Prendere di mira specifici obiettivi, per affrontare al meglio una delle battaglie più difficili per il continente africano: non si sta parlando questa volta di veri conflitti e di droni da usare contro altri nemici. Al contrario, il riferimento è a velivoli senza pilota da utilizzare però nel contrasto e nel controllo della proliferazione della malaria. La malattia, ancora oggi autentica piaga per diversi Paesi africani, dilaga grazie alla presenza di acquitrini, laghi e pozzanghere infestate da zanzare che fungono da vettori per virus mortali. I droni potrebbero portare a una decisiva azione di prevenzione, capace di ridimensionare l’incidenza del morbo.
Una novità che arriva dal Giappone
Nel 2022, una start up giapponese ha lanciato il cosiddetto “progetto Sora“. Si tratta di un programma, svolto in collaborazione con il governo della Sierra Leone, vocato a usare uno speciale drone brevettato dai responsabili del progetto nipponico. Il velivolo, in particolare, è dotato di sistemi di intelligenza artificiale capaci di scovare acquitrini e luoghi particolarmente umidi. Aree cioè dove la nascita e crescita delle zanzare responsabili della malaria è più probabile. Il drone però non si ferma alle mera individuazione delle zone più sensibili.
Grazie proprio all’intelligenza artificiale, il mezzo riesce a individuare potenziali focolai di zanzare killer. Una volta trovata un’area delicata, è lo stesso drone a rilasciare uno speciale larvicida in grado di fermare sul nascere la proliferazione degli insetti. Un vero e proprio bombardamento degli stagni e dei laghi considerati più infestati. In Sierra Leone il progetto Sora ha dato i suoi frutti: nelle aree dove è stato utilizzato, si è accertata una minore presenza di zanzare. Il progetto è adesso approdato in Ghana: il governo di Accra ha deciso di finanziare la start up giapponese e provare quindi a estendere l’esperimento su aree più grandi.
Un salto di qualità in una guerra che dura da anni
La malaria è una malattia che attanaglia l’intera Africa ma che, in particolar modo, risulta problematica nella parte occidentale del continente. Nell’Africa subsahariana, secondo i dati dell’Oms, si concentra il 95% degli oltre 200 milioni di casi di malaria registrati nel 2023. Così come, è sempre in questa regione che si concentra la stragrande maggioranza degli oltre 600.000 decessi riscontrati nello stesso anno.
Numeri che ben dipingono la situazione. Eppure, così come sostiene ancora l’Oms, negli ultimi 20 anni sono stati fatti molti progressi. L’incidenza della malattia è diminuita, il peso dei ricoveri nei sistemi sanitari dei Paesi coinvolti si è ridimensionato. Merito di diversi accorgimenti. In primis, delle zanzariere oramai diffuse in tutte le aree maggiormente colpite: il loro buon uso, anno dopo anno, ha protetto migliaia di persone dalle punture fatali. In secondo luogo, l’arrivo di farmaci in grado di agire contro la malattia. Molti Paesi oramai hanno scorte giudicate almeno sufficienti per le proprie esigenze e questo ha ridotto la mortalità.
Tuttavia, accorgimenti e nuovi medicinali non sono bastati a debellare del tutto la piaga. Da qui, la costante ricerca a favore di nuovi strumenti. Il drone anti malaria potrebbe portare all’individuazione di terreni umidi difficili da raggiungere e da bonificare. Si tratta quindi di uno strumento potenzialmente in grado di far compiere all’Africa il sospirato salto di qualità nella lotta alla malattia.
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