Londra, 25 milioni di sterline contro le pandemie nel Sud-Est asiatico: Thailandia e Cambogia prime beneficiarie

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Un fondo da 25 milioni di sterline per prevenire nuove pandemie nell’area del Sud-Est asiatico. È questa la nuova mossa ideata dal governo britannico sul fronte sanitario. Così come spiegato dal ministro britannico per i Rapporti con il Sud-Est asiatico, Seema Malhotra, l’obiettivo di Londra è duplice: da un lato aiutare le popolazioni di quell’area del mondo a evitare nuove emergenze sanitarie, dall’altro fermare sul nascere potenziali pandemie. Del resto, si tratta di una delle regioni dove virus della famiglia dei coronavirus e molto simili alla Sars del 2003 circolano tra gli animali selvatici che popolano le foreste. La densità urbana in aumento e la convivenza tra uomo e ambienti un tempo solo selvatici, costituiscono elementi che aumentano il rischio della diffusione di virus difficilmente controllabili.

Il progetto di Londra

I primi 7.5 milioni di sterline sono già stati stanziati. Serviranno, così come reso noto dalla stessa ministra Malhotra, per finanziare 20 progetti che includono varie fasi della prevenzione. Tra cui anche quella della sicurezza alimentare e dei rischi per la salute legati ai cambiamenti climatici. Programmi che possono apparire quasi come estranei all’obiettivo principale, ma che in realtà remano nella stessa direzione. Anche le disuguaglianze sociali infatti, possono rappresentare un “acceleratore” per future pandemie. Con le prime somme messe a disposizione da Londra, sono stati finanziati anche progetti legati alsuperamento del problema della resistenza antimicrobica. Nei prossimi mesi, si passerà alla fase successiva del progetto, quella che riguarderà la prevenzione tra la popolazione e negli ospedali. Si cercherà, in particolare, di mettere nelle condizioni i sistemi sanitari del sud est asiatico di intercettare eventuali focolai e di circoscriverli prima della loro diffusione.

I programmi riguarderanno soprattutto Thailandia e Cambogia, oltre che anche Malesia, Laos e Vietnam. Il ministero della salute britannico, considera questa regione come seduta su una sorta di “polveriera sanitaria“. In questi Paesi risultano endemici virus della famiglia coronavirus, così come sottolineato in precedenza. Non solo, ma in territorio cambogiano circola una pericolosa variante dell’H1n1, ossia il virus dell’aviaria. Ci sono poi molte specie di uccelli che appaiono come serbatoi per futuri virus potenzialmente candidati a generare una pandemia per via delle loro caratteristiche. Malhotra ha voluto sottolineare come la Gran Bretagna non si stia limitando a inviare nella regione propri esperti chiamati ad entrare in azione alle prime avvisaglie, ma sta lavorando per dare ai Paesi coinvolti dal progetto tutti gli strumenti per agire con i propri sistemi sanitari: “Abbiamo cittadini britannici in tutta la regione – ha dichiarato Malhotra in una recente visita a Bangkok – è uno spazio davvero importante per la nostra crescita, la nostra prosperità e la nostra sicurezza”.

Il pensiero però non è soltanto rivolto ai propri connazionali nell’area: “Vediamo che quando iniziano le pandemie, possono diffondersi molto rapidamente – ha aggiunto Malhotra – a meno che non si disponga della capacità di individuarle precocemente, di rispondere tempestivamente e di contenere i focolai”. Si è cioè in una fase dove i virus più facilmente possono venire a contatto con l’uomo e più rapidamente possono diffondersi in tutto il mondo. Da qui l’importanza data alla prevenzione dei focolai e al loro tempestivo spegnimento.

Il risvolto politico del programma

La mossa del Regno Unito non può non avere anche degli importanti connotati politici. In primis, Londra vuole dimostrare di aver “imparato la lezione” del Coronavirus. La prevenzione di futuri focolai, la possibilità data alle strutture locali di intervenire per tempo, costituiscono elementi mancati nella pandemia sviluppatasi in Cina nel 2019. In secondo luogo, l’intervento finanziario a favore dei Paesi del Sud-Est asiatico conferisce alla Gran Bretagna un’influenza importante nella regione. Infine, occorre sottolineare che i programmi finanziati da Londra sono stati concordati direttamente in ambito Asean, ossia l’organizzazione dei Paesi del Sud-Est asiatico e del Pacifico. Anche questo un risvolto non secondario, considerando la sempre maggiore importanza che l’Asean riveste oggi in ambito internazionale e questo tanto a livello politico quanto economico.