Dentro la medicina rigenerativa: Tokyo punta sulle cellule staminali per allungare la vita

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Il Giappone è sempre più vecchio. All’ombra del monte Fuji la popolazione anziana ha raggiunto il livello record di 36,25 milioni di persone e gli over 65 rappresentano ormai un terzo dei circa 125 milioni di abitanti del Paese.

Il ministero degli Interni e delle Comunicazioni di Tokyo è ancora più preciso: i senior costituiscono circa il 29,3% del totale dei cittadini, una percentuale più alta rispetto a qualsiasi altra nazione o regione con almeno 100mila individui all’attivo. Detto altrimenti, il Giappone sta invecchiando rapidamente e molto presto il suo governo – in realtà ha già iniziato a farlo – dovrà fare i conti con pesanti importanti implicazioni sociali ed economiche.

È per questa ragione, per tamponare l’emergenza dell’età, che da queste parti la cosiddetta medicina rigenerativa sta vivendo un vero e proprio boom. Innanzitutto, che cos’è la medicina rigenerativa? In termini semplici, si tratta di un campo medico che si occupa di riparare, rigenerare o sostituire cellule, tessuti o organi danneggiati.

Perché il Giappone punta sulla medicina rigenerativa

La medicina rigenerativa utilizza tecnologie avanzate come cellule staminali, terapie geniche, tessuti bioingegnerizzati e tecnologie 3D per (ri)creare organi o cartilagini. Lo scopo? Ripristinare la funzionalità di un organismo in modo naturale o semi-naturale, senza dover ricorrere sempre a trapianti o farmaci pesanti.

In Giappone, proprio per via dell’elevato numero di anziani, c’è una domanda sempre più alta di cure per contrastare malattie degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson, problemi articolari come l’artrosi, cardiovascolari e neurologici. Non è un caso che università, start-up e aziende farmaceutiche nipponiche possano accedere a vari fondi per sviluppare soluzioni innovative in questo settore.

E che, di conseguenza, Tokyo possa sfoggiare alcuni tra i più rinomati scienziati del mondo, come Shinya Yamanaka, vincitore del Premio Nobel per la scoperta delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) – una tecnologia rivoluzionaria per la medicina rigenerativa. Come ha spiegato Nippon.com, il Giappone è leader mondiale nella ricerca d’avanguardia sull’uso delle citate cellule iPS, le cui potenzialità includono lo sviluppo di nuovi farmaci e trattamenti rivoluzionari per malattie incurabili.

Shinya Yamanaka

Un settore in crescita

Il quotidiano Japan Times ha dedicato un lungo approfondimento al tema raccontando un delicatissimo intervento avvenuto in una sala operatoria del campus medico dell’Università di Kyoto. Qui un team di ricercatori ha iniettato una siringa di neuroni coltivati in laboratorio nel cervello di una persona viva.

Il team di Jun Takahashi aveva trascorso cinque anni a riportare le cellule epiteliali adulte allo stato embrionale, per poi addestrarle a trasformarsi nei neuroni produttori di dopamina, una sostanza chimica prodotta dal cervello – chiamata neurotrasmettitore – che serve a trasmettere segnali tra le cellule nervose e che il morbo di Parkinson erode progressivamente. Ebbene, le cellule donatrici sono state immesse all’interno di sette pazienti con risultati eccellenti.

Nei laboratori di tutto il Giappone gli scienziati stanno sperimentando l’ “architettura della rigenerazione“. Cosa fanno? Coltivano strisce di retina in vitro, scolpiscono strati di tessuto cardiaco, provano la coreografia della riparazione cellulare. Il perché è in linea con l’incipit dell’articolo: il Paese vuole ricostruire la sua vitalità nazionale a livello molecolare. “Il Giappone sta invecchiando? Sì. La sua popolazione sta diminuendo? Certamente. Ma si sta deteriorando? Non se le cellule staminali avranno qualcosa da dire in merito”, ha fatto presente ancora il Japan Times.

In un secolo segnato da pandemie e crolli demografici, la medicina rigenerativa potrebbe offrire un salvagente al Giappone. “Se il potere del secolo scorso si basava su acciaio e silicio, il prossimo potrebbe benissimo nascere dalle cellule”, scrivono ancora i media nipponici.

Tokyo ha intanto destinato 110 miliardi di yen (1 miliardo di dollari) alla medicina rigenerativa e accelerato le approvazioni per le terapie cellulari. I suoi politici hanno inoltre capito che la longevità non è soltanto una questione sanitaria ma anche una risorsa diplomatica. Già, perché se se il Giappone riuscisse a padroneggiare la scienza dell’allungamento della vita potrebbe anche accrescere la propria rilevanza globale.