Corea del Sud: sistema sanitario eccellente ma al pronto soccorso è ping pong con i pazienti

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Come può una nazione che vanta uno dei sistemi sanitari migliori del mondo avere un problema per quanto riguarda l’assistenza medica d’urgenza? In Corea del Sud esiste un paradosso del genere. In molte situazioni, quando i cittadini riscontrano problemi seri ma che potrebbero essere risolti a fronte di interventi rapidi, emerge tutta l’inefficienza di un modello da rivedere.

Sui media sudcoreani sono sempre più numerosi gli articoli che raccontano questo fenomeno. Uno dei casi più recenti, risalente allo scorso dicembre, ha riguardato una bambina di dieci anni di Busan, seconda città più grande e importante del Paese, ha dovuto attendere oltre un’ora prima di ricevere cure di emergenza.

Il motivo? La piccola ha perso conoscenza mentre le veniva somministrata una flebo per i sintomi del raffreddore in una clinica pediatrica. I paramedici hanno contattato 12 ospedali per ottenere assistenza di emergenza, ma la maggior parte delle strutture ha risposto di non poterla accogliere. Alla fine un ospedale di secondo livello ha accettato di prenderla in carico, ma la paziente ha avuto un arresto cardiaco durante il trasporto ed è stata rianimata all’arrivo, per poi essere trasferita in un ospedale di terzo livello (altamente specializzato) così da ricevere ulteriori cure.

Questa vicenda ha avuto il lieto fine ma altre sono terminate con il morto, facendo suonare l’allarme in merito al cosiddetto “ping-pong dei pronto soccorso”.

Il problema sanitario della Corea del Sud

Ma perché i pronto soccorso non sempre riescono a ricevere i cittadini desiderosi di cure? Ci sono tanti fattori. Il New York Times, per esempio, cita le minori tutele legali per i medici rispetto ad altre nazioni ricche, la particolarità del sistema sanitario locale in risposta alle emergenze (i paramedici devono attendere l’autorizzazione dell’ospedale prima di trasportare un paziente al pronto soccorso) e la cronica carenza degli stessi medici operativi nelle strutture emergenziali.

“I pazienti muoiono per strada incapaci di trovare un pronto soccorso per ore e ore”, ha dichiarato il presidente sudcoreano Lee Jae Myung durante una riunione di gabinetto a dicembre, ordinando al ministero della Salute di risolvere il problema. Un problema, quello del ping -pong degli ospedali e dei conseguenti ritardi delle cure, spesso fatali per i pazienti e che si è acuito negli ultimi anni.

I dati ufficiali sono preoccupanti: il tempo medio di attesa per l’accettazione al pronto soccorso di pazienti con traumi gravi è raddoppiato dal 2019 arrivando a 16 minuti e 30 secondi. E nel 2025 si sono verificati oltre 1.000 casi in cui le ambulanze hanno dovuto contattare più di 20 ospedali prima di trovare un posto letto per i pazienti.

Carenza di medici

Che cosa sta succedendo in Corea del Sud? Seoul ha un sistema sanitario medico considerato di alto livello. Tuttavia, deve fare i conti con un numero di medici pro capite inferiore rispetto a quello presente negli altri Paesi sviluppati, visto che molti professionisti preferiscono specializzarsi in settori più remunerativi – come la dermatologia e la chirurgia plastica – che non prestare servizio al pronto soccorso.

Non solo: il sistema di chiamata di emergenza non consente ai paramedici di determinare quale sia l’ospedale più adatto alle esigenze del paziente. Le strutture possono infatti rifiutare nuovi arrivi per svariate ragioni, dalla carenza di personale all’eccesso di pazienti.

Sul tavolo delle autorità c’è una modifica legislativa che, se approvata, concederebbe ai paramedici l’autorità di scegliere gli ospedali nei quali trasportare i cittadini che necessitano assistenza emergenziale. Il ministero della Salute ha inoltre lanciato un programma pilota in un paio di province con specifici ospedali come destinazioni prioritarie per i pazienti.

Last but not least, i medici del pronto soccorso, molti dei quali un anno fa hanno inscenato uno sciopero di 18 mesi per protestare contro le dure condizioni di lavoro, sono inoltre preoccupati per la pesante responsabilità legale del loro ruolo. In Corea del Sud rischiano infatti accuse penali per negligenza medica con una frequenza significativamente maggiore rispetto ad altri Paesi sviluppati.