Egemonia digitale e salute: la partita Usa sull’intelligenza artificiale

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L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il settore sanitario a una velocità senza precedenti. Dalla diagnostica automatizzata alla medicina predittiva, passando per la gestione dei dati clinici e delle emergenze sanitarie, è diventata una colonna portante delle politiche di innovazione nei sistemi sanitari globali. Ma dietro questa trasformazione si nasconde una questione geopolitica cruciale: chi controlla gli algoritmi, i dati e le infrastrutture digitali sanitarie, controlla anche una parte significativa del potere globale.
In questo contesto, la salute pubblica si è trasformata in un campo di influenza strategica. La capacità di una nazione di sviluppare, regolare e distribuire tecnologie digitali sanitarie non riguarda più soltanto l’efficienza clinica, ma anche il suo peso nello scacchiere internazionale. La competizione tra Stati Uniti e Cina, ma anche il ruolo regolativo dell’Unione Europea, delineano una nuova geografia del potere in cui l’algoritmo è il nuovo asset geopolitico.

Le leve dell’egemonia digitale americana

Solo nel 2024 gli Stati Uniti hanno attratto circa il 70% dei capitali globali destinati alla salute digitale, con un valore stimato in 17,2 miliardi di dollari (CB Insights, 2024; Rock Health, 2024). Tra questi investimenti, oltre il 58% ha riguardato tecnologie IA applicate alla diagnostica, alla gestione ospedaliera, e alla farmacovigilanza. Startup come Tempus, PathAI e Olive AI stanno ridefinendo i modelli clinici attraverso l’uso di reti neurali e modelli generativi per interpretare immagini mediche, predire l’aderenza terapeutica o ottimizzare i percorsi ospedalieri.

L’intelligenza artificiale è già ampiamente integrata nella sanità americana. Secondo la FDA (2024), sono stati autorizzati oltre 950 dispositivi medici basati su IA/ML, di cui oltre il 70% nel settore radiologico. Aziende come GE Healthcare, Aidoc e QuantX forniscono strumenti per l’identificazione automatica di patologie oncologiche e neurologiche. Inoltre, l’uso dell’IA nella stesura di referti medici è in crescita, con strumenti generativi come ChatGPT impiegati in ospedali per automatizzare la comunicazione clinica (Nature Medicine, 2023; STAT News, 2024).
Nel monitoraggio remoto, l’IA analizza dati biometrici da dispositivi wearable per anticipare peggioramenti clinici in pazienti cronici. Dispositivi approvati come AEYE-DS permettono screening oculistici rapidi e diffusi, mentre startup come Guardant Health utilizzano IA per analisi del sangue finalizzate alla diagnosi precoce del cancro. Anche nella scoperta farmaceutica, aziende come Insilico Medicine impiegano IA per progettare nuovi farmaci e accelerare sperimentazioni cliniche.

Il ruolo del governo Usa

Il governo statunitense ha svolto un ruolo chiave. Con l’Ordine esecutivo 14110 firmato dal presidente Biden nell’ottobre 2023, la Casa Bianca ha collocato l’IA sanitaria tra le infrastrutture critiche di interesse nazionale. A questo atto si era affiancata la creazione dell’AI Safety Institute presso il NIST (National Institute of Standards and Technology), in collaborazione con NIH e FDA, per definire standard di sicurezza e trasparenza nell’uso dell’IA in ambito clinico.
Con l’avvento dell’amministrazione Trump nel 2025, la traiettoria si è ulteriormente radicalizzata. L’Ordine esecutivo 14179 ha sostituito gran parte delle disposizioni introdotte sotto la presidenza Biden in materia di IA, cancellando riferimenti a “bias algoritmico” e “sorveglianza etica”, e accelerando l’integrazione di IA nei settori considerati strategici, inclusa la salute. L’enfasi è posta sull’adozione rapida e sull’abbattimento di barriere normative: ogni agenzia federale ha ricevuto l’ordine di nominare un Chief AI Officer con potere esecutivo interno per rimuovere ostacoli all’implementazione dei sistemi intelligenti, anche nel comparto sanitario.

Inoltre, Trump ha annunciato un piano infrastrutturale da 500 miliardi di dollari, il cosiddetto progetto “Stargate”, in collaborazione con giganti privati come OpenAI, Oracle e SoftBank, che promette anche applicazioni sanitarie rivoluzionarie, come il trattamento personalizzato dei tumori e la prevenzione algoritmica delle pandemie. Tuttavia, mentre il piano infrastrutturale è ambizioso, la regolamentazione specifica per il comparto salute è debole o assente. A oggi, non esistono linee guida chiare per la validazione degli algoritmi IA in campo clinico sotto la nuova amministrazione, e il Dipartimento della Salute (HHS) ha subito tagli e ristrutturazioni che ne hanno limitato la capacità operativa, con oltre 10.000 posti soppressi tra CDC e NIH.

Cosa sta progettando Washington

Parallelamente, il Dipartimento della Salute ha pubblicato l’AI Strategic Plan 2025, un documento quadro che delinea quattro linee d’intervento: innovazione clinica, ricerca medica, sanità pubblica e assistenza finanziaria. Il piano prevede audit algoritmici, linee guida per la trasparenza dei dati e un rafforzamento delle competenze del personale sanitario nell’uso di tecnologie intelligenti. In ambito di ricerca avanzata, un ruolo chiave è svolto da ARPA-H (Advanced Research Projects Agency for Health), che con un budget annuo di circa 1,5 miliardi di dollari finanzia progetti “disruptive. Tra questi figurano iniziative nel campo della cybersicurezza sanitaria, della terapia oncologica adattiva e delle risposte rapide a future pandemie.

Anche il NIH è al lavoro su un piano strategico per l’intelligenza artificiale. In fase di consultazione pubblica, il piano dovrebbe includere progetti come TrialGPT, pensato per ottimizzare il reclutamento nei trial clinici, e AIM-AHEAD, un consorzio nato per ridurre i bias nei dati biomedici attraverso approcci equi e inclusivi. Non meno significativi sono gli esperimenti in corso nei programmi pubblici. Alcuni Stati stanno già integrando IA nei sistemi Medicaid, per migliorare il coordinamento delle cure e prevenire frodi. Sul fronte della salute mentale, invece, si moltiplicano le sperimentazioni con chatbot terapeutici, come Woebot, e con sistemi predittivi in grado di identificare precocemente segnali di disagio psichico. Questi progetti, nel loro insieme, indicano una strategia orientata non solo all’adozione dell’intelligenza artificiale nei contesti clinici, ma anche alla sua sistematizzazione come pilastro dell’infrastruttura sanitaria nazionale. La sfida, tuttavia, sarà tradurre questa ambizione in governance efficace, inclusiva e trasparente.

La corsa internazionale: chi è davvero in testa?

Sebbene gli Stati Uniti mantengano una posizione di leadership nell’applicazione dell’intelligenza artificiale alla sanità, la competizione globale è sempre più serrata. La Cina si è affermata come il principale rivale strategico, grazie a un’imponente strategia nazionale che unisce investimenti statali, accesso centralizzato ai big data e alleanze tra governo, ospedali e giganti tech. Il piano “Healthy China 2030” prevede la piena integrazione dell’IA in sanità entro la fine del decennio. Aziende come Ping An Good Doctor, iCarbonX e Baidu Health sono all’avanguardia nello sviluppo di ecosistemi intelligenti che combinano telemedicina, diagnostica automatizzata e gestione predittiva della salute. Pechino ha inoltre un vantaggio competitivo nell’accesso ai dati sanitari nazionali, non soggetti alle stesse limitazioni di privacy vigenti in Occidente. Questo consente lo sviluppo accelerato di algoritmi addestrati su scala nazionale, con un’ampia rappresentazione delle malattie endemiche e delle diversità cliniche cinesi. Tuttavia, tale modello è criticato per la scarsa trasparenza e l’assenza di un dibattito etico pubblico.


L’Unione Europea, dal canto suo, non punta tanto sulla velocità quanto sulla regolazione. Con l’approvazione dell’AI Act nel 2024, Bruxelles ha introdotto il primo quadro normativo al mondo sull’IA, con regole stringenti per i sistemi ad alto rischio, inclusi quelli sanitari. Paesi come Germania e Paesi Bassi sono pionieri nell’uso di IA per il triage ospedaliero e l’ottimizzazione delle risorse sanitarie, ma operano all’interno di un quadro altamente regolato che privilegia la tutela del paziente e la sicurezza algoritmica. Infine, in Israele, Corea del Sud e Singapore si osservano approcci agili che bilanciano innovazione e supervisione. Israele, in particolare, ha fatto della digital health un asset nazionale, con il lancio di piattaforme AI-based per la medicina predittiva e la prevenzione delle malattie croniche. Singapore ha invece costruito un’infrastruttura dati centralizzata per alimentare algoritmi sanitari pubblici, mentre la Corea del Sud ha investito in modelli IA interoperabili tra ospedali, cliniche e assicurazioni.

Nel panorama globale, quindi, la corsa all’IA sanitaria non si gioca solo sul terreno della tecnologia, ma anche su quello della governance. Se gli Stati Uniti dominano per potenza industriale e capacità di attrarre investimenti, la Cina avanza per capacità di implementazione sistemica e l’Europa per leadership normativa. Il futuro della sanità digitale dipenderà dalla capacità di integrare questi modelli, combinando velocità, sicurezza e inclusività.

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