo cruciale ai programmi di immunizzazione che hanno salvato milioni di vite nei Paesi a basso e medio reddito.
Gli Stati Uniti hanno fornito il 13% dei finanziamenti di Gavi sin dal suo inizio e, sotto l’amministrazione Biden, avevano promesso un finanziamento di 2,53 miliardi di dollari a partire da settembre 2022 e fino al 2030. Di tale importo, 880 milioni di dollari sono stati finora erogati. Nel marzo 2025, la Casa Bianca ha annunciato l’intenzione di interrompere il finanziamento a Gavi, cancellando una sovvenzione di oltre un miliardo di dollari destinata all’acquisto di vaccini pediatrici nei Paesi in via di sviluppo. Secondo i vertici di Gavi, questa decisione potrebbe avere un impatto devastante sulla sicurezza sanitaria globale, con la concreta possibilità di oltre un milione di morti infantili nei prossimi cinque anni. Si trattava di uno delle migliaia di contratti per un totale di miliardi di dollari di stanziamenti eliminati nell’ambito di una revisione volta a eliminare le spese “che non servivano (e in alcuni casi persino danneggiavano) i principali interessi nazionali degli Stati Uniti“, secondo una dichiarazione pubblicata su X dal Segretario di Stato Marco Rubio.

Questi tagli si inseriscono in un quadro più ampio di ridimensionamento del contributo statunitense ai programmi di salute globale, tra cui altre iniziative fondamentali come PEPFAR e il supporto all’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’interruzione dei finanziamenti a Gavi comprometterebbe la capacità dell’organizzazione di mantenere scorte strategiche di vaccini contro malattie ad alto impatto come Ebola, colera e meningite. Queste riserve sono fondamentali per garantire una risposta rapida ai focolai epidemici. Inoltre, la riduzione del supporto finanziario rischia di rallentare l’accesso ai nuovi vaccini per patogeni emergenti, aumentando l’esposizione globale a minacce sanitarie non ancora controllate.
Se i tagli americani ai finanziamenti dovessero persistere, potremmo assistere nel prossimo futuro a epidemie di morbillo più frequenti e diffuse a livello globale, ma anche a una recrudescenza di molte altre malattie prevenibili con i vaccini, come la pertosse e la diarrea da rotavirus, entrambe potenzialmente fatali. Assisteremo anche a ritardi o interruzioni nell’introduzione di nuovi vaccini salvavita nelle comunità più bisognose”. Tra questi, anche i nuovi e promettenti vaccini contro la malaria appena introdotti. E le epidemie di malattie infettive in altri paesi possono raggiungere gli Stati Uniti ormai molto facilmente.
Interpellato sulla sospensione dei fondi destinati a Gavi, un portavoce del Dipartimento di Stato ha confermato la decisione, definendola coerente con la revisione delle oltre 5.300 cancellazioni di progetti giudicati non allineati con gli interessi nazionali o le priorità strategiche dell’amministrazione. Il Dipartimento ha tuttavia precisato che i programmi USAID considerati essenziali restano operativi, tra cui quelli per l’HIV, l’assistenza umanitaria nelle aree di crisi e il sostegno alla risposta all’epidemia di Ebola in Uganda.

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